15 agosto 2009

Morire, ancora una volta, di TSO

Ho letto la notizia della morte di Francesco Mastrogiovanni dai messaggi inviati da Edoardo Magnone, Peste e dal Telefono Viola di Milano.

Ho fatto delle ricerche e mi sono documentato.

Qui riporto, segnalando i link, tutto l'essenziale che ho trovato, compreso l'articolo de Il Mattino (13 agosto) inviato da Edoardo e quello di Liberazione (13 agosto) inviato, assieme a quello de Il Mattino, da Pestee poi dal Telefono Viola di Milano.

Natale

Elenco degli articoli:

- Salerno, morte in psichiatria - Lesioni su polsi e caviglie

- Salerno, morte all'ospedale psichiatrico - i medici: solo delle falsità

- Muore in reparto psichiatrico - aveva polsi e caviglie legati

- Muore legato in reparto psichiatrico

- Ieri i funerali del maestro - Tso letale, i magistrati indagano anche gli infermieri

- Il precedente - Giuseppe Casu, 8 giorni legato, morto d'embolo: occupava la via

- Nuovi avvisi di garanzia

- Un video nelle mani del pm, sequestrate cartelle cliniche (Qui, oltre all'omicidio colposo, si ipotizza anche il falso ed il sequestro di persona, ma dubito che le cose giungeranno nel giusto porto; ndr)

- I funerali - In duemila all'ultimo saluto

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Salerno, morte in psichiatria

Lesioni su polsi e caviglie


Aveva lesioni su polsi e caviglie, l'uomo deceduto lo scorso 4 agosto nel reparto di Psichiatria dell'ospedale di Vallo della Lucania (Salerno). Sono sette, al momento, gli indagati. Compreso il primario.


E' uno dei dati emersi dall'autopsia effettuata questa mattina sul cadavere di Francesco Mastrogiovanni, il maestro di scuola elementare di Castelnuovo Cilento sul cui decesso indaga la procura di Vallo della Lucania. Mastrogiovanni era stato ricoverato il 31 luglio all'ospedale San Luca in seguito ad una crisi di nervi. Quattro giorni di degenza, prima della morte sopraggiunta per edema polmonare riconducibile ad una crisi cardiaca per insufficienza ventricolare, come ha stabilito l'esame autoptico condotto dal medico legale Adamo Maiese. L'autopsia ha confermato quello che era emerso ad un primo esame esterno del cadavere, è cioè le profonde lesioni a polsi e caviglie. E' soprattutto su quest'ultimo aspetto che si incentrano le indagini della Procura di Vallo della Lucania. Le lesioni, infatti, starebbero ad indicare l'allettamento forzato del paziente e sull'eventuale accanimento dei sanitari si incentrano le indagini. Dall'autopsia è emersa anche la presenza nel corpo di cannabinoidi. Intanto, al vaglio degli inquirenti sono le registrazioni delle telecamere a circuito chiuso presenti nel reparto, dalle quali potrebbero emergere nuovi, decisivi elementi per chiarire eventuali responsabilità. Sono sette, al momento, gli indagati del reparto di Psichiatria dell'ospedale Vallo della Lucania, compreso il primario, il dottor Michele Di Genio.

12/08/2009

http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/138938
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Salerno, morte all'ospedale psichiatrico
i medici: solo delle falsità

SALERNO (13 agosto) - Francesco Mastrogiovanni è deceduto per un edema
polmonare provocato da un’insufficienza ventricolare sinistra. Sul suo
corpo sono state riscontrate lesioni su polsi e caviglie, segno
dell’utilizzo di legacci abbastanza spessi, plastica rigida o
addirittura filo di ferro. Comunque, lesioni derivanti da una forte
pressione esercitata con strumenti non leciti. Ma ora i medici legali
della procura vorranno capire anche il motivo scatrenante di un edema
polmonare che ha poi determinato l’infarto. Sono alcuni dei dati
emersi dall'autopsia effettuata ieri mattina sul cadavere di Francesco
Mastrogiovanni, il maestro di scuola elementare di Castelnuovo Cilento
sul cui decesso indaga la procura di Vallo della Lucania.

Mastrogiovanni ricoverato il 31 luglio scorso all'ospedale San Luca in
seguito ad una crisi di nervi e conseguente certificato di trattamento
sanitario obbligatorio è morto dopo quattro giorni di degenza. La
procura della Repubblica ha aperto una indagine, diretta dal pm
Francesco Rotondo, a carico del primario Michele Di Genio e i medici
Rocco Barone, Raffaele Basto, Amerigo Mazza, Annunziata Buongiovanni,
Michele Della Pepa, Anna Angela Ruberto.

Ieri l’autopsia e la scoperta di profonde lesioni a polsi e caviglie.
È soprattutto su quest'ultimo aspetto che si incentrano le indagini
della Procura di Vallo della Lucania. Le lesioni, infatti, starebbero
ad indicare l'allettamento forzato del paziente e sull'eventuale
accanimento dei sanitari si incentrano le indagini. Durante l’esame
del corpo, disposto dal sostituto procuratore Francesco Rotondo, è
stata rilevata in effetti la presenza di profonde lesioni ai polsi e
alle caviglie, dovute a uno stato di contenzione prolungato, con
l’utilizzo di mezzi fisici.

Una pratica estremamente invasiva, che però nella cartella clinica di
Mastrogiovanni non è mai menzionata né, tanto meno, motivata come
prevede la legge. È, infatti, ammessa solo in uno stato di necessità e
deve durare poche ore, fino alla terapia chimica. Mastrogiovanni,
invece, secondo l’ipotesi choc all’esame degli inquirenti, sarebbe
rimasto legato al letto per più giorni.

Nella sua cartella clinica, inoltre, ci sarebbe un “buco” di oltre 10
ore rispetto ai trattamenti a cui il maestro è stato sottoposto prima
di morire, ovvero dalle ore 21 del 3 agosto fino alle 7,20 del giorno
successivo, quando i medici del reparto ne hanno constatato il
decesso. Durante l’autopsia sono stati eseguiti anche prelievi di
tessuti che saranno analizzati in un centro specializzato di Napoli. I
risultati potranno contribuire a chiarire il quadro clinico
complessivo.

All’esame ha assistito per la procura pure uno psichiatra nominato
come consulente, per la famiglia i legali Caterina Mastrogiovanni e
Loreto D’Aiuto oltre al medico legale Francesco Lombardo. C’erano,
poi, quasi tutti i medici indagati, il loro nutrito collegio legale e
i loro consulenti, lo psichiatra Michele Lupo e il medico legale
Giuseppe Consalvo. L’ipotesi di reato, di cui devono rispondere i
sanitari, è omicidio colposo, salvo che dall’esame della cartella
clinica e delle video registrazioni sequestrate non emergano
differenti profili di responsabilità. Ad essere determinanti sono
soprattutto le riprese girate nella camera di Mastrogiovanni durante
il trattamento di ritenuta e subito dopo la sua morte, per verificare
le azioni degli indagati.

In ogni caso l’inchiesta sembra destinata ad allargarsi
all’acquisizione delle cartelle cliniche degli altri pazienti
sottoposti a trattamenti psichiatrici nell’ospedale San Luca e forse
in tutta l’ex Asl Salerno 3. I funerali si svolgeranno oggi alle 18,30
nella chiesa di Santa Maria Maddalena a Castelnuovo Cilento.

Puntuale la replica dei medici: «Finora sono state scritte solo
falsità». È il commento di Federico Conte e Antonio Conte, avvocati di
Angela Ruberto e Michele Di Genio, rispettivamente medico e direttore
del dipartimento di Psichiatria dell'ospedale 'San Luca' di Vallo
della Lucania (Salerno), a proposito delle notizie relative al decesso
di Francesco Mastrogiovanni.

«Contestiamo quanto finora pubblicizzato a mezzo stampa perchè
destituito di qualsiasi fondamento - ha detto Antonio Fasolino,
insieme a Francesca Di Genio legale del primario di Psichiatria,
Michele Di Genio - Il professor Mastrogiovanni è giunto in ospedale a
seguito di una emanazione di un' ordinanza di 'trattamento sanitario
obbligatorio' da parte del comune di Pollica. I sanitari dell'ospedale
di Vallo della Lucania hanno seguito il protocollo previsto per casi
come questo».
Elisabetta Manganiello
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=69419&sez=CAMPANIA
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Reo di disturbo alla quiete, in Tso dopo fuga disperata

Muore in reparto psichiatrico
aveva polsi e caviglie legati

Daniele Nalbone

Francesco Mastrogiovanni è morto legato al letto del reparto psichiatrico dell'ospedale San Luca di Vallo della Lucania alle 7.20 di martedì 4 agosto. Cinquantotto anni, insegnante elementare originario di Castelnuovo Cilento, era, per tutti i suoi alunni, semplicemente "il maestro più alto del mondo". Il suo metro e novanta non passava inosservato. Inusuale fra la gente cilentana. Così come erano fuori dal comune i suoi comportamenti, «dolci, gentili, premurosi, soprattutto verso i bambini» ci racconta la signora Licia, proprietaria del campeggio Club Costa Cilento. E' proprio lì che la mattina del 31 luglio decine di carabinieri e vigili urbani, «alcuni in borghese, altri armati fino ai denti, hanno circondato la casa in cui alloggiava dall'inizio di luglio per le vacanze estive». Uno spiegamento degno dell'arresto di un boss della camorra per dar seguito a un'ordinanza di Trattamento Sanitario Obbligatorio (competenza, per legge, solo dei vigili urbani) proveniente dalla giunta comunale di Pollica Acciaroli. Oscuri i motivi della decisione: si dice per disturbo della quiete pubblica.

http://www.liberazione.it/a_giornale_index.php?DataPubb=13/08/2009 Prima pagina
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Stimato maestro, due traumi nel suo passato. Lo erano andati a prelevare in forze, pare per disturbo alla quiete

Muore legato in reparto psichiatrico,
era fuggito davanti ai carabinieri

Daniele Nalbone
Fonti interne alle forze dell'ordine raccontano di un incidente in cui, guidando contromano, alcune sere prima, avrebbe tamponato quattro autovetture parcheggiate, «ma nessun agente, né vigile, ha mai contestato qualche infrazione e nessuno ha sporto denuncia verso l'assicurazione» ci racconta Vincenzo, il cognato di Francesco. Mistero fitto, quindi, sui motivi dell'"assedio", che getta ovviamente nel panico Francesco. Scappa dalla finestra e inizia a correre per il villaggio turistico, finendo per gettarsi in acqua. Come non bastassero carabinieri e vigili urbani «è intervenuta una motovedetta della Guardia Costiera che dall'altoparlante avvertiva i bagnanti: "Caccia all'uomo in corso"» racconta, ancora incredula, Licia. Per oltre tre ore, dalla riva e dall'acqua, le forze dell'ordine cercano di bloccare Francesco che, ormai, è fuori controllo. «Inevitabile» commenta suo cognato «dopo quanto gli è accaduto dieci anni fa».
Il riferimento è a due brutti episodi del passato «che hanno distrutto Francesco psicologicamente» spiega il professor Giuseppe Galzerano, suo concittadino e carissimo amico, come lui anarchico. Il 7 luglio 1972 Mastrogiovanni rimase coinvolto nella morte di Carlo Falvella, vicepresidente del Fronte universitario d'unione nazionale di Salerno: Francesco stava passeggiando con due compagni, Giovanni Marini e Gennaro Scariati, sul lungomare di Salerno quando furono aggrediti, coltello alla mano, da un gruppo di fascisti, tra cui Falvella. Il motivo dell'aggressione ce la spiega il professor Galzerano: «Marini stava raccogliendo notizie per far luce sull'omicidio di Giovanni, Annalisa, Angelo, Francesco e Luigi, cinque anarchici calabresi morti in quello che dicono essere stato un incidente stradale nei pressi di Ferentino (Frosinone) dove i ragazzi si stavano recando per consegnare i risultati di un'inchiesta condotta sulle stragi fasciste del tempo». Carte e documenti provenienti da Reggio Calabria non furono mai ritrovati e nell'incidente, avvenuto all'altezza di una villa di proprietà di Valerio Borghese, era coinvolto un autotreno guidato da un salernitano con simpatie fasciste. Sul lungomare di Salerno, però, Giovanni Marini anziché morire, uccise Falvella con lo stesso coltello che questi aveva in mano. Francesco Mastrogiovanni fu ferito alla gamba. Nel processo che seguì, Francesco venne assolto dall'accusa di rissa mentre Marini fu condannato a nove anni.
Nel 1999 il secondo trauma. Mastrogiovanni venne arrestato «duramente, con ricorso alla forza, manganellate, e calci» spiega il cognato Vincenzo, per resistenza a pubblico ufficiale. Il motivo? Protestava per una multa. In primo grado venne condannato a tre anni di reclusione dal Tribunale di Vallo di Lucania «grazie a prove inesistenti e accuse costruite ad arte dai carabinieri». In appello, dalla corte di Salerno, pienamente prosciolto. Ma le botte prese, i mesi passati ai domiciliari e le angherie subite dalle forze dell'ordine lasciano il segno nella testa di Francesco.
«Da allora viveva in un incubo» racconta Vincenzo fra le lacrime. «Una volta, alla vista dei vigili urbani che canalizzavano il traffico per una processione, abbandonò l'auto ancora accesa sulla strada e fuggì per le campagne. Un'altra volta lo ritrovammo sanguinante per essersi nascosto fra i rovi alla vista di una pattuglia della polizia». Eppure da quei fatti Mastrogiovanni si era ripreso alla grande, «tanto da essere diventato un ottimo insegnante elementare», sottolinea l'amico Galzerano, «come dimostra il fatto che quest'anno avrebbe finalmente ottenuto un posto di ruolo, essendo diciottesimo nella graduatoria provinciale». Era in cura psichiatrica ma si stava lasciando tutto alle spalle. Fino al 31 luglio.
Giorno in cui salì «di sua volontà» sottolinea Licia del campeggio Club Costa Cilento «su un'ambulanza chiamata solo dopo averlo lasciato sdraiato in terra per oltre quaranta minuti una volta uscito dall'acqua». Licia non potrà mai dimenticare la frase che pronunciò Francesco in quel momento: guardandola, le disse: «Se mi portano all'ospedale di Vallo della Lucania, non ne esco vivo». E così è stato.
Entrò nel pomeriggio di venerdì 31 luglio per il Trattamento Sanitario Obbligatorio. Dalle analisi risultò positivo alla cannabis. La sera stessa venne legato al letto e rimase così quatttro giorni. La misura non risulta dalla cartella clinica, ma è stata riferita ai parenti da testimoni oculari. E confermata dal medico legale Adamo Maiese, che ha riscontrato segni di lacci su polsi e caviglie della salma durante l'autopsia. Legato al letto per quattro giorni, quindi. Fino alla morte sopravvenuta secondo l'autopsia per edema polmonare.
Sulla vicenda la procura di Vallo della Lucania ha aperto un'inchiesta e iscritto nel registro degli indagati i sette medici del reparto psichiatrico campano che hanno avuto in cura Mastrogiovanni. Intanto oggi alle 18, nel suo Castelnuovo Cilento, familiari, amici e alunni porgeranno l'ultimo saluto al "maestro più alto del mondo".
13/08/2009
http://www.liberazione.it/a_giornale_index.php?DataPubb=13/08/2009 Pagina 8
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Ieri i funerali del maestro

Tso letale, i magistrati indagano anche gli infermieri

«Coloro la cui vita rappresenta l'inferno della Società Opulenta sono tenuti a bada con una brutalità che fa rivivere pratiche in atto nel medioevo». Così scriveva Marcuse ne L'uomo a una dimensione nel 1964. Peccato che, nel caso di Francesco Mastrogiovanni, maestro elementare di Castelnuovo Cilento, l'inferno «sia stato creato proprio dalla società, che ha distrutto la vita di una persona assolutamente normale» ricordano le sorelle Caterina, Rosalba e Chiara. E raccontano dell'aggressione del 7 luglio 1972, subita da Francesco e due suoi compagni anarchici, Giovanni Marini e Gennaro Scariati, da parte di un gruppo di fascisti, nella quale morì Carlo Falvella, giovane vicepresidente del Fuan salernitano. E poi dell'arresto di Francesco nel '99: resistenza a pubblico ufficiale l'accusa «montata ad arte dalle forze dell'ordine», dicono le sorelle. Scontò un mese in carcere e cinque ai domiciliari prima di essere assolto in appello.
Da allora il suo incubo si chiamava Tso, trattamento sanitario obbligatorio. «In pratica una misura terapeutica per controllarlo per tutta la vita, per aspettarlo al varco al primo errore, al primo segno di cedimento».
E' proprio per essere "curato" che Francesco è stato fermato da decine di agenti in un'operazione degna dell'arresto di un boss della camorra, trasportato all'ospedale di Vallo della Lucania e legato ad un letto dalla sera del 31 luglio alla mattina del 4 agosto, quando venne ritrovato senza vita a causa di un edema polmonare provocato da un'insufficienza ventricolare sinistra.
Ieri pomeriggio, per dare l'ultimo saluto a Francesco, a Castelnuovo sono accorsi a centinaia fra parenti, amici e alunni da tutto il Cilento. Da oggi, per chi ha nel cuore il maestro - e sono in tanti a stimarlo - l'unico pensiero sarà quello di rendergli giustizia.
Qualcuno dovrà spiegare perché un uomo in salute, senza alcun problema fisico, sia morto legato ad un letto di un reparto psichiatrico a seguito di un'ordinanza di Tso emanata dal comune di Pollica Acciaroli. Le indagini del sostituto procuratore Francesco Rotondo, per ora, sono ferme ad accertare la posizione del personale ospedaliero: non solo dei sette medici che lo avevano in cura, fra i quali il dottor Michele Di Genio, direttore del dipartimento di Psichiatria del San Luca di Vallo della Lucania, ma anche degli infermieri del reparto: secondo la testimonianza di uno dei portieri dell'ospedale, infatti, ieri mattina i carabinieri hanno recapitato avvisi di garanzia, in pratica, a tutto il personale operativo fra il 31 luglio scorso e il 4 agosto. Antonio Fasolino, avvocato del dottor Di Genio, ha però spiegato che «i sanitari dell'ospedale di Vallo della Lucania hanno seguito il protocollo previsto per casi come questo».
La chiave per far luce sulla morte del professor Mastrogiovanni, secondo gli inquirenti, risiede nella cartella clinica: fra le carte non ci sarebbe menzione dell'allettamento forzato, pratica estremamente invasiva e che può protrarsi solo per poche ore. Inoltre, risulterebbe un "buco di trattamento" di oltre dieci ore, dalle 21 del 3 agosto alle 7.20 del giorno seguente, nonostante gli fossero stati prescritti farmaci da assumere ogni tre ore.
D.N.
14/08/2009
http://www.liberazione.it/ Pagina 2
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Il precedente

Giuseppe Casu, 8 giorni legato, morto d'embolo: occupava la via

Il Trattamento sanitario obbligatorio è uno strumento terapeutico che può essere emanato dal sindaco nei confronti di un libero cittadino solo in presenza di due diverse attestazioni mediche che certifichino, contemporaneamente, che la persona si trovi in uno stato tale di alterazione da necessitare di interventi terapeutici urgenti, che questi siano stati rifiutati e che non sia possibile adottare tempestive misure extraospedaliere.
Purtroppo accade che amministratori locali abusino strumentalmente del Tso.
Un caso eclatante, denunciato da un Comitato Giustizia e Verità nato ad hoc, è avvenuto il 15 giugno 2006 a Quartu Sant'Elena, in provincia di Cagliari. Il sindaco ordina un Tso per Giuseppe Casu, un venditore ambulante cagliaritano che viene ammanettato alla barella, caricato su un'ambulanza e trasportato nel reparto psichiatrico dell'ospedale Is Mirrionis di Cagliari. Il tutto dopo essere stato sbattuto violentemente in terra e immobilizzato da alcuni agenti.
Motivo della misura terapeutica, il fatto che il signor Casu sarebbe "impazzito" di fronte alla seconda multa comminatagli dai vigili urbani nell'arco di due giorni (importo: 5mila euro) per vendita senza licenza. Addirittura, come spiegò l'allora vicesindaco di Quartu, Tonio Lai (recentemente scomparso), «la polizia municipale da maggio 2005 aveva emesso numerosi verbali a carico del signor Casu». Che, però, ostinatamente si rifiutava di liberare la strada durante il percorso di "riqualificazione" di Quartu. E allora Tso e tanti saluti.
"Sgombero forzato: se ne va anche l'ultimo ambulante" il titolo trionfale dell' Unione Sarda del 16 giugno 2006.
Per otto giorni Giuseppe Casu rimarrà legato mani e piedi al suo letto. Il 22 giugno morirà per tromboembolia venosa.
Tutt'ora è in corso il processo per accertare responsabilità di questa morte. Intanto il Comitato "Verità e Giustizia" nato in suo nome non si arrende e va avanti «perché la terribile vicenda che ha portato alla morte di Giuseppe non sia dimenticata».
Il loro obiettivo, da tre anni, non sono i medici dell'ospedale Is Mirrionis o gli agenti di polizia, né il comune di Quartu , ma «il sistema che dichiara "Guerre" in nome della legalità contro i soggetti marginali della società e che vengono condotte con metodi arroganti, brutali e violenti che rappresentano, di fatto, un grave pericolo per i cittadini», utilizzando strumentalmente ogni arma in proprio possesso. Come accade per il Tso che si trasforma da pratica terapeutica a pratica repressiva, sinonimo di arresto. E' così che «pazzi o ritenuti tali, drogati, clandestini, vagabondi, spariscono, vengono feriti, alcune volte muoiono, senza che nessuno spieghi, parli, faccia giustizia».
In fondo, in questa società dove un sindaco qualsiasi può chiuderti nel reparto psichiatrico di un ospedale per un Trattamento sanitario obbligatorio solo per eliminare quello che i media hanno definito "l'ultimo ambulante", «sono morti che possono essere dimenticati in fretta».
D.N.
14/08/2009
http://www.liberazione.it/ Pagina 2
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Nuovi avvisi di garanzia

14/08/2009

ELISABETTA MANGANIELLO Vallo della Lucania. «Guidava contromano sulla variante di Acciaroli, suonava con il clacson ed era agitato». Il sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, spiega i motivi per cui ha firmato il trattamento sanitario obbligatorio che il 31 luglio ha dischiuso le porte del reparto di psichiatria del San Luca a Franco Mastrogiovanni. Una terapia estrema, a cui si ricorre solo nei casi più gravi, con tanto di doppio certificato medico. E che ora è divenuta oggetto dell’inchiesta aperta dalla Procura di Vallo della Lucania: sette medici indagati per omicidio colposo, un numero che nelle ultime ore è aumentato. Nella notte tra mercoledì e giovedì sono stati notificati altri avvisi di garanzia presso l’ospedale. Il pm Rotondo ha già acquisito, infatti, anche i documenti relativi al «tso» per verificare se è stata rispettata la procedura dovuta. I dubbi arrivano ora dopo ora, con testimonianze in diretta nel giorno dei funerali. «Solo due giorni prima era passato da me ad Agnone per un saluto ed era assolutamente tranquillo», racconta Giuseppe Tarallo, ex presidente del parco del Cilento, che con Franco ha condiviso storiche battaglie politiche. «Lo conosco da una vita e non mi risulta che fosse un violento», gli fa eco l’editore Peppino Galzerano. Come loro altri amici, di Castelnuovo, Pollica e Vallo, non si spiegano come da un giorno all’altro possa essersi trasformato in un “pericolo pubblico”. Del resto, durante l’anno scolastico, a lui erano affidati decine di bimbi della scuola primaria di Pollica che lo adoravano. «Non era pazzo, aveva solo un esaurimento nervoso», dicono gli amici. Ma parlano anche della sua paura folle per i carabinieri. Per lui, ingiustamente detenuto per il delitto Falvella, le divise equivalevano al carcere, ovvero all’ingiustizia subita.Come quella che subì nel ’99: arrestato per oltraggio a pubblico ufficiale, in carcere, ai domiciliari e poi assolto in appello con tante scuse. «È come se fosse stato inseguito per una vita» dicono gli amici che lo conoscono bene. D’altra parte, c’è chi punta il dito contro l’uso di sostanze stupefacenti. Ma quando è stato ricoverato all’ospedale, nel suo sangue hanno trovato solo una piccola concentrazione di tetracannabinoidi, in pratica i postumi di uno spinello. Dopo i risultati dell’autopsia, eseguita dal direttore del dipartimento di medicina pubblica Adamo Maiese, intervengono anche i difensori dei medici indagati. «Non c’è stata la violazione di nessun protocollo, né dei diritti dell’ammalato», tiene a rimarcare Antonio Fasolino, difensore del primario di «psichiatria» del San Luca, Michele Di Genio. E aggiunge, assieme ai collega Federico e Antonio Conte, che difendono il medico Anna Ruberto: «La contenzione non ha un limite temporale, ma può proseguire finché è necessaria, anche per 4 giorni, se il paziente non dà segni rilevanti di sicurezza per sé e per gli altri. In ogni caso è una procedura che si esegue con i mezzi medici a disposizione delle strutture sanitarie, non con il filo di ferro». Sempre i due legali affermano che «gli esiti provvisori dell’autopsia escludono ogni tipo di nesso di casualità tra le terapie somministrate a Mastrogiovanni, tra cui la contenzione, e l’insufficienza ventricolare che ha provocato l’edema polmonare e quindi la morte». Una diversa lettura la danno, però, i legali della famiglia. «L’edema polmonare può essere stato provocato anche dallo stato di agitazione in cui si trovava Franco, sottoposto a una terapia non voluta», fa rilevare infatti Loreto D’Aiuto, che rappresenta i familiari assieme a Caterina Mastrogiovanni.
http://sfoglia.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20090814&ediz=SALERNO&npag=32&file=obj_2395.xml&type=STANDARD
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Un video nelle mani del pm,
sequestrate cartelle cliniche

Vallo della Lucania. Nel reparto di psichiatria dell’ospedale San Luca la polizia giudiziaria è tornata ieri per sequestrare tutte le cartelle cliniche dei pazienti ricoverati dal 1° gennaio 2008 ad oggi, sia per «tso» che per normali trattamenti. E il pm Francesco Rotondo, che coordina l’inchiesta, potrebbe anche decidere di ascoltare tutti i degenti per capire se nelle pratiche effettuate in reparto si è violata la legge. Ad essere indagati sono il direttore di psichiatria, Michele Di Genio, e i dirigenti medici Rocco Barone, Raffaele Basto, Amerigo Mazza, Annunziata Buongiovanni, Michele Della Pepa, Anna Angela Ruberto. La verità sulla morte di Francesco Mastrogiovanni potrebbe trovarsi, invece, nei video già sequestrati dalla procura di Vallo guidata da Giancarlo Grippo. Sono le registrazioni girate nella camera di degenza del maestro, cui intanto sono stati apposti i sigilli. In questi giorni sono passate in rassegna dagli inquirenti, che vi lavoreranno anche oggi, alla vigilia di ferragosto. I video partono dal 31 luglio, quando il prof è stato ricoverato, e arrivano al 4 agosto, quando ne è stato constatato il decesso. In pratica raccontano gli ultimi 4 giorni di vita di Mastrogiovanni, le terapie che gli sono state somministrate, la durata e le modalità dello stato di contenzione. Le lesioni ai polsi e alle caviglie, rilevate durante l’esame sul corpo, testimoniano un prolungato stato di immobilizzazione con modalità non del tutto chiare. Proprio per questo all’ipotesi di reato già contestata ai 7 medici indagati, omicidio colposo, i magistrati inquirenti potrebbero decidere di aggiungere anche l’abuso di mezzi di correzione da cui è derivata morte, il falso (relativamente alla cartella clinica del paziente) e, se emergessero elementi specifici, si potrebbe arrivare perfino al sequestro di persona. el.ma.
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I funerali
In duemila all'ultimo saluto

Castelnuovo Cilento. «Per Franco non chiediamo vendetta, ma giustizia». Lo dice il parroco di Castelnuovo Cilento, don Pietro Sacco, che ieri ha celebrato i funerali di Mastrogiovanni. La piccola chiesa intitolata a Maria Maddalena non è riuscita a contenere la folla di persone, circa duemila persone, che sono arrivare da mezza Italia a rendere omaggio al prof. Così in tantissimi si sono fermati nella piazzetta antistante. E, mentre tra le navate colpiva la dignità estrema delle sorelle e del fratello di Franco, raccolti attorno all’anziana madre, all’esterno il silenzio cedeva il passo, ogni tanto, a parole di sconcerto e di indignazione per la vicenda. Al rito c’erano il sindaco di Castelnuovo, Eros Lamaida, con molti amministratori e primi cittadini di Comuni cilentani. Da Salerno è arrivato Gaetano De Simone, noto sindacalista nonché vecchio amico del padre di Franco, Alfonso. Con lui diversi ex militanti di sinistra e di destra, della generazione che ha vissuto le lotte sessantottine. Da Roma è arrivato invece Giovanni Battaglini, storico correttore di bozze del “Corriere della sera” e animatore di grandi battaglie politiche a fine anni ’60. Volti che hanno fatto la storia su fronti opposti, ma ieri segnati da un cordoglio bipartisan. el.ma.
http://sfoglia.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20090814&ediz=SALERNO&npag=32&file=obj_2402.xml&type=STANDARD

http://sfoglia.ilmattino.it/mattino/sfoglia.php?pbk=1&Date=20090814&Edition=SALERNO&Section=NAZIONALE&Number=32&vis=G

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