28 settembre 2009

Schizofrenia - Immagini, suoni, significati e sensazioni assolutamente da non perdere

Questo il mio commento all'imperdibile video:
Il tutto - significato delle parole, immagini, la canzone, il montaggio - sono veramente eccellenti e di una straordinaria bellezza.
Ci fai sapere il titolo della canzone e chi è l'autrice?
Natale Adornetto
http://www.youtube.com/watch?v=V9e0-OJe7jI&feature=related

26 settembre 2009

Il contagio psico illogico

IL CONTAGIO PSICO ILLOGICO

Per illustrare e delineare la realtà del contagio psico illogico di cui le persone di ogni sesso sono vittime ignare e compiaciute, faccio un breve excursus su alcune cose che succedono ai bambini e agli infanti.

Penso che ognuno di noi ricordi il suo periodo di giochi della fanciullezza. Qualsiasi gioco era interessante ed eccitante ed aveva una forte attrazione ed una forte presa su di noi. Si giocava con entusiasmo e passione, specie quando si era in gruppo, e ancor più quando il gioco era una novità. E spesso, si abbandonava e si scordava un precedente gioco, fino ad allora fatto con fervore, appena subentrava la novità del nuovo gioco, nuovo gioco che eclissava il precedente.
Quanti giochi si facevano da bambini, quanti ne subentravano, quanti se ne inventavano.
Ed era veramente bello, come ci si divertiva. Sembrava, era una favola.

Ho letto da più autori ed autrici, che nelle cliniche pediatriche e negli orfanotrofi si verificava, e penso si verifichi ancora, uno specifico fenomeno fra i bambini piccoli e piccolissimi.
Quando un bambino, per una qualche ragione, iniziava a piangere, tutti gli altri bambini, che erano tranquilli o silenziosi o sorridenti o assorti, cominciavano a piangere pure loro.
Pare che ci fosse una sorta di "contagio", di trasmissione del pianto.
Assumendo una visione poetica, mi piace pensare che i bambini che, sulla scia del primo, piangevano "senza motivo", lo facessero per solidarietà, per non lasciare l'altro bambino a piangere da solo.
Questo fenomeno del contagio del pianto, a volte lo si vede nelle ragazze da poco adolescenti.

Una delle manifestazioni del contagio psico illogico e della trasmissione di emozioni e sensazioni, lo si vede, ad esempio, al semaforo. Scatta il verde e l'auto in testa non parte. Appena il primo incivile si mette a strombettare e/o sbraita, subitaneamente saltano fuori tutti gli altri incivili a far le medesime cose. Basta lo stimolo, dato da chiunque, e tutti partono a razzo.
A volte, non si sa neppure perché si sta suonando e contro chi lo si fa.
Però l'importante è partecipare, anche se non si sa e non si capisce cosa si fa e perché lo si fa.
E attualmente, come da decine di anni a questa parte, nel sociale tutto si svolge nello stesso modo in cui si svolgono le cose ai semafori, nei giochi dei bambini e nelle cliniche pediatriche. Basta che ci sia uno che faccia o dica qualcosa e istantaneamente la fanno e la dicono tutte le persone.

Ad esempio, quando ci fu l'esplosione dell'uso dei telefonini, tantissime persone smaniavano per averlo. Quando l'acquistavano, si sentivano realizzati ed appagati (il sogno di una vita...). E il clou c'era quando i possessori del nuovo giochino si ritrovavano assieme. I telefonini monopolizzavano il discorso e la serata. Ed era piuttosto penoso vedere persone trentenni che parlavano e si muovevano come ebeti totali, conclamati e irrecuperabili.

Pensate a tutte le manie, le mode e le tendenze che si diffondono a macchia d'olio non appena il trend diviene di pubblico dominio. In un lampo la specifica cosa diviene fenomeno collettivo.

Un uomo ora defunto, che era un tipico analfabeta pasoliniano (aveva la quinta elementare) e che nella sua vita non lesse neanche una sola pagina di un libro o di un giornale, amava ripetere con fierezza, dignità e con un una dose per niente celata di superiorità "Tutti furbi, intelligenti, smaliziati e istruiti, e poi ad ogni tintinnio di campanelle accorrono tutti come pecoroni. Che ci vanno a fare a scuola, per diventare tonti?".

Qui, signore e signori, i fatti sono fatti.
Verrebbe facile parlare del devastante effetto omogeneizzante, livellatore e manipolatorio dei media, in particolare della televisione. Ma qui lo faccio solo di sfuggita, anche perché è assodato che è per come tanti hanno detto.
Il punto però è che non si deve credere che chi sfugge alla morsa delle televisioni, non si comporta poi come le altre persone. Magari non si bela pedissequamente la filastrocca del giorno e del periodo, non si ha la febbre da formula 1 e delle partite di pallone, non si rincorre il reality show e Sanremo, non si pende dalle labbra di questo e di quella, però ci si lascia influenzare e condizionare da tante altre cose, che di certo non sono meno pesanti ed invalidanti di quelle delle televisioni e che in ogni caso, sia direttamente che indirettamente, provengono da queste.
Vorrei trovare una persona che anche se non guarda più la tv da anni, sia, ad esempio, disposto a rinunciare all'auto senza sentirsi sminuito e in svantaggio rispetto alle altre persone.
Uguale discorso si potrebbe fare per centinaia e centinaia di altri mali, pardon, di altri beni di consumo. Stessa cosa dicasi per gli stili di vita, il modo di pensare, ecc. Insomma, per tutto, anche per la "cultura", compresa quella letteraria. In questo campo, ad esempio, quali libri acquistano le persone? Quelli che comprano gli altri, quelli che il critico letterario (pagato dall'editore) dice loro di comprare, quelli che vengono prosopopeizzati agli show, quelli sui cui autori vengon fatti tanti panegirici.

La domanda fondamentale è questa. Ognuno ha fatto su ogni cosa una sua analisi personale meditata e prolungata oppure crede in ciò che crede, fa quel che fa e dice quel che dice perché lo si è sentito dire, perché qualcuno l'ha detto e stabilito?

Per certi versi, si può dire che anche la controinformazione segue le linee guida dettate dai media. Anche se la controinformazione si muove in modo giusto e per scoprire gli altarini, nella stragrande maggioranza dei casi non fa altro che occuparsi di ciò di cui i media parlano, cadendo così nella trappola di occuparsi di ciò che hanno altri deciso.
Voglio dire che non si dovrebbe fare controinformazione solo sulle notizie del giorno e del periodo ma occuparsi di tutto, anche se i media non ne parlano, specie se i media non ne parlano. Se non lo si fa, in un certo senso si fa il gioco di chi decide di cosa si deve parlare.
Nello specifico della controinformazione, ho constatato che se un argomento o una notizia non viene contemplata dai media, se non è sulla bocca di tutti, se non fa moda e tendenza, nessuno se ne occupa, e se qualcuno tira in ballo l'argomento, lo si lascia cadere, nessuno lo prende in considerazione, nessuno lo tiene in conto, tranne rarissime persone. Cioè si verifica quello che si verifica ovunque.
Ma anche se con questo "difetto", lode e merito alla controinformazione.

Il punto, in generale, è che anche se non lo si nota, si viene tutti risucchiati dal contagio psico illogico.

Credo che ciò che ho detto basti per assimilare il concetto di contagio psico illogico, per vedere quella che è la realtà.
Una volta un autore definì spaventoso l'immobilismo delle masse. E parlo di immobilismo, non dico, come certuni, masse acefale o incapaci. Il punto è l'immobilismo. Le persone rimangono dove si trovano, dove cadono o dove vengono dagli eventi e dai media spinte. Dove le si mette, stanno.
E fanno, pensano e parlano per come gli vien detto di fare, pensare e parlare.
Non dico che gli impongono come devono vivere. Ciò non perché non glielo dicono ma perché quello che vien loro detto, e che loro ligie eseguono, corrisponde al non vivere.

Ci si ritrova dunque in un mondo ove tutte le persone credono di essere indipendenti, grandi, autonome nelle scelte, adulte e mature, mentre, di fatto, non fanno altro che comportarsi in modo infantile ripetendo in continuazione gli schemi di quando erano piccoli e piccolissimi, quelli cioè della trasmissione emozionale dei lattanti e dell'infervorarsi dei bambini nei giochi.
Spettacolo alquanto deludente, considerando per altro che poi tutti e tutte, donne e uomini, fanno i duri, i grandi. Ma sono solo grossi, sono cioè aumentati nelle dimensioni corporee.
Tantissimi uomini, quando guidano e corrono con le auto, quando fanno certe accelerate, ecc., non fanno altro che ripetere il "Brum! Brum!" di quando bambini giocavano con le automobiline.

In breve e in ultima analisi, il contagio psico illogico è un contagio psichico puerile che trova terreno fertile nelle persone puerili.

Quando si parla di stress, si dice che questo è causato dagli odierni ritmi frenetici. Ernesto Calindri, una decina di anni or sono, consigliava un suo rimedio contro il logorio della vita moderna.
Il mio suggerimento è il seguente.
Contro i ritmi di vita sintetici e contro il logorroico della vita moderna, invertire completamente la rotta. Cambiare il percorso personale, lo stile di vita e i modi di pensare, di atteggiarsi.
Da coristi, dobbiamo diventare tutti solisti.

Natale Adornetto - Dottore Magistrale in Psicologia

16 settembre 2009

"La psichiatria? Non mi riguarda". Ma...

"LA PSICHIATRIA? NON MI RIGUARDA". MA...
(Discorso rivolto principalmente ai "sani", a coloro che si credono tali, che credono di avere l'esenzione psichiatrica)

Sembrerà fuori luogo, ma per esplicitare bene il fatto che le persone credono che a loro la psichiatria non li riguarda, parlerò brevemente di un documentario sui gorilla che ho visto qualche anno addietro.

Intanto, dico che tante volte non sono d'accordo su ciò che l'animale uomo (stavo per dire: la bestia uomo...) inferisce sugli altri animali.
Devo però dire che l'interpretazione data ad una specifica cosa, mi trova d'accordo. Ciò per il comportamento dei gorilla, eccetera (non entro qui nei dettagli perché è altro il discorso).

Si è visto che i gorilla possiedono il concetto di morte. Sanno cos'è la morte, sanno cosa significa morire, sanno che quando un gorilla muore, per questi finisce tutto.
I gorilla sanno, ma sanno solo della morte degli altri gorilla. Possiedono cioè l'idea della morte altrui, non della propria. Ogni gorilla non pensa per niente alla sua morte, e questo perché crede che la morte non lo riguardi, che sono solo gli altri gorilla che muoiono.

Mutatis mutandis, ogni persona crede, senza ombra di dubbio, che la psichiatria non lo riguardi, che non ci avrà mai a che fare, che non può averci a che fare.
Ciò, ovviamente, inteso nell'accezione malato di mente, di pazzo, di alienato mentale, di psicotico. Magari una depressioncina, un'ansietta, una fobietta, ecc., la si accetta, ma l'essere malato mentale schizofrenico pazzo insano psicotico proprio no.

Ovviamente, NATURALMENTE, ogni persona pensa di non essere malata di mente; però crede, senz'ombra di dubbio, che i malati mentali psicotici ci sono. Anzi, che questi devono esserci, che fa comodo che ci siano.
Se tutti fossimo "sani", io, rispetto a chi sarei sano?
Come dire, se tutti avessimo la stessa quantità di denaro, se non ci fossero i poveri e i ricchi, il ricco rispetto a chi sarebbe ricco, e il povero rispetto a chi sarebbe povero?
Per cui, ogni persona per poter credere di essere sana, ha l'estremo bisogno di credere che esistano i malati di mente, gli schizofrenici.

Del resto, considerate le aberranti convinzioni attecchite entro le persone, è ovvio e conseguenziale che ognuno creda che la psichiatria non lo riguardi, che non ha bisogno dell'intervento di psichiatri e psichiatre. Difatti, il pensare ciò, automaticamente implicherebbe che uno pensi di sé che sia schizofrenico psicolabile.
E chi penserebbe mai una cosa del genere su se stesso? Tu, tu e tu e tutte le persone che state leggendo ciò?
Niente affatto, ma manco per sogno.

E non serve a niente né il discorso impostato né la comprensione di chi legge. Ogni persona continuerà a credere che non è malata di mente.
Continuerà a credere che la psichiatria non la riguardi, allo stesso modo in cui ogni gorilla pensa che la morte non lo riguardi, che sarà esente dalla morte, che sarà esente dalla psichiatria.
Ogni persona crede di essere esente dalla morte somministrata e arrecata dalla psichiatria.

E in definitiva, non avete tutti i torti (non tutti, ma tanti torti li avete...). Pure io, prima che mi succedessero certe cose e prima che mi psichiatrizzassero (stavo per dire: linciassero, maciullassero, polverizzassero, annichilissero), credevo le stesse cose.
Ma quando mai la psichiatria, che me ne dovevo fare? Mica ero pazzo schizofrenico grave. La psichiatria non mi riguardava. A livello personale, manco ci pensavo alla psichiatria. E AVEVO TUTTI E I MIGLIORI MOTIVI per credere che: 1) non ero un soggetto psichiatrico; 2) mai avrei potuto diventarlo.
Eppure mi hanno psichiatrizzato. Attenzione, ho detto psichiatrizzato. Non parlavo dei due punti sopra delineati.

Tutti, forse nessuno escluso, di certe cose pensiamo che mai possano accadere a noi personalmente. Questo non solo perché si hanno ottimi motivi per crederlo ma anche come salvaguardia dall'insostenibile timore ed angoscia che procurerebbe il pensare che specifiche cose possano accaderci (ad esempio, il ritrovarsi paralizzati su una sedia a rotelle).
Ma credete veramente, spostando di un po' il discorso, che basta essere onesti e non trasgredire mai nessuna legge per evitare il carcere?

Tutti crediamo che certe cose non ci possano accadere fino a quando non ci accadono.

Tanti di voi che mi state leggendo, probabilmente, anche se anticonformisti e libertari, avete avuto una vita "normale", senza eccessi, senza stramberie, senza colpi di testa. Avete lavorato, magari siete professori, professionisti, docenti. Avete fatto discorsi brillanti. Siete persone equilibrate. Potrei continuare, ma penso si sia capito cosa intendo dire.
Per cui, per quale motivo dovreste pensare che siete malati di mente e che quindi la psichiatria vi riguarda personalmente?
Non c'è motivo.
Io però vi dico che una "crisi" può venire a chiunque, e in un qualsiasi momento, anche nei momenti migliori, anche nei momenti di appagamento e realizzazione. (La mia crisi, ad esempio, è stata che ho cominciato a credere a demoni e a diavolerie - Mi sorge un dubbio: non è che inconsapevolmente riflettevo sugli psichiatri e sul loro operato???...).
E a parte questo, a parte il fatto se esistano o no le malattie mentali, ogni persona, anche di punto in bianco, anche senza aver dato in escandescenze o fatto chissà che di strano, può essere psichiatrizzata, cioè marchiata e infamata come malata di mente e imbottita di psicofarmaci.

Nessuno pensi che la psichiatria non lo riguardi.
Lo pensavo pure io, e, fra le tantissime altre persone, lo credevano pure Carlo Sabattini ("E se in una città come Modena si è riusciti a mandare in manicomio criminale un cittadino dichiarando il falso, e se coloro che hanno partecipato alla congiura riescono a farla franca, vuol dire che un domani qualsiasi cittadino che protesti o denunci dei soprusi può aspettarsi di finire in manicomio" http://www.spunk.org/texts/health/sp001619/12_IL_CA.HTM) e Roberto Sarlo (http://violetta.noblogs.org/post/2001/07/21/t.s.o.-anche-a-genova). E anche Giuseppe Casu (http://www.comitatogiuseppecasu.it/LA VICENDA/LA VICENDA.htm http://www.reti-invisibili.net/giuseppecasu/).

Invito tutte/i ad una seria, attenta, razionale e matura riflessione.

Natale Adornetto

14 settembre 2009

Sabatino Catapano sulla psichiatria

LAGER PSICHIATRICO
Mura che occultate
L´infamia contro l´umanità
Mura omertose
Mura impregnate di violenza e di terrore
Di grida e di dolore
Che siate di pietra viva o di cemento
Non ascoltate nessun lamento
Sordi ad ogni implorazione
Ad ogni preghiera
Ostinate nel vostro silenzio
Guardate indifferenti
Oltre la sofferenza


Sabatino Catapano

Aborrire la psichiatria

Settembre 2009

Erano giorni che un pensiero mi assillava, con una energia dirompente, un ricordo indelebile riaffiorava nella mente; un ricordo fatto di violenza e abusi atroci, di una sofferenza immane, emotivamente ero sconvolto, d´impulso sentii il bisogno di esternare il mio stato d´animo, presi carta e penna incominciando a mettere nero su bianco per descrivere il calvario che dovetti subire nei due periodi di internamento nel manicomio giudiziario di Aversa.
Nonostante siano passati tanti anni, come allora, sento le carni straziate dalla brutalità sadica e disumana dei secondini.
Immerso in quei ricordi, provo ancora odio contro gli aguzzini massacratori, specializzati nelle torture per l´annientamento psico-fisico di chi cade nelle loro grinfie.
La rabbia per quel trattamento è incommisurabile, dovetti subirlo in assoluto silenzio per non scatenare la reazione delle orde carcerarie, ingoiai bocconi amari per non aggravare la mia posizione di impotenza totale.
Avevo appena finito di descrivere questo triste ricordo quando sentii lo squillo del telefono che mi distoglieva dai miei pensieri riportandomi nella cruda e spietata realtà del presente fatta ancora di divieti, di controllo, di persecuzioni, di annientamento, di assassinio.
La voce della compagna nell´informarmi fu laconica, il compagno Francesco Mastrogiovanni era morto, assassinato dalla pratica psichiatrica con il famigerato (T.S.O.) trattamento sanitario obbligatorio, un ennesimo omicidio perpetrato con inaudita ferocia contro una persona inerme, indifesa. Francesco con la sua bontà, la sua dolcezza, ero un maestro elementare ammirato dai suoi alunni, ma nella mente perversa di chi è preposto all'ordine costituito, bramoso di espletare il ruolo del carnefice decide il sequestro con aberrante cattiveria.
Qui non voglio parlare del T.S.O., come previsto dalla legge 180, la famosa legge Basaglia che stabilisce il metodo d´intervento nell´applicare il trattamento: di fatto il tso è un abuso violento contro la persona, molto peggio del sequestro criminale finalizzato al ricatto.
Per esperienza diretta posso affermare che tutto quello che gravita nell´orbita della pseudoscienza psichiatrica è ABUSO, una pratica d´abolire, adesso e subito per porre fine alla carneficina dei dissidenti, dei ribelli, di chi esprime una sofferenza o un disagio socio- psicologico; la psichiatria è uno strumento di potere che annulla qualsiasi diritto alla persona negandogli anche le relazioni affettive, nel caso di Francesco, per quattro giorni ai familiari sono state proibite le visite, il boia non voleva essere disturbato; prima di essere immobilizzato dalla canea accorsa numerosa, rivolgendosi alla signora che gestisce il campeggio dove era in vacanza disse le testuali parole: “se mi portano all´ospedale di Vallo della Lucania, non ne esco vivo”, infatti così e stato. La sua morte come tutte le altre sono crimini contro l´umanità. La psichiatria si regge sul giudizio ed il pregiudizio pertanto non è solo un problema politico-sociale la sua linfa vitale e culturale, e questo è un aspetto determinante che bisogna debellare.
Francesco non è un caso unico, prima di lui decine di individui hanno pagato con la vita il loro dissenso, la loro sofferenza, spetta a noi impedire che altre persone vengono ammazzate in nome della tranquillità e della sicurezza.
Spetta a noi fare un grosso lavoro di controinformazione e di lotte contro questa pratica aberrante, e nostro compito di uomini liberi di impedire che qualsiasi forma di rivolta venga sottoposta alla pratica psichiatrica, coercitiva, farmacologica.
Se noi sentiamo il vero valore della vita, dobbiamo toglierci il bavaglio per gridare forte la nostra rabbia, il nostro dolore.
A questa notizia sbiancai, la mia storia impallidì rispetto a quella morte, mi resi conto della urgente necessità di continuare il percorso di lotte e di informazione per debellare il sistema di potere che ci attanaglia e ci imprigiona.
UN ABBRACCIO IDEALE al compagno FRANCESCO.

Sabatino Catapano (http://www.nopazzia.it/sabatino.html

http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o3531

http://www.archive.org/details/SabatinoCatapanoPsichiatria)

http://filiarmonici.wordpress.com/2009/09/13/da-sabatino-catapano/