IL CONTAGIO PSICO ILLOGICO
Per illustrare e delineare la realtà del contagio psico illogico di cui le persone di ogni sesso sono vittime ignare e compiaciute, faccio un breve excursus su alcune cose che succedono ai bambini e agli infanti.
Penso che ognuno di noi ricordi il suo periodo di giochi della fanciullezza. Qualsiasi gioco era interessante ed eccitante ed aveva una forte attrazione ed una forte presa su di noi. Si giocava con entusiasmo e passione, specie quando si era in gruppo, e ancor più quando il gioco era una novità. E spesso, si abbandonava e si scordava un precedente gioco, fino ad allora fatto con fervore, appena subentrava la novità del nuovo gioco, nuovo gioco che eclissava il precedente.
Quanti giochi si facevano da bambini, quanti ne subentravano, quanti se ne inventavano.
Ed era veramente bello, come ci si divertiva. Sembrava, era una favola.
Ho letto da più autori ed autrici, che nelle cliniche pediatriche e negli orfanotrofi si verificava, e penso si verifichi ancora, uno specifico fenomeno fra i bambini piccoli e piccolissimi.
Quando un bambino, per una qualche ragione, iniziava a piangere, tutti gli altri bambini, che erano tranquilli o silenziosi o sorridenti o assorti, cominciavano a piangere pure loro.
Pare che ci fosse una sorta di "contagio", di trasmissione del pianto.
Assumendo una visione poetica, mi piace pensare che i bambini che, sulla scia del primo, piangevano "senza motivo", lo facessero per solidarietà, per non lasciare l'altro bambino a piangere da solo.
Questo fenomeno del contagio del pianto, a volte lo si vede nelle ragazze da poco adolescenti.
Una delle manifestazioni del contagio psico illogico e della trasmissione di emozioni e sensazioni, lo si vede, ad esempio, al semaforo. Scatta il verde e l'auto in testa non parte. Appena il primo incivile si mette a strombettare e/o sbraita, subitaneamente saltano fuori tutti gli altri incivili a far le medesime cose. Basta lo stimolo, dato da chiunque, e tutti partono a razzo.
A volte, non si sa neppure perché si sta suonando e contro chi lo si fa.
Però l'importante è partecipare, anche se non si sa e non si capisce cosa si fa e perché lo si fa.
E attualmente, come da decine di anni a questa parte, nel sociale tutto si svolge nello stesso modo in cui si svolgono le cose ai semafori, nei giochi dei bambini e nelle cliniche pediatriche. Basta che ci sia uno che faccia o dica qualcosa e istantaneamente la fanno e la dicono tutte le persone.
Ad esempio, quando ci fu l'esplosione dell'uso dei telefonini, tantissime persone smaniavano per averlo. Quando l'acquistavano, si sentivano realizzati ed appagati (il sogno di una vita...). E il clou c'era quando i possessori del nuovo giochino si ritrovavano assieme. I telefonini monopolizzavano il discorso e la serata. Ed era piuttosto penoso vedere persone trentenni che parlavano e si muovevano come ebeti totali, conclamati e irrecuperabili.
Pensate a tutte le manie, le mode e le tendenze che si diffondono a macchia d'olio non appena il trend diviene di pubblico dominio. In un lampo la specifica cosa diviene fenomeno collettivo.
Un uomo ora defunto, che era un tipico analfabeta pasoliniano (aveva la quinta elementare) e che nella sua vita non lesse neanche una sola pagina di un libro o di un giornale, amava ripetere con fierezza, dignità e con un una dose per niente celata di superiorità "Tutti furbi, intelligenti, smaliziati e istruiti, e poi ad ogni tintinnio di campanelle accorrono tutti come pecoroni. Che ci vanno a fare a scuola, per diventare tonti?".
Qui, signore e signori, i fatti sono fatti.
Verrebbe facile parlare del devastante effetto omogeneizzante, livellatore e manipolatorio dei media, in particolare della televisione. Ma qui lo faccio solo di sfuggita, anche perché è assodato che è per come tanti hanno detto.
Il punto però è che non si deve credere che chi sfugge alla morsa delle televisioni, non si comporta poi come le altre persone. Magari non si bela pedissequamente la filastrocca del giorno e del periodo, non si ha la febbre da formula 1 e delle partite di pallone, non si rincorre il reality show e Sanremo, non si pende dalle labbra di questo e di quella, però ci si lascia influenzare e condizionare da tante altre cose, che di certo non sono meno pesanti ed invalidanti di quelle delle televisioni e che in ogni caso, sia direttamente che indirettamente, provengono da queste.
Vorrei trovare una persona che anche se non guarda più la tv da anni, sia, ad esempio, disposto a rinunciare all'auto senza sentirsi sminuito e in svantaggio rispetto alle altre persone.
Uguale discorso si potrebbe fare per centinaia e centinaia di altri mali, pardon, di altri beni di consumo. Stessa cosa dicasi per gli stili di vita, il modo di pensare, ecc. Insomma, per tutto, anche per la "cultura", compresa quella letteraria. In questo campo, ad esempio, quali libri acquistano le persone? Quelli che comprano gli altri, quelli che il critico letterario (pagato dall'editore) dice loro di comprare, quelli che vengono prosopopeizzati agli show, quelli sui cui autori vengon fatti tanti panegirici.
La domanda fondamentale è questa. Ognuno ha fatto su ogni cosa una sua analisi personale meditata e prolungata oppure crede in ciò che crede, fa quel che fa e dice quel che dice perché lo si è sentito dire, perché qualcuno l'ha detto e stabilito?
Per certi versi, si può dire che anche la controinformazione segue le linee guida dettate dai media. Anche se la controinformazione si muove in modo giusto e per scoprire gli altarini, nella stragrande maggioranza dei casi non fa altro che occuparsi di ciò di cui i media parlano, cadendo così nella trappola di occuparsi di ciò che hanno altri deciso.
Voglio dire che non si dovrebbe fare controinformazione solo sulle notizie del giorno e del periodo ma occuparsi di tutto, anche se i media non ne parlano, specie se i media non ne parlano. Se non lo si fa, in un certo senso si fa il gioco di chi decide di cosa si deve parlare.
Nello specifico della controinformazione, ho constatato che se un argomento o una notizia non viene contemplata dai media, se non è sulla bocca di tutti, se non fa moda e tendenza, nessuno se ne occupa, e se qualcuno tira in ballo l'argomento, lo si lascia cadere, nessuno lo prende in considerazione, nessuno lo tiene in conto, tranne rarissime persone. Cioè si verifica quello che si verifica ovunque.
Ma anche se con questo "difetto", lode e merito alla controinformazione.
Il punto, in generale, è che anche se non lo si nota, si viene tutti risucchiati dal contagio psico illogico.
Credo che ciò che ho detto basti per assimilare il concetto di contagio psico illogico, per vedere quella che è la realtà.
Una volta un autore definì spaventoso l'immobilismo delle masse. E parlo di immobilismo, non dico, come certuni, masse acefale o incapaci. Il punto è l'immobilismo. Le persone rimangono dove si trovano, dove cadono o dove vengono dagli eventi e dai media spinte. Dove le si mette, stanno.
E fanno, pensano e parlano per come gli vien detto di fare, pensare e parlare.
Non dico che gli impongono come devono vivere. Ciò non perché non glielo dicono ma perché quello che vien loro detto, e che loro ligie eseguono, corrisponde al non vivere.
Ci si ritrova dunque in un mondo ove tutte le persone credono di essere indipendenti, grandi, autonome nelle scelte, adulte e mature, mentre, di fatto, non fanno altro che comportarsi in modo infantile ripetendo in continuazione gli schemi di quando erano piccoli e piccolissimi, quelli cioè della trasmissione emozionale dei lattanti e dell'infervorarsi dei bambini nei giochi.
Spettacolo alquanto deludente, considerando per altro che poi tutti e tutte, donne e uomini, fanno i duri, i grandi. Ma sono solo grossi, sono cioè aumentati nelle dimensioni corporee.
Tantissimi uomini, quando guidano e corrono con le auto, quando fanno certe accelerate, ecc., non fanno altro che ripetere il "Brum! Brum!" di quando bambini giocavano con le automobiline.
In breve e in ultima analisi, il contagio psico illogico è un contagio psichico puerile che trova terreno fertile nelle persone puerili.
Quando si parla di stress, si dice che questo è causato dagli odierni ritmi frenetici. Ernesto Calindri, una decina di anni or sono, consigliava un suo rimedio contro il logorio della vita moderna.
Il mio suggerimento è il seguente.
Contro i ritmi di vita sintetici e contro il logorroico della vita moderna, invertire completamente la rotta. Cambiare il percorso personale, lo stile di vita e i modi di pensare, di atteggiarsi.
Da coristi, dobbiamo diventare tutti solisti.
Natale Adornetto - Dottore Magistrale in Psicologia