Ripropongo, in forma riveduta e corretta (remaster), un mio scritto dell'1 novembre 2008. Il tema e i contenuti trattati sono sempre attuali, e, alla luce di alcuni recenti fatti, in questo periodo sono ancor più attuali. All'articolo abbino poi un mio messaggio scritto ieri su "Il processo" di Franz Kafka. Ciò perché Il processo è una dinamica feroce che sempre si scatena, viene scagliata e piomba implacabile, torva e piena di furore sulle persone psichiatrizzate, specie quando succedono determinate vicende. La solidarietà da parte di persone non psichiatrizzate, è una grandissima cosa e l'apprezzo enormemente. Però, a volte, anche queste persone, che uno si tiene ben strette, "non colgono appieno nel segno". Una cosa è sapere di una determinata situazione e altra cosa sono le persone che loro malgrado la situazione la vivono sulla loro pelle. Per quanta empatia ci possa essere, a volte non vi è la comprensione di alcuni punti fondamentali. Il punto è che è veramente grave e pesante per le persone psichiatrizzate ciò che si è messo in moto di recente. Mi riferisco a tutto ciò che è stato imbastito e strumentalizzato sui fatti di cronaca di Massimo Tartaglia e di Susanna Maiolo, a tutto l'ambaradan che è venuto fuori, non ultime le dichiarazioni di Mara Carfagna sull'essere favorevole alla revisione della legge 180/833. Le persone schedate come "disturbate", "squilibrate", si cerca di farle passare come persone che da un momento all'altro possono compiere azioni dissennate, violente e pericolose. La soluzione allora qual è? Che vengano tutte rinchiuse di nuovo; la soluzione è semplice, a portata di mano, attuabile. Sì, così una volta rinchiuse tutte le persone psichiatrizzate, finalmente si risolveranno tutti i gesti e le azioni inconsulte, violente e pericolose, la pace e la calma regneranno nella società poiché, rinchiusi i "malati di mente" - causa di ogni cosa -, non vi saranno più violenze e omicidi, così come se scacciamo stranieri e straniere, finalmente cessa lo spaccio di droga e la prostituzione - queste 2 novità assolute che mai c'erano state prima che loro arrivassero. Il problema sta tutto qui, va eliminata la causa del male, va estirpata la radice. Per cui, basta rinchiudere i "pazzi" per far sì che non ci siano più aggressioni, che non ci sia più chi sbatte qualcosa in faccia ad un altro, che non ci siano più liti familiari e condominiali, ecc., ecc. E infatti, quando tutti gli "squilibrati" erano chiusi nei manicomi, in giro non c'erano violenze, liti, aggressioni e omicidi. Ciò è ricominciato dopo il 1994, dopo la chiusura dei manicomi (sì, perché fino al 1994 i manicomi erano funzionanti, e fino al 2005 non erano stati ancora smaltiti del tutto). Prima di lasciarvi al remaster e al Processo, voglio puntare l'indice su alcune cose. Pensate a tutte quelle brave persone che seviziano bambini e anziani nelle strutture, a tutte quelle brave persone che attuano il mobbing, a tutte quelle brave persone che picchiano i figli, ecc. L'elenco potrebbe continuare di molto, e di certo le brave persone suddette non sono né le uniche né le peggiori. Quante di queste sono state psichiatrizzate e quante saranno psichiatrizzate? Il numero è vicinissimo allo zero. Chi sevizia, si può dire che non viene mai psichiatrizzato. E gli psichiatrizzati, le sevizie e le torture mentali le subiscono in numero molto maggiore e molto più crudele del "resto del mondo". Il commettere sevizie mentali e fisiche e la sopraffazione sono lo scopo primario dello psichiatrizzare le persone. Ciò è una spinta molto più forte dei soldi e del controllo/gestione delle persone. E il tutto non solo viene commesso impunemente, ma alle persone che perpetrano ciò, viene conferito prestigio, stima e pieno titolo e credito di "terapeuti". Vi dico questa. Quando una persona subisce un pestaggio duro, senza però rotture di ossa, quanto tempo ha bisogno per riprendersi dalle pesanti botte subite nel corpo e nelle ossa? Un mese, due mesi, tre mesi? Non so, e ciò che sto dicendo serve soltanto a dare un qualche metro di misura. Quando ho subito il 1° TSO, dopo 6 mesi avevo tutte le ossa del corpo ancora indolenzite. E questo dopo 6 mesi. All'inizio era un totale e grandissimo frastuono di dolore, e per più mesi non sono riuscito ad alzarmi dal letto la mattina. Respiravo e basta, perché non potevo farne a meno, e tutti i movimenti provocati dalla respirazione erano un dolore ancor più lancinante e stordente (si pensi ad uno spillo conficcato e ad uno spillo conficcato e in movimento). Gli psicofarmaci causano anche ciò, e a dosi massicce la loro azione è come e peggio di un pestaggio. E questo adesso, con la legge attuale. Tutti i DDL di modifica della 180, sono peggiorativi rispetto alla già grave situazione attuale, ed è il succo di questi che si vuol far approvare.
Ma io non ci sto.
Natale Adornetto
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Siamo psichiatrizzati, ergo "pericolosi"
Ma io non ci sto.
Natale Adornetto
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Siamo psichiatrizzati, ergo "pericolosi"
È da molto tempo che penso a delle specifiche cose, e le parole di Giorgio Antonucci che ho sentito in questo video mi portano a fare delle considerazioni. Antonucci parla del fatto che quando un "malato di mente" commette un omicidio, la notizia viene propagandata a tamburo battente. Ciò per corroborare la grande bugia sulla pericolosità dei "malati mentali".
Questa cosa non mi è mai piaciuta, non va per niente.
Vogliono far credere che gli psichiatrizzati sono "pazzi pericolosi". Ovviamente, essendo i creduloni in abbondanza, il giochino funziona e tutti abboccano, se la bevono.
È facilmente verificabile che le persone pericolose presenti fra quelle psichiatrizzate, sono in percentuale pari alle persone non psichiatrizzate.
Detto ciò, faccio alcune delucidanti considerazioni.
Facciamo luce sul "brillante" modo di ragionare degli psichiatri, e di altre persone, e su quello che dicono.
Se fosse vero, come loro affermano e propagandano, che gli psichiatrizzati sono pericolosi, che solo loro sono pericolosi, che sono più pericolosi dei non psichiatrizzati, che in percentuale sono molti di più, quando uno psichiatrizzato commette un omicidio, dove sta la notizia, cosa c'è di così tanto eclatante, perché tutta quell'enfasi?
Cioè, se un "malato di mente è un pazzo pericoloso che compie omicidi" (che corrisponde al dire, né più né meno, che "le streghe fanno il malocchio, diamogli la caccia"), quando ciò succede, cosa c'è di strano, cosa c'è di particolare?
"Normale amministrazione", "normale routine": si sa, sono "pericolosi malati di mente".
Se così fosse, dovrebbe essere esattamente al contrario, e cioè fa notizia, dovrebbe far notizia, quando un non psichiatrizzato, quando un "sano di mente" commette un omicidio.
Questo dovrebbe essere eclatante. Il "malato mentale è pericoloso", e quindi si sa cosa può combinare, ma il "sano di mente", come mai ha ucciso?
Se così fosse, questa è la domanda, eventualmente, che ci si dovrebbe porre.
Sono certo di essere stato chiaro e che avete compreso, ma voglio fare degli esempi.
Dire "Un drogato si è bucato, un drogato si è bucato, un drogato si è bucato", o "Un alcolizzato si è ubriacato, un alcolizzato si è ubriacato, un alcolizzato si è ubriacato", non serve dirlo, lo si sa. Farebbe, diciamo, notizia e scalpore se persone che non si sono mai drogate o ubriacate, si drogassero o si ubriacassero. Allora, perché di questi ultimi non si dice nulla e poi puntualmente si parla del drogato che si è bucato?
Perché tutti gli omicidi commessi dagli psichiatrizzati vengono sempre sbandierati e reclamizzati e degli omicidi dei non psichiatrizzati ne parlano raramente?
La risposta, oltre ad arrivarci da soli, l'ho già detta.
Il fatto, lo ripeto, è che vogliono far credere che gli psichiatrizzati sono pericolosi e che compiono violenze in modo imprevedibile, inspiegabile e immotivato.
Ne fanno dei mostri, creano lo spauracchio nella popolazione, creano la leggenda metropolitana, creano il luogo comune, creano la falsa credenza, creano esseri umani da emarginare, escludere e rinchiudere, creano la discriminazione e il razzismo nei loro confronti, fanno nascere nei loro confronti lo svilimento, il deprezzamento, la non considerazione, l'irriguardosità, lo sminuimento, lo sdegno, l'irrisione, il compatimento, l'astio, l'aggressività.
Creano lo stigma MICIDIALE.
Tutto ciò è obbrobrioso.
So che non saranno di certo queste mie parole (parole per giunta dette da "un malato di mente"; un "malato mentale", uno con "turbe psichiche", uno con "alterati processi di pensiero", non è mica in grado di impostare discorsi, infatti, voi che mi leggete, lo capite che sono uno che non "ragiona bene") a far cessare o smussare anche di un minimo le strombazzature giornalistiche e gli stigmi.
So già cosa accadrà.
Gran parte del lavoro lo farà, ancora una volta, lo stigma. Poi, il pensare che il mio è un giudizio di parte. Infine, la cosa più "bella", è il silenzio assoluto.
Questa del silenzio è la strategia adottata da chi sa come stanno le cose.
Silenzio, perché si vuole ostentare e far pesare la voluta e calcolata non considerazione a chi parla e per far vedere agli altri che chi sta parlando non è degno di considerazione e risposte, per far vedere che è come se stesse parlando uno di poco conto che dice cose di nessun conto.
Conosco bene le reazioni dei burattinai, dei burattini e di coloro che a questi danno credito.
Ma io non ci sto.
Natale Adornetto
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Il processo - Franz Kafka
Essendo "Il processo" di Kafka sempre attuale e praticato in ogni tempo, luogo e circostanza, penso sia d'uopo ricordarne l'esistenza.
"Storia surreale di un impiegato di nome Josef K. che viene accusato, arrestato e processato per motivi misteriosi".
"K scopre così di essere oggetto di un oscuro processo, pensa ad un errore e decide di intervenire subito per risolvere lo spiacevole malinteso. Il protagonista cerca di combattere la macchina processuale, cervellotica e irrazionale, con la logica".
"Il signor K. si trova contro un muro di gomma che rifiuta la logica e pretende di dettare i tempi e la metodologia dello svolgimento del processo. Durante il processo K. non riesce a scoprire il proprio capo di imputazione".
"Il signor K. muore in conseguenza di una condanna inflittagli da un tribunale che non ha mai voluto informarlo delle accuse a suo carico e che non gli ha mai consentito di attuare una vera difesa per il suo presunto crimine, qualunque esso sia stato".
"Da questa incomprensibilità e inaccessibilità della legge derivano i molteplici temi presenti nel romanzo: la solitudine dell'uomo; l'impossibilità di stabilire un rapporto di adesione col mondo che lo circonda e di trovare nella sua giornaliera trama di gesti e di vicende un senso plausibile; l'impossibilità di realizzarsi in una dimensione di autenticità; la consapevolezza della sua condizione di escluso, di « straniero »; il senso di essere oggetto di una determinazione di cui ignora i fini e in ultimo la sua alienazione. Tutto questo però non è rappresentato da Kafka come una situazione di cui non resti altro che prendere atto: il suo atteggiamento cioè NON È QUELLO DELLA RASSEGNAZIONE O DEL VITTIMISMO. Basta pensare al protagonista di questo romanzo che fino all'ultimo non desiste dal suo scopo".
"Kafka considera l'uomo sempre colpevole perché è condannato da una giustizia misteriosa, amministrata da una burocrazia sordida e meschina".
Ma io non ci sto.
Natale Adornetto

Questa cosa non mi è mai piaciuta, non va per niente.
Vogliono far credere che gli psichiatrizzati sono "pazzi pericolosi". Ovviamente, essendo i creduloni in abbondanza, il giochino funziona e tutti abboccano, se la bevono.
È facilmente verificabile che le persone pericolose presenti fra quelle psichiatrizzate, sono in percentuale pari alle persone non psichiatrizzate.
Detto ciò, faccio alcune delucidanti considerazioni.
Facciamo luce sul "brillante" modo di ragionare degli psichiatri, e di altre persone, e su quello che dicono.
Se fosse vero, come loro affermano e propagandano, che gli psichiatrizzati sono pericolosi, che solo loro sono pericolosi, che sono più pericolosi dei non psichiatrizzati, che in percentuale sono molti di più, quando uno psichiatrizzato commette un omicidio, dove sta la notizia, cosa c'è di così tanto eclatante, perché tutta quell'enfasi?
Cioè, se un "malato di mente è un pazzo pericoloso che compie omicidi" (che corrisponde al dire, né più né meno, che "le streghe fanno il malocchio, diamogli la caccia"), quando ciò succede, cosa c'è di strano, cosa c'è di particolare?
"Normale amministrazione", "normale routine": si sa, sono "pericolosi malati di mente".
Se così fosse, dovrebbe essere esattamente al contrario, e cioè fa notizia, dovrebbe far notizia, quando un non psichiatrizzato, quando un "sano di mente" commette un omicidio.
Questo dovrebbe essere eclatante. Il "malato mentale è pericoloso", e quindi si sa cosa può combinare, ma il "sano di mente", come mai ha ucciso?
Se così fosse, questa è la domanda, eventualmente, che ci si dovrebbe porre.
Sono certo di essere stato chiaro e che avete compreso, ma voglio fare degli esempi.
Dire "Un drogato si è bucato, un drogato si è bucato, un drogato si è bucato", o "Un alcolizzato si è ubriacato, un alcolizzato si è ubriacato, un alcolizzato si è ubriacato", non serve dirlo, lo si sa. Farebbe, diciamo, notizia e scalpore se persone che non si sono mai drogate o ubriacate, si drogassero o si ubriacassero. Allora, perché di questi ultimi non si dice nulla e poi puntualmente si parla del drogato che si è bucato?
Perché tutti gli omicidi commessi dagli psichiatrizzati vengono sempre sbandierati e reclamizzati e degli omicidi dei non psichiatrizzati ne parlano raramente?
La risposta, oltre ad arrivarci da soli, l'ho già detta.
Il fatto, lo ripeto, è che vogliono far credere che gli psichiatrizzati sono pericolosi e che compiono violenze in modo imprevedibile, inspiegabile e immotivato.
Ne fanno dei mostri, creano lo spauracchio nella popolazione, creano la leggenda metropolitana, creano il luogo comune, creano la falsa credenza, creano esseri umani da emarginare, escludere e rinchiudere, creano la discriminazione e il razzismo nei loro confronti, fanno nascere nei loro confronti lo svilimento, il deprezzamento, la non considerazione, l'irriguardosità, lo sminuimento, lo sdegno, l'irrisione, il compatimento, l'astio, l'aggressività.
Creano lo stigma MICIDIALE.
Tutto ciò è obbrobrioso.
So che non saranno di certo queste mie parole (parole per giunta dette da "un malato di mente"; un "malato mentale", uno con "turbe psichiche", uno con "alterati processi di pensiero", non è mica in grado di impostare discorsi, infatti, voi che mi leggete, lo capite che sono uno che non "ragiona bene") a far cessare o smussare anche di un minimo le strombazzature giornalistiche e gli stigmi.
So già cosa accadrà.
Gran parte del lavoro lo farà, ancora una volta, lo stigma. Poi, il pensare che il mio è un giudizio di parte. Infine, la cosa più "bella", è il silenzio assoluto.
Questa del silenzio è la strategia adottata da chi sa come stanno le cose.
Silenzio, perché si vuole ostentare e far pesare la voluta e calcolata non considerazione a chi parla e per far vedere agli altri che chi sta parlando non è degno di considerazione e risposte, per far vedere che è come se stesse parlando uno di poco conto che dice cose di nessun conto.
Conosco bene le reazioni dei burattinai, dei burattini e di coloro che a questi danno credito.
Ma io non ci sto.
Natale Adornetto
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Il processo - Franz Kafka
Essendo "Il processo" di Kafka sempre attuale e praticato in ogni tempo, luogo e circostanza, penso sia d'uopo ricordarne l'esistenza.
"Storia surreale di un impiegato di nome Josef K. che viene accusato, arrestato e processato per motivi misteriosi".
"K scopre così di essere oggetto di un oscuro processo, pensa ad un errore e decide di intervenire subito per risolvere lo spiacevole malinteso. Il protagonista cerca di combattere la macchina processuale, cervellotica e irrazionale, con la logica".
"Il signor K. si trova contro un muro di gomma che rifiuta la logica e pretende di dettare i tempi e la metodologia dello svolgimento del processo. Durante il processo K. non riesce a scoprire il proprio capo di imputazione".
"Il signor K. muore in conseguenza di una condanna inflittagli da un tribunale che non ha mai voluto informarlo delle accuse a suo carico e che non gli ha mai consentito di attuare una vera difesa per il suo presunto crimine, qualunque esso sia stato".
"Da questa incomprensibilità e inaccessibilità della legge derivano i molteplici temi presenti nel romanzo: la solitudine dell'uomo; l'impossibilità di stabilire un rapporto di adesione col mondo che lo circonda e di trovare nella sua giornaliera trama di gesti e di vicende un senso plausibile; l'impossibilità di realizzarsi in una dimensione di autenticità; la consapevolezza della sua condizione di escluso, di « straniero »; il senso di essere oggetto di una determinazione di cui ignora i fini e in ultimo la sua alienazione. Tutto questo però non è rappresentato da Kafka come una situazione di cui non resti altro che prendere atto: il suo atteggiamento cioè NON È QUELLO DELLA RASSEGNAZIONE O DEL VITTIMISMO. Basta pensare al protagonista di questo romanzo che fino all'ultimo non desiste dal suo scopo".
"Kafka considera l'uomo sempre colpevole perché è condannato da una giustizia misteriosa, amministrata da una burocrazia sordida e meschina".
Ma io non ci sto.
Natale Adornetto

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