14 febbraio 2010

Locandine e programma serate antipsichiatriche in Puglia

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Sabato 20 febbraio

ore 20.30


Il sopravvissuto’

Presentazione a cura di Sabatino Catapano

Monologo anticarcerario

Quando la dignità diventa follia’

Proiezione antipsichiatrica


Esperienze e dibattito su antipsichiatria

a cura di Natale Adornetto

autore del romanzo

Vengo dalla piccola valle”


19.30 - 20.30: cena a contributo

Per chi arriva da brindisi-taranto: prendere la superstrada taranto-brindisi e uscire a Francavilla est-Oria. Attraversare Francavilla e proseguire sul cavalcavia in direzione San Marzano di San Giuseppe. Dopo 7 km ca. girare a destra seguendo il cartello Urupia.

Comune Urupia: strada statale Francavilla Fontana-San Marzano di San Giuseppe Tel: 0831 890855 comune.urupia@gmail.com urupia.wordpress.com

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Puglia - 3 serate incentrate sulla critica alla psichiatria


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Il 18, 19 e 20 febbraio, in Puglia, ci saranno 3 serate antipsichiatriche.

Nell'attesa che le locandine siano pronte e che siano definite alcune piccolezze relative all'orario di inizio (che comunque potrà differire al massimo di mezzora rispetto a quella che indicherò) e ad altre piccolezze, do intanto la notizia di questi incontri, in modo che questa inizi a diffondersi.

I 3 incontri sono organizzati autonomamente da 3 diverse realtà. Conseguentemente, sta a me riunire il tutto, difatti, ognuna delle realtà organizzatrici farà la propria locandina e inoltrerà la notizia dell'incontro che si svolgerà nella loro sede.

- 18 febbraio a Molfetta (BA) alle ore 21 - Le Macerie
Le Macerie. Via dei Lavoratori - Zona Industriale Molfetta. Come arrivare: da Foggia e Bari SS16 bis, uscire a Molfetta Zona Industriale e girare subito a destra. Alla rotonda dopo il distributore proseguire dritto per 5oo m.

- 19 febbraio a Crispiano (TA) alle ore 20 - Masseria Autogestita Valente
Masseria Autogestita Valente. Da Crispiano, prendere per "Il Parco delle Querce". 2 chilometri prima del Parco, sulla destra, c'è la Masseria.

- 20 febbraio a San Marzano di San Giuseppe alle ore 20 - Comune Urupia
Comune Urupia. c.da Petrosa/c.da Cistonaro. 72021 Francavilla Fontana (Br) accesso: dalla S.P. Francavilla F.na (Br) -San Marzano di S.G. (Ta).
Queste le indicazioni che mi hanno dato via e-mail: "Urupia è situata nelle campagne tra francavilla fontana (br) e san marzano di san giuseppe (ta). Per arrivare con i mezzi la cosa più semplice è raggiungere la stazione ferroviaria di francavilla fontana che è abbastanza ben collegata (poi di lì ci occupiamo noi di andare a prendere chi arriva). Se qualcuno delle persone che conosci in zona ha l'esigenza di raggiungerci il 20 in questo modo sarebbe bene che si facesse sentire un paio di giorni prima in modo che possiamo organizzarci. Se si arriva con l'auto basta prendere la francavilla-san marzano. Da francavilla sono 7 km ca., e l'inizio dello sterrato è sulla destra, mentre venendo da san marzano la stradina si trova sulla sinistra dopo un paio di km. A quel punto basta seguire i cartelli -Urupia-.
(Quel passo l'ho messo in corsivo appositamente, e quelle parole sono riferite a chi dovesse arrivare in treno. La persona con cui ho parlato mi ha detto che non hanno problemi nell'andare a prendere le persone. L'unica cosa, come è su riportato, è che nel caso vanno contattate in modo che poi non facciano avanti e indietro).

Quando avrò tutte le locandine, farò un altro post e linkerò il presente, e viceversa.

Natale Adornetto

Nota 1 - Nell'articolo si parla del libro. Voglio però precisare che lo scorso dicembre è scaduto (per fortuna!) il contratto con la casa editrice, per cui il libro non è più edito, ed io ne ho una quindicina di copie.

07 febbraio 2010

Tutti pazzi per Basaglia: C'era una volta la città dei matti


C era una volta la città dei matti

Domenica 7 e lunedì 8 febbraio andrà in onda in prima serata su Rai Uno la miniserie "C'era una volta la città dei matti". Ad essere sincero, più che essere interessato a comunicare che verrà trasmesso questo film, sono più interessato a certe tematiche. Io, ovviamente, non ho ancora visto il film, quindi non posso pronunciarmi su di esso. Però, a prescindere da ciò e a prescindere dal fatto che il film possa essere ottimo, certe realtà ci sono state, ci sono e permarranno, ed è su alcune di queste che intendo brevemente soffermarmi, facendo leva anche su ciò che Maria Grazia Giannichedda, sociologa che ha collaborato con Franco Basaglia e Presidente della Fondazione Franca e Franco Basaglia, ha scritto in un suo articolo pubblicato da Il Manifesto il 5 febbraio 2010.

Ho detto in tante occasioni che è solo una favola quella del "Manicomi chiusi! Tutti liberi!" strillata a pie' sospinto e in coro dopo l'entrata in vigore della legge 180 del 1978 che poi venne inglobata nella legge 833 dello stesso anno. Stesso discorso in relazione al fatto che finalmente le persone sarebbero state trattate umanamente e sarebbero state rispettate. Ma dove e quando? Questa è soltanto un'altra favola, e l'aspetto più pericoloso è che la quasi totalità delle persone ci ha creduto e ci crede, crede senza ombra di dubbio che le persone psichiatrizzate vengano rispettate, considerate ed aiutate, che certe vicende siano solamente casi di malasanità e che ciò avvenga raramente, che sono casi isolati. Potrei continuare, ma mi fermo.

Siamo tantissime le persone che sappiamo come funzionano certe cose, come viene preparato il terreno per la riuscita di un qualcosa. Una cosa oggi, un'altra domani, ecc., ecc., ecc. Tutto ben calcolato e studiato, da propinare nel giusto modo, con le giuste dosi e nel giusto tempo, per poi giungere all'apoteosi finale. Non è mia intenzione fare una ricapitolazione ed una disamina di certi eventi, e il motivo per cui non la faccio è molto semplice. Per usare una metafora, chi è libero non ha bisogno di liberarsi, e per chi non è libero non bastano certe cose per liberarsi. Non credo affatto, e ciò perché l'ho verificato e lo verifico continuamente, che una persona che crede nella chiesa, cambia idea perché le si svela una qualche magagna. Per cui, qui, non sto a scrivere più di tanto. Mi basta dire che dal 9 al 13 febbraio ci sarà a Trieste un incontro internazionale sulla salute mentale, che Peppe Dell'Acqua è il direttore del DSM di Trieste e che, assieme ad altre persone, ha presentato il film per l'anteprima di esso.

2+2 fa 4, e tutti i conti tornano. Si tratta di Basaglia e di psichiatrizzati, ma che importanza ha? Non si sa che i Frutti di un Lavoro se li prende chi non c'entra? Non si sa che chi non fa niente, poi si fa avanti per prendersi i meriti di qualcosa e per decantare le sue "lodi"? Non si sa quanto piace a tante persone autocelebrarsi per cose inconsistenti o inventandosene di mirabolanti? Non si sa che certe persone non se la fanno sfuggire per niente l'occasione di autolegittimarsi e di legittimarsi come gli unici eredi e gli unici continuatori dell'opera di Basaglia? Tanti psichiatri, all'occasione, hanno i vuoti di memoria sul fatto che hanno fortemente osteggiato Basaglia e che sono loro che hanno boicottato e continuano a boicottare l'opera di Basaglia e la legge 180/833.

Ma a che serve dire tutto ciò? L'incontro a Trieste ci sarà, e sarà come tutti gli altri, saranno giorni in cui verrà glorificata la psichiatria e le sue "conquiste" e verranno santificati ancor più gli psichiatri e le psichiatre. Ci saranno centinaia e centinaia di persone che penderanno dalle labbra degli oracoli, pardon, degli oratori e plaudiranno ed applaudiranno a non finire. Saranno giorni di festa e di sorrisi e di abbracci, e ognuno vorrà essere e sentirsi partecipe dell'evento e della grande galassia della psichiatria, così come anche il più miserabile, cencioso e servizievole dei raccattapalle tiene tantissimo in un qualche modo ad essere considerato come facente parte della squadra del cuore. Ci saranno tanti flash, tanti giornalisti, tante interviste e tanti articoli sui giornali, e possibilmente anche dei servizi sulle tv nazionali. Non mancheranno politici e cariche istituzionali, così come non mancheranno lauti banchetti e brindisi.

E durante quei giorni, come tutti gli altri giorni dell'anno - mentre ci saranno bevute, pacche sulle spalle e strette di mano a destra a sinistra e a centro - centinaia di migliaia di persone psichiatrizzate subiranno gli stessi trattamenti disumanizzanti e verranno zombizzati sempre più con gli psicofarmaci o con qualche altra deliziosa specialità psichiatrica. E ciò in tutta Italia ovviamente. L'aver da parte mia citato Trieste e Dell'Acqua non vuol dire che in tutti gli altri luoghi non ci siano certe cose, per cui questi riferimenti non vanno equivocati né essere utilizzati come spunto per puntare il dito solo verso essi.

Ma in definitiva, che si vuole? Non ci basta il film? Ma che si vorrebbe, per caso, far sì che certe cose divengano addirittura realtà? "Ma allora siete veramente .....!". No, non lo siamo, non è vero, così come non è vero che c'era una volta la città dei matti: i luoghi ove si viene ridotti come larve sono molto più numerosi di quelli di una volta. Oppure, diciamola meglio, diciamola per come è. È vero che c'era una volta la città dei matti. Ora, non c'è più, e al posto di essa ci sono migliaia e migliaia di luoghi nei quali le persone vengono mentalmente intorpidite ed imprigionate.

http://www.comicomix.com/images/loscarabocchio/manicomio%20san%20girolamo.jpg

N.B. Un grazie a Monica Capo per avermi fatto conoscere, linkandolo nella mia bacheca, l'articolo della Giannichedda pubblicato da Il Manifesto.

01 febbraio 2010

La Lega vuole controlli psichiatrici su tutti gli immigrati


TRENTO (28 gennaio) - «Sottoporre sistematicamente tutti gli immigrati ad esame sanitario e psichiatrico». È la proposta della Lega Nord del Trentino, contenuta in un'interrogazione al presidente della Provincia di Trento Lorenzo Dellai. L'idea, se così si può definire, prende spunto dall'arresto, nei giorni scorsi, di un ragazzo di 17 anni algerino, accusato di tentata violenza sessuale nei confronti di una giovane trentina: il ragazzo avrebbe poi danneggiato la cella del reparto detenuti all'ospedale S.Chiara e avrebbe messo in atto pratiche di autolesionismo.


«Quanto accaduto - si legge nell'interrogazione - dimostra senza ulteriori necessità di prova come tante, troppe volte gli immigrati, legali e non, che giungono sul nostro territorio abbiano serie problematiche sanitarie e/o psichiatriche in atto, con grave pericolo di contagio e/o di incolumità per tutti i malcapitati che dovessero venire in contatto fortuito con con questi soggetti».

Per questo la Lega Nord chiede di attuare nei confronti di tutti gli immigrati «sistematici controlli per appurarne l'esatto quadro clinico in modo che non possano nuocere, per contagio passivo o per violenza, ai cittadini inermi che dovessero inopinatamente entrare in contatto con costoro».

Dellai: Lega scherza con il fuoco. «Questa è l'ennesima dimostrazione di come la Lega Nord sta veramente scherzando col fuoco». È così che il presidente della Provincia autonoma di Trento e coordinatore di Alleanza per l'Italia a livello nazionale, Lorenzo Dellai, ha commentato la proposta lanciata dalla Lega Nord. «Abbiamo avuto dalla storia - ha proseguito Dellai - molti esempi di cattivi maestri, che instillavano disvalori nella comunità e abbiamo visto molto spesso come questi maestri hanno prodotto grandi sciagure. La Lega Nord sta cavalcando le paure e sta instillando odio sociale. Ciò non può che produrre grande pericolo per il futuro nostre comunità. Sono convinto che non possiamo sottovalutare questi atteggiamenti, anche se verrebbe spontaneo farci sopra una risata. Purtroppo non è così, perchè questo costante stillicidio di provocazioni sta creando una cultura della chiusura e della paura, che è esattamente l'opposto di quello che serve per difendere la coesione e l'ordine pubblico nelle nostre comunità». «Sarebbe anche interessante - ha concluso Dellai - sapere qual è l'opinione dei cosiddetti moderati del centrodestra su queste affermazioni, posto che alla Lega Nord il centrodestra ha sostanzialmente dato in appalto gran parte del Nord Italia».

Il Messaggero.it - Trento, la Lega Nord alza il tiro: controlli psichiatrici su tutti gli immigrati
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Russia, la psichiatria punitiva

di Carlo Benedetti

Mosca. In Russia è di nuovo “dissenso” e tornano anche quei metodi di lotta e di repressione che erano tipici dei tribunali sovietici e degli organi della “sicurezza”. E per chi non è d’accordo con il Cremlino si aprono ancora una volta le porte dei manicomi. Il “caso“ di questi giorni è esemplare e porta un nome: Julia Privedennaja, 35 anni, ingegnere. Vive a Mosca e la sua vicenda personale va raccontata dall’inizio per comprendere alcuni aspetti della società russa di oggi. Non si può fingere di essere equidistanti o di tenere gli occhi chiusi mentre si assiste al ritorno sulla scena di una psichiatria punitiva, di conseguenza il cronista va sul posto. Incontra Julia e i suoi amici ed assiste, in piazza, anche ad alcuni meeting di protesta in una Mosca battuta dal freddo polare.

Ecco la storia. Julia ha riunito un gruppo di entusiasti che si dedicano alla propaganda di ideali umanistici. Nello stesso tempo, con tutti loro, s’impegna a realizzare, nella profonda campagna russa, una fattoria. E nasce, parallelamente, un’attività estremamente significativa, che tocca anche il campo dell’etica e dello sviluppo di ideali che - secondo le idee di Julia - dovrebbero contribuire a rafforzare l’unità e l’idea russa. Quindi una normale azione di impegno sociale e culturale, una vera e propria organizzazione di volontariato come occasione per entrare in contatto con la cultura e la popolazione.

Julia e il suo collettivo danno vita ad un modello comunitario di vita e lavoro, in reazione a culture diverse. I campi di questo volontariato sono di varia natura. Da una parte vi è una attività, spesso manuale, all'interno della comunità; dall'altra c’è la formazione di una cultura imperniata sui valori della solidarietà, della non violenza, della convivenza pacifica. Tutto in un quadro che punta ad affermare la responsabilità storica dell’intellighentsija.

Punti e temi di riferimento del movimento avviato da Julia sono tanti e di diverso orientamento. Si va dalla gestione delle fattorie agricole allo studio dell’esperanto, dall’esame delle opere di Pitagora all’impegno sociale per lo sviluppo della Russia... Ma c’è anche una decisa presenza nella realtà dei diritti umani. Julia e i suoi compagni scendono in campo per combattere i soprusi che - a loro parere – si verificano in questa fase post-sovietica. Dimenticano però che ci sono - anche oggi - alcuni “santuari” che non vanno violati.

Ed è questa “attività” socio-culturale che pone il movimento in dissenso con il Cremlino di oggi. Il gruppo di Julia va ad invadere terreni minati. Ad esempio il ruolo dei servizi di sicurezza, le malefatte del vecchio Kgb, i connubi tra il Cremlino e le oligarchie, nomi e cognomi che tornano alla luce. Il punto è proprio questo. Julia viene arrestata e messa in carcere (prima in quello di Lyuberetskiy e poi in quello di Kolomna) per le sue idee. L’accusano di dare vita a formazioni militari.

Ed ora con un nuovo processo il rischio è quello di venire condannata perchè psichicamente malata. C’è una manovra in atto per rinchiuderla in un manicomio. E’ una vecchia pratica del sistema sovietico che così cercava di combattere il dissenso. Torna alla ribalta quel triste ospedale “Serbskij” dove ai tempi dell’Urss venivano effettuate le “indagini” per stabilire chi fosse psichicamente malato. E si sapeva che, una volta entrato in quel girone, la decisione era stata già presa.