
Domenica 7 e lunedì 8 febbraio andrà in onda in prima serata su Rai Uno la miniserie "C'era una volta la città dei matti". Ad essere sincero, più che essere interessato a comunicare che verrà trasmesso questo film, sono più interessato a certe tematiche. Io, ovviamente, non ho ancora visto il film, quindi non posso pronunciarmi su di esso. Però, a prescindere da ciò e a prescindere dal fatto che il film possa essere ottimo, certe realtà ci sono state, ci sono e permarranno, ed è su alcune di queste che intendo brevemente soffermarmi, facendo leva anche su ciò che Maria Grazia Giannichedda, sociologa che ha collaborato con Franco Basaglia e Presidente della Fondazione Franca e Franco Basaglia, ha scritto in un suo articolo pubblicato da Il Manifesto il 5 febbraio 2010.
Ho detto in tante occasioni che è solo una favola quella del "Manicomi chiusi! Tutti liberi!" strillata a pie' sospinto e in coro dopo l'entrata in vigore della legge 180 del 1978 che poi venne inglobata nella legge 833 dello stesso anno. Stesso discorso in relazione al fatto che finalmente le persone sarebbero state trattate umanamente e sarebbero state rispettate. Ma dove e quando? Questa è soltanto un'altra favola, e l'aspetto più pericoloso è che la quasi totalità delle persone ci ha creduto e ci crede, crede senza ombra di dubbio che le persone psichiatrizzate vengano rispettate, considerate ed aiutate, che certe vicende siano solamente casi di malasanità e che ciò avvenga raramente, che sono casi isolati. Potrei continuare, ma mi fermo.
Siamo tantissime le persone che sappiamo come funzionano certe cose, come viene preparato il terreno per la riuscita di un qualcosa. Una cosa oggi, un'altra domani, ecc., ecc., ecc. Tutto ben calcolato e studiato, da propinare nel giusto modo, con le giuste dosi e nel giusto tempo, per poi giungere all'apoteosi finale. Non è mia intenzione fare una ricapitolazione ed una disamina di certi eventi, e il motivo per cui non la faccio è molto semplice. Per usare una metafora, chi è libero non ha bisogno di liberarsi, e per chi non è libero non bastano certe cose per liberarsi. Non credo affatto, e ciò perché l'ho verificato e lo verifico continuamente, che una persona che crede nella chiesa, cambia idea perché le si svela una qualche magagna. Per cui, qui, non sto a scrivere più di tanto. Mi basta dire che dal 9 al 13 febbraio ci sarà a Trieste un incontro internazionale sulla salute mentale, che Peppe Dell'Acqua è il direttore del DSM di Trieste e che, assieme ad altre persone, ha presentato il film per l'anteprima di esso.
2+2 fa 4, e tutti i conti tornano. Si tratta di Basaglia e di psichiatrizzati, ma che importanza ha? Non si sa che i Frutti di un Lavoro se li prende chi non c'entra? Non si sa che chi non fa niente, poi si fa avanti per prendersi i meriti di qualcosa e per decantare le sue "lodi"? Non si sa quanto piace a tante persone autocelebrarsi per cose inconsistenti o inventandosene di mirabolanti? Non si sa che certe persone non se la fanno sfuggire per niente l'occasione di autolegittimarsi e di legittimarsi come gli unici eredi e gli unici continuatori dell'opera di Basaglia? Tanti psichiatri, all'occasione, hanno i vuoti di memoria sul fatto che hanno fortemente osteggiato Basaglia e che sono loro che hanno boicottato e continuano a boicottare l'opera di Basaglia e la legge 180/833.
Ma a che serve dire tutto ciò? L'incontro a Trieste ci sarà, e sarà come tutti gli altri, saranno giorni in cui verrà glorificata la psichiatria e le sue "conquiste" e verranno santificati ancor più gli psichiatri e le psichiatre. Ci saranno centinaia e centinaia di persone che penderanno dalle labbra degli oracoli, pardon, degli oratori e plaudiranno ed applaudiranno a non finire. Saranno giorni di festa e di sorrisi e di abbracci, e ognuno vorrà essere e sentirsi partecipe dell'evento e della grande galassia della psichiatria, così come anche il più miserabile, cencioso e servizievole dei raccattapalle tiene tantissimo in un qualche modo ad essere considerato come facente parte della squadra del cuore. Ci saranno tanti flash, tanti giornalisti, tante interviste e tanti articoli sui giornali, e possibilmente anche dei servizi sulle tv nazionali. Non mancheranno politici e cariche istituzionali, così come non mancheranno lauti banchetti e brindisi.
E durante quei giorni, come tutti gli altri giorni dell'anno - mentre ci saranno bevute, pacche sulle spalle e strette di mano a destra a sinistra e a centro - centinaia di migliaia di persone psichiatrizzate subiranno gli stessi trattamenti disumanizzanti e verranno zombizzati sempre più con gli psicofarmaci o con qualche altra deliziosa specialità psichiatrica. E ciò in tutta Italia ovviamente. L'aver da parte mia citato Trieste e Dell'Acqua non vuol dire che in tutti gli altri luoghi non ci siano certe cose, per cui questi riferimenti non vanno equivocati né essere utilizzati come spunto per puntare il dito solo verso essi.
Ma in definitiva, che si vuole? Non ci basta il film? Ma che si vorrebbe, per caso, far sì che certe cose divengano addirittura realtà? "Ma allora siete veramente .....!". No, non lo siamo, non è vero, così come non è vero che c'era una volta la città dei matti: i luoghi ove si viene ridotti come larve sono molto più numerosi di quelli di una volta. Oppure, diciamola meglio, diciamola per come è. È vero che c'era una volta la città dei matti. Ora, non c'è più, e al posto di essa ci sono migliaia e migliaia di luoghi nei quali le persone vengono mentalmente intorpidite ed imprigionate.

N.B. Un grazie a Monica Capo per avermi fatto conoscere, linkandolo nella mia bacheca, l'articolo della Giannichedda pubblicato da Il Manifesto.