10 agosto 2010

Carlo Ciccioli, la malattia mentale e il contratto di Ulisse


CARLO CICCIOLI, LA MALATTIA MENTALE E IL CONTRATTO DI ULISSE


Dopo l'ultima ascesa del Governo Berlusconi, in poco meno di un anno sono stati presentati ben 5 DDL (Disegni di Legge) per la modifica della Legge 13 maggio 1978 n° 180, successivamente integrata negli articoli 33, 34, 35 e 64 della Legge 23 dicembre 1978 n° 833.
In questo articolo prenderò in considerazione soltanto il DDL dello psichiatra e parlamentare Carlo Ciccioli. Ciò sia perché finora Ciccioli è stato il più battagliero e il più deciso nel far approvare il suo DDL e sia perché proprio di recente si è discusso del suo DDL alla Camera.

Per essere precisi, intendo argomentare sul contratto di Ulisse di cui Carlo Ciccioli parla nel suo DDL.
Dal DDL:
" la necessità di tenere presente quanto, su un piano etico, sia giusto riconoscere al paziente psichiatrico in termini di dignità ed autodeterminazione che devono essere salvaguardate anche in relazione alla patologia presentata. In questa ottica, dovendosi conciliare le esigenze dell’individuo con quelle dell’attività clinica, molto attuale risulta una proposizione di collaborazione medico-paziente, rispettosa dei diritti di quest’ultimo, ma duttile alle esigenze terapeutiche. Si tratta del contratto terapeutico vincolante per il proseguimento delle cure che ben si configura con la denominazione di «contratto di Ulisse»: esso vincola il paziente, originariamente d’accordo, a farsi seguire anche a prescindere da una volontà contraria, manifestata in una successiva fase della malattia [...] il principio di autodeterminazione riconosce il primato della persona sugli interessi della scienza e della società, nonchè il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali di uguaglianza, autonomia e libertà dell’individuo quali espressioni di valori e principi universali ed inalienabili".


Segue una lista di Codici, Dichiarazioni e Convenzioni sui diritti fondamentali e inviolabili della persona, e si continua a parlare di "centralità riconosciuta al principio di autodeterminazione". Poi:
" Con tale strumento, definito dalla letteratura scientifica americana «contratto di Ulisse», sarebbe possibile gestire consapevolmente comportamenti patologici stabilendo disposizioni in merito alla propria ospedalizzazione o al trattamento con terapie specifiche da far valere anche per l’ipotesi che, nei periodi di crisi, si manifesti una volontà contraria"

Vi invito a riflettere su alcuni punti. Si parla tanto di diritti, autonomia, libertà, autodeterminazione, ma poi ciò che di fatto accadrebbe, è che la persona che contrae il contratto di Ulisse perde ogni diritto, autonomia, libertà e autodeterminazione. Una volta vincolata col contratto di Ulisse, la persona non può tornare indietro, non può cambiare idea, non può prendere un'altra decisione, non può avere una volontà contraria. Può manifestare una volontà contraria, ma questa non conta, vale il contratto di Ulisse stipulato prima.
E stando così le cose, vanno a farsi benedire e si gettano alle ortiche tutti i bei discorsi sull'autonomia e sull'autodeterminazione. Dove sta l'autodeterminazione in una persona a cui viene negata una decisione sulla base di un impegno assunto in precedenza? Il punto è "Firma, e perderai autonomia e autodeterminazione".
E questo già basta a capire che quelle belle parole sono solamente fumo negli occhi.
C'è poi un altro punto. Vien detto che il manifestare una volontà contraria a quella espressa in precedenza, può esserci nei momenti di crisi. Viene cioè stabilito - ma su quali basi? - che la volontà contraria è dovuta alla crisi, e che quindi va considerata la volontà iniziale. Certo, uno in crisi mica può prendere decisioni, no? Automaticamente, è ovvio che la persona che cambia idea viene etichettata come persona in crisi, così il giochino è fatto.
Mi sfugge però un'altra cosa. La persona, quando fa il patto di Ulisse, non è in crisi, giusto? Se fosse in crisi non potrebbe assumere questo impegno, giusto? Perché se è in crisi non può decidere cosa è meglio per sé. Quindi, la persona che si impegna nel contratto di Ulisse, come si evince dal DDL, non è in crisi, sta bene. Ma se sta bene, se non è in crisi, perché le vien fatto assumere l'impegno di curarsi?
Riassumendo, per il DDL quando le persone accettano il contratto di Ulisse, non sono in crisi. Entrano in crisi al momento in cui manifestano una volontà contraria.

Ma ora arriviamo al nodo principale. Secondo la psichiatria e gli psichiatri, i malati di mente sono persone incapaci di badare a se stesse, persone che non sono in grado di gestirsi e di prendere decisioni. Che per la psichiatria sia così, ed anche peggio, ognuno lo può abbondantemente verificare.
Seguendo il pensiero della psichiatria - e qui è questo che va preso in considerazione anche se c'è chi, come me, non lo condivide affatto - viene spontaneo chiedersi come può un malato mentale assumere un impegno come quello che è implicito e che scaturisce dal contratto di Ulisse. Cioè, persone a cui non si lascia decidere nulla, a cui non si lascia fare nulla, persone a cui non si affida neanche uno spillo, persone stigmatizzate e considerate come esseri da accudire, da guidare e da gestire, ecc., ecc., ecc., all'improvviso, e per un attimo, da "no buone" diventano "buone", da persone che non sanno scegliere nemmeno su inezie diventano persone capaci, autonome e autodeterminate a tal punto che possono decidere di vincolarsi con l'oneroso contratto di Ulisse?

Vogliono far credere ciò? Vogliono far credere che i "malati mentali" avrebbero autonomia e autodeterminazione? Ma a chi, ma dove e quando? Ma se queste cose spesso non vengono concesse neppure alle persone considerate "migliori", figurarsi se le regalano a piene mani alle persone che stigmatizzano e annullano con le diagnosi di malati mentali.

Concludendo, il succo fondamentale di questo discorso si può condensare nella seguente domanda. Come può un "malato di mente" a cui viene negata e misconosciuta qualsiasi minima autonomia e autodeterminazione e ogni capacità decisionale anche minima, essere poi capace di optare per il contratto di Ulisse?

Mi piacerebbe che qualche persona ponesse, mettendolo alle strette, questa domanda in Parlamento a Carlo Ciccioli mentre dibattono del suo DDL. E mi piacerebbe sentire e vedere su quali specchi si proverebbe la scalata.

Natale Adornetto - Dottore in psicologia