16 febbraio 2011

La vicenda di Katiuscia Favero, morta in OPG nel novembre 2005

Chi ricorda Katiuscia? S’impiccò alla recinzione alta mezzo metro... «Mamma, portami a casa, ho paura». E il giorno dopo alla madre consegnarono un cadavere. Successe in un ospedale psichiatrico giudiziario nel Mantovano. Suicidio dissero, ma le cose non tornano

- Il caso

di Valentina Calderone

Mamma portami via da qui, ho paura. Sta succedendo qualcosa di strano»: queste le ultime parole, sussurrate al telefono per non farsi sentire, di Katiuscia Favero alla madre Patrizia il 16 novembre 2005. Katiuscia morirà qualche ora dopo all'interno dell'Opg di Castiglione dello Stiviere, in provincia di Mantova. Pochi giorni e sarebbe tornata a casa. Aveva appena finito di scontare una pena nel carcere di Pontedecimo e si trovava all’Opg perché all'atto della scarcerazione presentava «alterazioni psichiche». Una storia difficile, la sua: l’incontro con il primo psichiatra a 13 anni per il percorso di disintossicazione dalla droga, la diagnosi di disturbo della personalità borderline, piccoli furti. Questo ha determinato lo svolgersi dei 32 anni della sua vita, trascorsa tra il carcere e gli Opg, nonostante, a detta dello psichiatra che la segue da sempre, l’inserimento nella vita familiare sarebbe stato la terapia più opportuna. Possibilità che Katiuscia non ha avuto. Nel 2002, sempre nell’Opg di Castiglione, denuncia di avere subito violenza sessuale da parte di un medico e due infermieri. Il giorno dopo il fatto, per magia, i problemi psichici che l’avevano portata fuori dal carcere e dentro l’Opg sembrano svaniti, viene così dichiarata compatibile con il regime detentivo e nuovamente trasferita. Ma nel 2005, a fine pena, viene rimandata (con diagnosi opposta alla precedente) in quello stesso luogo dove diceva di aver subito violenza. Decisione che risulta incomprensibile. Il medico e gli infermieri verranno assolti nel 2008, il certificato ginecologico che proverebbe le lesioni subite dalla giovane verrà smarrito. Oltre a questo, Katiuscia riferiva particolari inquietanti riguardo la vita all’interno dell’Opg: punizioni per aver mangiato caramelle o bevuto bibite, somministrazioni di enormi quantità di farmaci che rifiutava di prendere e nascondeva per paura di ritorsioni. Quale fosse il regime all’interno di quell’Opg è testimoniato dalle parole del cappellano che, rivolgendosi alla madre, dice: «Si rassegni signora, i ragazzi hanno paura a parlare. Tutti i casi sono sempre stati archiviati». Il giorno successivo alla telefonata, così preoccupata e preoccupante, della figlia, Patrizia chiama per accertarsi delle sue condizioni. Una serie di risposte evasive e poi, verso le 12, qualcuno che le dice: «Signora, sua figlia ha fatto una birichinata. Si è suicidata». Patrizia vuole vedere il corpo, deve urlare e piangere perché acconsentano. Le raccontano una dinamica del suicidio alla quale non crederà mai: Katiuscia è stata trovata nel cortile, impiccata con un lenzuolo bagnato a una recinzione. Le consigliano di non richiedere l’autopsia, ma le cose non tornano. Come ha fatto Katiuscia ad uscire, dato che l’accesso serale al giardino è precluso? Come ha fatto ad impiccarsi ad una recinzione bassa e semi-cadente? Perché sul collo c’è il segno di un cordino, non compatibile con il lenzuolo che avrebbe usato per uccidersi? Perché ha una ferita dietro la testa? Perché ha i pantaloni sporchi d’erba e fango ma le suole delle scarpe sono pulite? Il procedimento per omicidio è stato archiviato.

Fonte: L'Unità

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Katiuscia Favero: e chi è?

Katiuscia Favero il pomeriggio del 16 novembre chiama sua madre perché ha bisogno di soldi e poi a bassa voce, in modo che nessuno la sente le confida: “Ho paura mamma, accadono cose strane, vieni a prendermi” La madre cerca di tranquillizzarla, il 28 novembre Katiuscia sarebbe uscita dall’Ospedale psichiatrico giudiziario (Opg) di Castiglione delle Stiviere in provincia di Mantova. Il giorno dopo, mattina presto, Patrizia chiama presso l’OPG, cerca l’assistente sociale perché ha bisogno di alcuni documenti. Le prime due volte le viene detto che l’assistente sociale ancora non è arrivata, alla terza, erano le 12 circa, invece di passargliela, la fanno parlare con il Dott. Vernizzi il quale le dice: “Sua figlia ha fatto una birichinata!” Patrizia pensa che l’avesse combinata grossa, un litigio. Il medico continua: “Si faccia coraggio sua figlia è morta! Si è suicidata ieri sera nel reparto Arcobaleno” La madre si chiede “Perché non sono stata avvertita alla prima telefonata che ho fatto alle 9, oppure la sera stessa? Cosa non dovevo sapere o non sentire?” Il magistrato non vuole disporre l’autopsia, la morte è chiara “… la causa è da imputarsi a diastasi articolazione atlante epistrofea e soffocamento da impiccagione”. Patrizia fa tutti i giorni Varazze-Mantova, Mantova-Varazze deve sapere la verità. Sua figlia aveva un diario, quando le viene restituito mancano alcune pagine, fra le quali proprio quella del 16 novembre. Sua figlia non aveva motivo per togliersi la vita, sarebbe uscita dopo pochi giorni; al 28 novembre aveva scritto: “Che bello oggi viene mamma a prendermi!” La madre si reca sul luogo del ritrovamento, un giardino dove la sera nessuno, oltre al personale medico, poteva avere accesso (solo con un pass). Sui suoi indumenti all’altezza dei glutei e delle cosce segni verdi, forse a seguito di un trascinamento, le sue scarpe sono pulite, mentre il terreno era umido e fangoso. Si sarebbe tolta la vita con un lenzuolo, nessuno l’ha notata uscire con un lenzuolo eppure ci sono le telecamere (tranne nel giardino). La madre descrive la rete dov’è stata ritrovata: “Una di quelle da pollaio che se ti appendi viene giù, è impossibile che si sia potuta suicidare così, fra l’altro il lenzuolo non poteva entrare perché lo spazio era minimo.”

La vita di Katiuscia non è mai stata facile, dall’età di 13 anni inizia ad avere problemi di tossicodipendenza, qualche furto. Potrebbe essere recuperata, lo psichiatra del Centro di Igiene Mentale (Cim) di Savona ha sempre dichiarato che la ragazza poteva essere recuperata con un reinserimento nella vita familiare seguita dallo stesso Cim o strutture analoghe. Invece no, per Katiuscia un ospedale psichiatrico insieme a donne che hanno perfino ucciso i loro figli, quindi con problematiche più accentuate rispetto a lei definita “borderline”. Nel febbraio del 2002 denuncia una violenza sessuale da parte di un medico e due infermieri. Viene spostata in una casa circondariale a Genova. Al momento del processo scompare il referto ginecologico che sua madre aveva visto, il caso viene archiviato. Il magistrato di sorveglianza manda nuovamente Katiuscia a Castiglione delle Stiviere. Dove verrà trovata morta. Inizialmente il pm chiede il rinvio a giudizio per Antonio Esti (lo stesso infermiere che a suo tempo venne accusato dalla giovane di violenza sessuale) ma di nuovo viene archiviato il caso. La madre ancora oggi non ha nessun esito della perizia sottoungueale. Quindi nessuno è responsabile della morte di una ragazza di 32 anni quanto meno per mancata sorveglianza.

Fonte: SamantaDiPersio'S Blog

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La storia di Katiuscia Favero raccontata da Valentina Ascione

"Mamma ho paura, aiutami, portami via di qui". Sono queste le ultime parole di Katiuscia alla madre Patrizia, scambiate in una breve telefonata a poche ore dal tragico epilogo della sua giovane vita. La telefonata successiva di Patrizia sarà con il medico dell'Opg di Castiglione delle Stiviere: "Signora, sua figlia ha fatto una birichinata, stavolta l'ha fatta grossa. Si faccia coraggio". Katiuscia Favero era rinchiusa a Castiglione non perché avesse una pena da scontare, ma perché ritenuta pericolosa per gli altri e per se stessa. Gli Opg, Ospedali psichiatrici giudiziari, esistono in Italia sin dal 1975. Uniche strutture rimaste in piedi dopo la chiusura dei manicomi criminali, “sono spesso luoghi senza controllo, terre di nessuno e buchi neri del diritto”, spiega Irene Testa dell’associazione Il Detenuto Ignoto. Katiuscia, 30 anni e un passato reso difficile dall'incontro con la droga, era stata trasferita nell’istituto di Castiglione dal carcere di Sollicciano, dopo aver manifestato alcuni problemi psichici. Patrizia, però, crede che la causa del trasferimento sia stata un'altra, atroce. Katiuscia aveva rivelato di essere stata vittima in carcere di una violenza sessuale e, secondo la madre, il trasferimento a Castiglione dello Stiviere non fu che la conseguenza di questa sua denuncia. Una denuncia caduta nel vuoto e mai certificata perché, racconta Patrizia con amara ironia, il referto ginecologico è andato smarrito. Tra il 2002 e il 2008 Katiuscia fa due volte avanti a indietro tra il carcere fiorentino e l’Opg. L’ultimo viaggio – quello senza ritorno - verso Castiglione, quando la sua pena era ormai esaurita, ma non ancora il suo tasso pericolosità. Le davano da prendere delle pillole, ma Katiuscia le rifiutava. Anzi, le nascondeva sotto il letto, dietro i battiscopa, in attesa di poterle dare in custodia alla madre perché le facesse sparire. Gli inquirenti ne hanno trovate diverse nella sua cella, eppure nel corpo esanime della ragazza è stata rilevata un’altissima dose di barbiturici. L’hanno trovata in giardino, Katiuscia. In un giardino al quale avevano accesso solo medici e infermieri tramite un pass. Impiccata a una fragile rete metallica, con un blando lenzuolo bagnato, in ginocchio. La tuta strisciata da macchie d’erba, al contrario delle suole delle sue scarpe: candide. Dietro la testa una ferita. Sarebbe uscita in giardino senza che nessuno la vedesse; in una notte di novembre, proprio lei che – ricorda Patrizia – aveva paura del buio e soffriva il freddo. Si sarebbe uccisa 12 giorni prima di tornare a casa da sua figlia, allora 14enne, e da sua madre che ancora oggi mostra in giro le foto di quella ragazza bellissima, sorridente con il viso incorniciato da boccoli biondi. “Eccola, era questa mia figlia. Adesso non ce l’ho più”.

Fonte: Il detenuto ignoto

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Il video "Katiuscia Favero - Lucarelli racconta...", ove c'è un'intervista a Maria Patrizia Favero, la madre di Katiuscia:


3 commenti:

  1. L'OPG di Castiglione delle Stiviere è un Carcere!L'OPG di Castiglione delle Stiviere non è "il modello da seguire".Intervistate noi familiari che varchiamo quel portone da anni, non il Direttore che ci vuol far credere quello che non è,e vi racconteremo cose che nemmeno vi sognate!Dateci la parola senza il timore di essere puniti:noi familiari e i pazienti! grazie

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    1. luca bacchettaFeb 20, 2012 12:03 AM

      mi piacerebbe molto conoscere il to punto di vista e la tua esperienza. puoi dirmi come contattarti?

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  2. Penso che lei abbia capito che io sono contro le costrizioni e le brutalità. So ciò che succede sia negli OPG che nelle strutture psichiatriche, e so che la realtà non è affatto per come la raccontano gli addetti ai lavori. Io di certo non ho nessun problema a darle la parola, anzi. Però più di pubblicare qui la sua denuncia e di divulgarla nel mio piccolo, non posso fare. Se vuole farmi avere una sua testimonianza, mi scriva a questo indirizzo e-mail: nataleadornetto@yahoo.it
    Un cordiale saluto.
    Natale Adornetto

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