Per le madri i figli sono ancore della vita (Sofocle - Fedra, V secolo avanti Cristo).
Sto quasi finendo di leggere il libro di Samanta Di Persio "La pena di morte italiana".
Sono stato fortemente toccato da tante cose. Qui ne voglio trascrivere una, che è quella che mi ha più profondamente toccato, turbato, commosso e fatto venire le lacrime agli occhi.
La trascrivo per 2 motivi principalmente. Uno è perché possano qui leggere altre persone le parole che riporterò. L'altro è per far sì che possa rileggerle io.
Su facebook sto partecipando all'iniziativa "Perdiamo un libro" - La pena di morte italiana, che consiste nell'acquistare il libro per poi lasciarlo da qualche parte in modo che chi lo trovi possa leggerlo.
Per cui, fra qualche giorno, finita la lettura, non avrò più il libro, perché lo "perderò". E allora, almeno quelle parole voglio tenermele, voglio rileggerle, pensando a tutte le mamme piangenti della terra.
"Ho alcune immagini ferme nella mente.
Haidi nella stanza di Carlo, lì passa tutto il suo tempo, c'è il computer dove scrive, risponde alle centinaia di mail che sono arrivate, che arrivano e che arriveranno. In quella camera è tutto come il 20 luglio 2001.
Marietta, la mamma di Riccardo, una donna di sessantanove anni, assiste all'intervista che faccio alla figlia, la vedo piangere per tutto il tempo. Lacrime di sofferenza perché erano arrivati in Italia per trovare un lavoro, per avere una vita dignitosa, ripete: "Maledico l'Italia che ha ucciso il mio Riki"
Patrizia porta alcune cose - l'asse da stiro, la macchina per fare il pane - nella stanza di Federico per poter respirare ancora ciò che resta del figlio e per sentire la sua presenza.
Ornella invece va tutti i giorni al cimitero con il sole, il vento, la pioggia e la neve, porta i fiori più belli, spolvera la lapide di Niki ed è lì che trova la forza per chiedere di riaprire il caso archiviato dalla giustizia italiana".
(La pena di morte italiana, pagina 196).
Nel novembre del 1991 ho scritto una poesia pensando a mia madre, poesia che mia madre ha conservato e che poi ho inserito nel mio libro "Vengo dalla piccola valle".
Dedico questa poesia a tutte le mamme piangenti.
Natale Adornetto
IL SORRISO DI UN ATTIMO
Quante volte ho visto
nei tuoi fragili occhi
le immagini dei tuoi sogni
ormai sbiadite dall’egoismo della vita,
ingiustamente risvegliate
da un profondo lontano suono
solo per renderti la vita
ancora più amara
e per farti appassire
sempre di più.
Non sai più neanche piangere.
Vorrei, almeno per una volta,
che i tuoi occhi
avessero un breve sorriso
che duri per l’eternità,
dolcissima mia mamma.

Grazie Natale
RispondiEliminagrazie di tutto!!!
La poesia che hai dedicato a tua madre è bellissima.....mi ha fatto piangere!!
Un grande abbraccio
Ornella la mamma di Niki Aprile Gatti
Grazie anche a te, Ornella, e anche a te giunga un grande abbraccio.
RispondiEliminaNatale