Parecchie persone fra quelle che, sia personalmente che virtualmente, conosco, sanno che sono laureato in psicologia. Però le considerazioni che qui farò, vengono fatte nelle vesti di persona, e non in veste professionale – poiché, anche se trattasi di Psicologia, non è necessario avere la laurea per parlare di determinate cose.
Ci sono 2 persone, A e B. Mettiamo che A insulti B, o lo spintoni, o gli gridi contro, o gli alzi le mani. Mettiamo pure che ci sia una terza persona, C, che vede, o gli vien detto, ciò che fa A. Cosa dice di solito (per non dire sempre) C? C chiede a B “cosa gli hai fatto che ti grida contro?”, oppure dice a B “se ti insulta vuol dire che gli hai fatto qualcosa”. Cioè, si presuppone e si dà per scontato che il comportamento e/o le parole di A siano determinate, siano una conseguenza, siano una reazione e una difesa da ciò che ha fatto B. Detto in altre parole, per i testimoni, gli spettatori e i giudicanti, non esiste che un insulto o uno spintone di A nei confronti di B non sia motivato da ciò che ha “commesso” B. Si giustifica quindi ampiamente A e lo si assolve.
Ma è lo stesso “ragionamento” che si inficia da sé. Difatti, se un comportamento o delle parole incivili di una persona nascessero come reazione a ciò che di incivile ha fatto un'altra persona, tutte le persone che usano il meccanismo mentale prima descritto dovrebbero spiegare perché presuppongono che B abbia fatto qualcosa ad A. Cioè, se B ha fatto qualcosa ad A, si vede allora, secondo il ragionamento, che A ha fatto qualcosa a B per provocarne la reazione. Detto con altre parole e meglio, perché quella di A è una reazione e la presunta e “originaria” azione di B invece non è per reazione? È sì vero che vi è chi inizia e chi reagisce, però il punto è che ciò viene sempre invertito, il punto è che le persone danno ragione all'aggressore e colpevolizzano l'aggredito. Storia vecchia quanto il mondo e che si ripete all'infinito.
E leggendo qui, prima di puntare l'indice verso ogni dove e persona, ognuno/a dia un'occhiatina a se stesso/a e si chieda se anche lui/lei non è preda dell'automatismo mentale sopra illustrato.

0 commenti:
Posta un commento