27 marzo 2011

L'esperimento di Adornetto sulle "malattie mentali"

Dire di una persona tenuta sotto psicofarmaci che è malata di mente è come dire di una persona a cui viene impedito di lavarsi che è sozzona.

Ovviamente, la persona sporca e puzzolente la si riconosce anche da lontano. Anche se il cattivo odore non si sente, il solo vederla risulta già piuttosto sgradevole. E se ci si trova vicino alle persone luride, il fetore si sente e diviene nauseabondo. E più ci si trova vicini o ci si avvicina, e più nauseabondo e insopportabile diviene il tanfo. Non si vede l'ora di allontanarsi dai luridi, e ci si tiene a debita distanza per non sentirne il puzzo.

In dialoghi avuti con delle persone, mi è stato più volte detto che in diverse occasioni hanno chiesto agli psichiatri di dimostrare la "bontà" degli psicofarmaci assumendoli loro stessi, al momento, e glieli porgevano. Ovviamente, nessun psichiatra prese gli psicofarmaci. Sanno bene che danneggiano.
Ma quanto appena riferito, per quanto significativo e importante, vuole essere solo introduttivo a quello che è il discorso centrale di questo articolo e che, per me, è ancora più importante del fatto che più psichiatri si sono rifiutati di prendere la pillola.

Chi fa degli esperimenti, sa che ci sono delle regole minime da rispettare affinché i risultati abbiano una loro validità. Ad esempio, se capita che un farmaco "curi" un'infiammazione, ciò non è una "discriminante" che comprova l'efficacia del farmaco. Si fanno anche delle prove col placebo, e se questo cura l'infiammazione, è evidente che il farmaco non cura niente, che ha solo un effetto placebo.

Supponiamo (ammesso e non concesso, teoricamente) che esista la malattia mentale e che quindi ci siano persone sane di mente e persone malate di mente.
Gli psichiatri e le psichiatre dicono che gli psicofarmaci "curano" le malattie mentali. Per l'esattezza, siccome da sempre psichiatri e psichiatri non ottengono un briciolo di risultato, sono costretti a ricorrere all'escamotage del dire che gli psicofarmaci "bloccano" o "rallentano" l'avanzare della malattia mentale. Sono tantissime le persone psichiatrizzate che conoscono a menadito la favoletta - per essersela dovuta sorbire molte volte da psichiatri e psichiatre - dell'avanzare della malattia mentale paragonato all'avanzare del diabete.
Ovviamente, psichiatri e psichiatre mai e poi mai ammetteranno la verità, mai diranno che quelli che vengono presentati e mostrati come effetti della malattia mentale altro non sono che effetti causati dagli psicofarmaci. C'è un modo molto semplice per capire chiaramente e inequivocabilmente che i "sintomi" della malattia mentale sono in pratica gli effetti degli psicofarmaci.

Partiamo da ciò. Una persona esce da un certo posto con un occhio nero. L'occhio nero ce l'aveva prima di entrare in quel posto oppure gliel'hanno fatto lì l'occhio nero? La persona con l'occhio nero dice che prima l'occhio ce l'aveva buono e che gliel'hanno fatto nero in quel posto, mentre i funzionari del posto dicono che l'occhio nero non sono stati loro a farglielo e che la persona ce l'aveva da prima l'occhio nero.
Come si fa a verificare se "l'occhio nero" già c'era?
Si faccia questo esperimento, questa prova. Si prendano, mettiamo, 400 persone diagnosticate come malate di mente e 400 persone considerate sane di mente. Non solo, ma quelle considerate sane di mente vanno prese fra le persone che, accettando volontariamente l'esperimento, siano passate al vaglio di una visita, appositamente fatta, che attesti la loro sanità mentale.
Si dividano i malati di menti e i sani di mente in due sottogruppi di 200 persone. A 200 persone malate di mente e a 200 persone sane di mente si somministrano psicofarmaci. Alle altre 400 persone non si somministra nulla.
Si faccia l'esperimento e vediamo che succede. Ma si sa già quali sarebbero, quali sono, i risultati. Le 200 persone diagnosticate come malate di mente che assumono psicofarmaci le possiamo vedere in qualsiasi momento, e anche in numero molto maggiore se si vuole. Le 200 persone con attestato di sanità mentale che non assumono psicofarmaci, rimangono come sono, e questo ognuna/o può vederlo migliaia di volte al giorno. Le persone etichettate come malate mentali che non assumono più psicofarmaci è meglio che non lo dicano se no li psicofarmacizzano di nuovo. Pardon. È vero ciò, ma dobbiamo parlare dell'esperimento. Le 200 persone stigmatizzate come malate di mente che non assumono psicofarmaci rimarrebbero come sono o migliorerebbero, e hanno voglia di dire gli psichiatri che non è vero, che non è possibile. Se fosse vero che le malattie mentali sono incurabili e che non si può migliorare, perché ci sono tante persone che migliorano, che stanno bene e che guariscono dalla malattia mentale appena dismettono adeguatamente gli psicofarmaci?

Restano da trattare le 200 persone con attestato di sanità mentale che assumono psicofarmaci. Cosa succederebbe? Diverrebbero malate di mente. Penso vi sarà capitato di vedere e sentir parlare una persona sotto l'effetto di sostanze stupefacenti.
Una persona sana di mente se assume psicofarmaci gli si sballa il cervello, gli si sballa la mente. Va fuori di testa. Si potrà pensare e dire che questo effetto c'è perché lo psicofarmaco agisce in una persona sana di mente, che la persona sballa proprio perché è sana di mente, che è lo psicofarmaco che agendo su una mente sana la fa sballare proprio perché è sana, perché gli psicofarmaci vanno bene per le persone malate di mente, non per quelle sane di mente. Gli psicofarmaci, direste ancora, assestano le menti malate ma fanno sballare quelle sane, è ovvio ciò, no?
Sì? Ne siete proprio sicure/i? E io vico che avete ragione, puntualizzando però che abbiamo ragione, poiché esiste una sola ragione e una sola verità, e cioè che gli psicofarmaci sballano le menti.
Quando la persona è sotto l'effetto degli psicofarmaci, ciò che si vede è la malattia mentale, ciò che si vede è "l'occhio nero", e se come punto di partenza e come discriminante si prende ciò, il resto è ovvio e consequenziale: la persona è malata di mente e ciò che dice e fa è frutto della malattia mentale.
Nel nostro ipotetico esperimento potrebbe essere usata la "discriminante" dell'attestato di sanità mentale, ma nella realtà che cosa accade?

Ora, è ovvio che per più motivi - sia di natura etica che per mancanza di persone che volontariamente assumano psicofarmaci per un esperimento controllato - un esperimento come questo non potrebbe essere fatto, però anche quando si riuscisse in qualche modo a scavalcare le ragioni etiche e si trovassero le persone disponibili all'esperimento, sarebbe l'establishment che impedirebbe che questi risultati divengano ufficiali. E attenzione, sto dicendo che impedirebbe che i risultati divengano ufficiali, non che impedirebbe l'esperimento. Difatti, questi "esperimenti" vengono fatti da decenni centinaia di migliaia di volte al giorno, solo che ufficialmente quello che si sa è che persone malate di mente vengono curate con psicofarmaci.
A quali "esperimenti" mi riferisco? Parlo del business miliardario per il quale centinaia di migliaia di persone sane di mente vengono etichettate e stigmatizzate come malate di mente e rese tali con gli effetti deleteri degli psicofarmaci.

C'è la malattia mentale, ci sono gli occhi neri. Quando ci si trova davanti una persona che ha gli occhi neri, come si fa a sapere da quanto tempo ce li ha gli occhi neri e da cosa gli sono stati causati? Noi vediamo la malattia mentale, una persona che non c'è più. E perché prendiamo l'occhio nero come punto di partenza, nel momento in cui lo vediamo, perché non consideriamo anche il prima? È vero che non possiamo saperlo, ma non può saperlo nessuno, nemmeno gli psichiatri. Inoltre, perché crediamo solo e sempre a ciò che gli psichiatri ci raccontano?
È entrato in quel posto che non aveva niente, è uscito con l'occhio nero. E noi che facciamo? Crediamo a chi ha fatto l'occhio nero a quella persona e gliela affidiamo per curarle l'occhio nero, che per ovvi motivi non guarirà più e diverrà sempre più pesto.
Meditate, gente, meditate. Perché quando poi l'occhio nero sarà fatto, non ci sarà modo di sapere e capire se questo c'era prima e chi è stato a rendere nero l'occhio. E continuerà ad esser fatto ciò che è stato fatto finora: si daranno psicofarmaci per far andare fuori di testa le persone e dire quindi che sono malate di mente. E quando le persone che non fanno uso di sostanze psicofarmacologiche hanno di fronte una persona sotto l'effetto degli psicofarmaci, vedranno un malato di mente. E di certo non sarà il colpevole a dire che è stato lui, dirà anzi che ha cercato e sta cercando di aiutare la persona malata di mente facendo il possibile, che l'ha pure legata al letto per il suo bene.

È un discorso che va avanti sempre allo stesso modo. Chi vede una persona psichiatrizzata, chi vede quelle persone ridotte in quello stato, ha ovviamente notato la grandissima differenza fra quelle persone e se stessa. Per cui, ogni persona pensa, giustamente e legittimamente, di essere sana di mente e che, quindi, non potrà essere psichiatrizzata, che non vi è motivo, che questo non avverrà. Nessuna/o sa che le persone che ora sono psichiatrizzate e che appaiono malate di mente, prima di essere messe sotto psicofarmaci erano semplicemente uguali a tutte le altre persone, che parlavano come parla chi ora le vede parlare in certi modi, che si muovevano come si muove chi adesso le vede muoversi in quel modo, che vivevano la vita come continua a viversela chi vede che nelle persone psichiatrizzate non c'è più vita né anelito, che pensavano che a loro, essendo sane di mente, non poteva succedere di venire psichiatrizzate. Nessuno/a riflette su ciò e su altro.
È in tutto e per tutto uguale a ciò che succedeva nei vecchi manicomi. Nessuno/a pensava che sarebbe finito là. Che motivo avevano di pensarlo? Pensavano che chi vi si trovava rinchiuso/a era perché fosse pazzo/a, e quindi che loro non potevano finire in manicomio. Nessuna/o supponeva che si diventava pazzi/e perché ci si trovava rinchiusi in quei luoghi, nessuno/a pensava che a rendere le persone per come capita di vederli in certi filmati fosse il manicomio. Ma ciò può essere verificato anche ora in qualsiasi momento. Si rinchiuda una persona in certe condizioni per 10-15 giorni: anche la persona più piena di vita, più brillante, più sana di mente si ridurrà in un determinato stato.
Mutatis mutandis, si prenda anche la persona più piena di vita, più piena di verve, più sana di mente, nel suo pieno fulgore e la si rimpinzi di psicofarmaci, e ciò che poi si vedrà è un malato di mente ridotto in condizioni pietose.

Sono pienamente consapevole del fatto che per la quasi totalità delle persone è sia inconcepibile che inaccettabile l'idea, il dato di fatto, che vi siano migliaia e migliaia di persone organizzate in maniera capillare per ridurre centinaia di migliaia di persone malate di mente e farle precipitare in una condizione di assoluta non umanità e non vita.
Sono pienamente consapevole del fatto che tutto ciò venga rigettato. Per la quasi totalità delle persone è impensabile che persone così colte, così ben vestite, così brave e buone, così disponibili, che hanno fatto anni di studi, che fanno convegni e congressi, ecc., ecc., facciano ciò.
Viene molto più semplice, facile e comodo pensare, sulla scia delle direttive impartite da psichiatre e psichiatri, che le persone psichiatrizzate sono affette da malattia mentale e che queste persone malate di mente sono brutte, sporche e cattive.
È ancor adesso inconcepibile per me il fatto che sia esistita la santa inquisizione, che vennero praticati per secoli quei brutali, feroci e crudeli metodi di tortura e di uccisione. Eppure c'erano, eppure è la cruda verità, eppure sono tristissimi dati di fatto. E nel medioevo nessuno/a di certo pensava che gli inquisitori e compagnia bella fossero dei criminali. Tutti/e credevano che era giusto ciò che si faceva. E nessuno/a pensava di finire arso/a nel rogo, poiché ognuna/o sapeva di non essere una strega o un posseduto. Ma milioni furono le persone bruciate, e la "discriminante" era che chi finiva sul rogo era strega o stregone e chi non ci finiva non lo era, così come oggi sono malati mentali le persone psichiatrizzate, le persone che finiscono dallo psichiatra.
Ma a tantissime persone piacevano i roghi, e assistevano quando una persona veniva bruciata viva, e c'erano le delazioni, c'era chi accusava a vanvera, e chi parlava a sproposito, così come oggi tantissime persone non si privano mica di fare tante battute pesanti, e segnalano le persone alla psichiatria, e parlano a vanvera, e scagliano accuse viscide, e si avvalgono della psichiatria per sbarazzarsi, vendicarsi, punire o mettere sotto un famigliare, un vicino, qualcuno/a con cui si è in aspro conflitto o in lite.

L'infelice storia dell'umanità è stata ed è tuttora sforacchiata da un numero altissimo di tristi ed ingloriosi crimini contro l'umanità. Non penso di sbagliare dicendo che quello psichiatrico è uno dei più efferati, pericolosi e diabolici crimini contro l'umanità.
Difatti, dire di una persona tenuta sotto psicofarmaci che è malata di mente, è già in sé un grave crimine contro l'umanità. Rendere poi le persone tenute sotto psicofarmaci effettivamente malate di mente rubando loro l'anima, i sogni e la vita stessa, diviene un crimine contro l'umanità enormemente più grave e contro il quale spero di udire anche un solo urlo collettivo battente e continuo di indignazione, riprovazione e totale condanna prima della fine della mia vita.
Sono tantissime, troppe, le persone rese malate di mente dagli psicofarmaci da psichiatri e psichiatre da elettroshock e da trattamenti vari. E fino a quando ciò ci sarà, saranno come sempre a centinaia di milioni, saranno miliardi, le persone che col loro silenzio, il loro lasciar fare e il loro lasciar correre continueranno a macchiarsi di essere colpevoli di complicità attiva dei massacri e dei genocidi mentali perpetrati dalla psichiatria. Le persone che invece sostengono, appoggiano, spalleggiano, coprono la psichiatria, così come le persone che la psichiatria vogliono che ci sia, si macchiano di qualcosa di parecchio peggiore e parecchio più ignominioso della complicità attiva.

Dire di una persona tenuta sotto psicofarmaci che è malata di mente è come dire di una persona a cui viene impedito di lavarsi che è sozzona.

Natale Adornetto

Tutti i diritti riservati (Nel senso che l'articolo è mio, che l'ho scritto io. L'articolo può essere liberamente copiato e diffuso, citando l'autore e l'url, o il link, di riferimento).

Video "Foucault, carceri e manicomi", 85 illuminanti secondi:


23 marzo 2011

Se questi sono uomini


Domenica 20 marzo 2011 su Rai3 all'interno del programma Presa Diretta condotto da Riccardo Iacona vi è stato un servizio sugli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG).

Gli OPG sono i diretti discendenti dei manicomi criminali, e in questi vengono internate persone che essendo ritenute "malate di mente, socialmente pericolose e incapaci di intendere e volere", invece di essere processate per il reato che hanno commesso, vengono messe sotto "cura".
L'internamento viene previsto per 2, 5 o 10 anni, a seconda della gravità del reato commesso. Durante questo periodo la persona viene coattivamente "curata" a suon di psicofarmaci.

L'internamento può essere prolungato di altri 2, 5 o 10 anni se la persona viene considerata ancora bisognosa di "cure". Ma all'internato viene prolungata la "misura di sicurezza" anche nei casi in cui non vi sono persone che possano prendersi cura di lui o strutture che possano accoglierlo.
Conseguentemente, l'internamento può prolungarsi all'infinito, e spesso è proprio questo ciò che avviene. Da ciò il chiamarli ergastoli bianchi.

In Italia vi sono 6 OPG - Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), Montelupo Fiorentino (Firenze), Aversa (Caserta), Castiglione delle Stiviere (Mantova), Reggio Emilia, Napoli Sant'Eframo -, e in essi sono internate più di 1.500 persone.

Esiste una legge (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri dell'1 aprile 2008) che ha disposto la loro chiusura. Chiediamo tutte/i a gran voce che venga da subito applicato questo Decreto, se no passeranno chissà quanti anni prima che questi luoghi di distruzione della dignità e dell'animo umano vengano chiusi.

Vi lascio al video del servizio su Presa Diretta. Le immagini sono forse ancor più eloquenti delle parole e delle suppliche strazianti degli internati.
Guardate le "cure" a cui sono sottoposte quelle persone, guardate come ci si prende "cura" di loro. Se questi sono uomini (Se questo è un uomo - Primo Levi).

Natale Adornetto




http://www.unicitta.it/wp-content/uploads/2011/01/carceri.jpg

22 marzo 2011

Madri piangenti


Per le madri i figli sono ancore della vita
(Sofocle - Fedra, V secolo avanti Cristo).

Sto quasi finendo di leggere il libro di Samanta Di Persio "La pena di morte italiana".
Sono stato fortemente toccato da tante cose. Qui ne voglio trascrivere una, che è quella che mi ha più profondamente toccato, turbato, commosso e fatto venire le lacrime agli occhi.
La trascrivo per 2 motivi principalmente. Uno è perché possano qui leggere altre persone le parole che riporterò. L'altro è per far sì che possa rileggerle io.
Su facebook sto partecipando all'iniziativa "Perdiamo un libro" - La pena di morte italiana, che consiste nell'acquistare il libro per poi lasciarlo da qualche parte in modo che chi lo trovi possa leggerlo.
Per cui, fra qualche giorno, finita la lettura, non avrò più il libro, perché lo "perderò". E allora, almeno quelle parole voglio tenermele, voglio rileggerle, pensando a tutte le mamme piangenti della terra.

"Ho alcune immagini ferme nella mente.
Haidi nella stanza di Carlo, lì passa tutto il suo tempo, c'è il computer dove scrive, risponde alle centinaia di mail che sono arrivate, che arrivano e che arriveranno. In quella camera è tutto come il 20 luglio 2001.
Marietta, la mamma di Riccardo, una donna di sessantanove anni, assiste all'intervista che faccio alla figlia, la vedo piangere per tutto il tempo. Lacrime di sofferenza perché erano arrivati in Italia per trovare un lavoro, per avere una vita dignitosa, ripete: "Maledico l'Italia che ha ucciso il mio Riki".
Patrizia porta alcune cose - l'asse da stiro, la macchina per fare il pane - nella stanza di Federico per poter respirare ancora ciò che resta del figlio e per sentire la sua presenza.
Ornella invece va tutti i giorni al cimitero con il sole, il vento, la pioggia e la neve, porta i fiori più belli, spolvera la lapide di Niki ed è lì che trova la forza per chiedere di riaprire il caso archiviato dalla giustizia italiana".
(La pena di morte italiana, pagina 196).

Nel novembre del 1991 ho scritto una poesia pensando a mia madre, poesia che mia madre ha conservato e che poi ho inserito nel mio libro "Vengo dalla piccola valle".
Dedico questa poesia a tutte le mamme piangenti.

Natale Adornetto

IL SORRISO DI UN ATTIMO


Quante volte ho visto

nei tuoi fragili occhi

le immagini dei tuoi sogni

ormai sbiadite dall’egoismo della vita,

ingiustamente risvegliate

da un profondo lontano suono

solo per renderti la vita

ancora più amara

e per farti appassire

sempre di più.

Non sai più neanche piangere.

Vorrei, almeno per una volta,

che i tuoi occhi

avessero un breve sorriso

che duri per l’eternità,

dolcissima mia mamma.


http://2.bp.blogspot.com/_tSp8eWCsMkQ/TR2R-B3zNFI/AAAAAAAAD6o/AV-lvitVkbM/s1600/disperazione%255B1%255D.jpg

15 marzo 2011

La diagnosi psichiatrica nuoce gravemente alla salute

Una delle malattie più gravi, invalidanti, pericolose, annichilenti e inguaribili è quella che piomba addosso quando si viene colpiti dalla perniciosa diagnosi psichiatrica. La diagnosi psichiatrica nuoce gravemente alla salute. Chi la utilizza, danneggia anche te. La diagnosi psichiatrica accorcia la vita di 10 anni, e ti uccide da subito nell'anima. Ciò che viene prescritto con la diagnosi psichiatrica crea un'elevata dipendenza, non iniziare. La diagnosi psichiatrica invecchia. La diagnosi psichiatrica è fonte di fortissimi dispiaceri e di dolorose strette al cuore. La diagnosi psichiatrica in gravidanza fa malissimo alla donna che la riceve e alla creatura che porta in grembo. Persone coscienziose possono aiutarti a limitare i danni derivanti dalla diagnosi psichiatrica. Proteggi i bambini e le bambine: tienili/e lontano dalla diagnosi psichiatrica.
Natale Adornetto

http://2.bp.blogspot.com/_cbzfzeFp4PA/SwxIgw6QPLI/AAAAAAAABVI/b_J6Dc5JJTI/s1600/rassegna+malati+di+niente+2009.jpg