
L'esperimento di Rosenham, ovvero, la fandonia della psichiatria
C'è voluto un esperimento per confermare quello che un minimo di accortezza e di rigore ci rende immediatamente manifesto: la psichiatria è una bufala. La psichiatria è la più grande farsa del nostro secolo, la più colossale stupidaggine falso-scientifica che si possa immaginare, oltre che la più pericolosa.
Priva di ogni corrispettivo fisico, fisiologico, sperimentabile e riproducibile in laboratorio, la psichiatria non vede che le condotte, gli atteggiamenti; senza uno straccio di oggettività, stabilisce cosa sia normale e cosa non lo sia, dimenticando che normalità e anormalità non sono dati di fatto ma giudizi di valore sul dato; lontani da ogni accortezza sperimentale, dimentichi del più elementare Galileo, questi imbecilli in camice bianco dispongono della stesso gradiente di verità di un astrologo, di un filosofo, di un cartomante.
Questi ridicoli fanfaroni autodefiniscono la malattia mentale a partire dagli atti senza poter in alcun modo provare una relazione fra quegli atti ed un qualche squilibrio organico. I giudizi della psichiatria sono un cumulo di frottole che ripugnano ogni possibile certezza.
Questi inquisitori contemporanei non sanno nulla, e proprio per questo sono costretti a schematizzare le condotte e ricondurle a categorie date, fisse, attraverso le quali sancire dove stia la malattia e dove no. Ma se chiediamo conto della incontrovertibilità scientifica di questi schemi, ecco che le prove scompaiono, evaporate in fumosi e vuoti quadri clinici supportati dal niente, solo dalla grammatica. Chiedete ad uno psichiatra la prova della sua diagnosi; chiedete che essa sia scientifica, riproducibile, sperimentabile da tutti ed in ogni momento, che essa dia sempre gli stessi risultati; chiedete insomma allo psichiatra quello che un fisico chiede a se stesso quando elabora una spiegazione sensata di un evento.
Non avrete risposte, non avrete prove. Vi diranno che la mente è diversa, dimenticando che nessuno
sa cosa sia la mente né come funzioni; dimenticano, questi ciarlatani, che esistono malattie del cervello,
non malattie della mente.
Malattia mentale è un concetto, una frase, una improprietà sintattica e culturale, non una patologia.
Non ci sono prove scientifiche, non ne troverete. E per questo motivo, nei tribunali le perizie si oppongono, a dimostrazione lampante che si tratta solo di opinioni.
E per questo, esiste un numero elevatissimo di medici e psichiatri che negano la scientificità della psichiatria, a dimostrazione lampante che non è che un ammasso di opinioni e pregiudizi.
E per questo, la psichiatria è del tutto incapace di distinguere un "malato" da un "sano": sfido chiunque abbia del coraggio a simulare, e dico simulare, un'unghia di schizofrenia: lo psichiatra non sarà in grado di discernere simulazione da verità.
La psichiatria è un metodo geniale, perché ammantato dal lessico scientifico e lei del tutto improprio, di controllare gli individui, di irregimentare la società. La pischiatria, lungi dall'essere una scienza e anche solo dall'avvicinarsi
all'idea di scienza,
è l'inquisizione dei nostri tempi: difendersi dalle stronzate dello psichiatra è come provare a difendersi da un inquisitore medievale. Non c'è speranza.
E come nel medioevo era lo "Stato" a compromettersi con l'inquisizione, così oggi il nostro Stato, anzi, praticamente tutta la civiltà e la politica contemporanea, si è compromessa con questa incredibile ciarlataneria, con questa metafisica dell'invisibile basata sull'illazione.
Vivere in uno Stato che conferisce valore scientifico alla psichiatria, vivere in uno Stato che dota di potere operativo uno psichiatra, vivere in uno Stato che onora i deliri di questi professionisti del niente e dello psicofarmaco, vivere in uno Stato che addirittura, in barba a tutte le evidenze e a tutte le contraddizioni, usa le ciancie psichiatriche nei tribunali; vivere in uno Stato che si serve della psichiatria per etichettare le menti e le coscienze significa vivere in uno Stato che, in definitiva, è esattamente identico ad ogni Teocrazia inquisitoria,
a quei paesi cioè dove concetti vuoti e legati al tempo
e alla cultura (quindi mobili, temporanei, non scientifici) diventano criteri scientifici ed infallibili per stigmatizzare l'infinito che ogni uomo è.
Non ci sono malattie mentali. E se ci fossero, occorrerebbe mostrare prove inconfutabili. Ma queste, in psichiatria, non esistono.
La pericolosità per sé e per gli altri non è una malattia: è l'uomo.
Le oscillazioni violente di umore e di fiducia non sono una malattia: sono l'uomo.
Uccidersi, destituire la vita di ogni valore e di ogni scopo non è una malattia: è l'uomo. Anzi, è la più grande saggezza cui l'uomo può arrivare.
Per chi minaccia la nostra inculumità c'è già il carcere. Inventare una patologia non ha senso.
Chi accetta una società tanto scriteriata da credere alle fandonie della psichiatria accetta in fondo la più sottile ed inscalfibile delle culture discriminatorie, quella che marchia di ignominia l'individuo unico, il soggetto che non si riduce alla mediocrità della statistica, il soggetto che scardina la consuetudine della massa, la piattezza della media.
La psichiatria fa della media una scienza, della mediocrità la normalità, dell'appiattimento un criterio di equilibrio e di sanità.
La psichiatria non serve ad altro che a ricondurre senza ragione il singolo nell'alveo del consueto, dell'abitudinario, del comune.
La normalità a cui gli psichiatri vogliono ricondurci devastandoci di psicofarmaci e di scosse elettriche NON È ALTRO che la media statistica delle condotte.
Loro non curano malattie, che non ci sono; loro curano atteggiamenti, atti; ma perché un atto ha bisogno di cura? Se non si può stabilire l'anormalità scientifica di un'azione, perché curarla? Curarla da cosa, se non c'è malattia?
Da nulla. Voi dovete prendere psicofarmaci, dovete farlo perché dovete comportarvi come questi idioti dotati di laurea e stipendio presumono ci si debba comportare.
In certi stati, dire che Dio non esiste è esser pazzi. E si viene rinchiusi, o uccisi.
Bene, con tutte le differenze culturali, la nostra psichiatria usa criteri identici, vuoti, aleatori, provvisori, legati alle circostanze e alla fortuna.
Non essendo una scienza, neanche per scherzo, la psichiatria concede un margine di fortuna: che tu sia o meno rinchiuso in un reparto psichiatrico, che tu dunque sia o meno sano e normale, dipende dallo psichiatra che incontri, dalla scuola di pensiero cui quello psichiatra appartiene.
Per ogni negromante in camice bianco che dispone il tuo ricovero coatto e che certifica la tua malattia c'è un Giorgo Antonucci o un Thomas Szasz che dispone e certifica l'esatto opposto.
Dimostrazione lampante,
insieme alle infinite altre, che la psichiatria è un'opinione istituzionalizzata,
un misero e pericolosissimo
gioco di prestigio, una balordaggine senza precedenti.
Balordaggine cui uno Stato privo di senno e accortezza ha fornito il più subdolo e pericoloso dei poteri.
http://catastrofeverticale.blogspot.com/2007/07/69-lesperimento-di-rosenham.html
L'esperimento di Rosenham: http://www.ecn.org/filiarmonici/antonucci-38.html
C'è voluto un esperimento per confermare quello che un minimo di accortezza e di rigore ci rende immediatamente manifesto: la psichiatria è una bufala. La psichiatria è la più grande farsa del nostro secolo, la più colossale stupidaggine falso-scientifica che si possa immaginare, oltre che la più pericolosa.
Priva di ogni corrispettivo fisico, fisiologico, sperimentabile e riproducibile in laboratorio, la psichiatria non vede che le condotte, gli atteggiamenti; senza uno straccio di oggettività, stabilisce cosa sia normale e cosa non lo sia, dimenticando che normalità e anormalità non sono dati di fatto ma giudizi di valore sul dato; lontani da ogni accortezza sperimentale, dimentichi del più elementare Galileo, questi imbecilli in camice bianco dispongono della stesso gradiente di verità di un astrologo, di un filosofo, di un cartomante.
Questi ridicoli fanfaroni autodefiniscono la malattia mentale a partire dagli atti senza poter in alcun modo provare una relazione fra quegli atti ed un qualche squilibrio organico. I giudizi della psichiatria sono un cumulo di frottole che ripugnano ogni possibile certezza.
Questi inquisitori contemporanei non sanno nulla, e proprio per questo sono costretti a schematizzare le condotte e ricondurle a categorie date, fisse, attraverso le quali sancire dove stia la malattia e dove no. Ma se chiediamo conto della incontrovertibilità scientifica di questi schemi, ecco che le prove scompaiono, evaporate in fumosi e vuoti quadri clinici supportati dal niente, solo dalla grammatica. Chiedete ad uno psichiatra la prova della sua diagnosi; chiedete che essa sia scientifica, riproducibile, sperimentabile da tutti ed in ogni momento, che essa dia sempre gli stessi risultati; chiedete insomma allo psichiatra quello che un fisico chiede a se stesso quando elabora una spiegazione sensata di un evento.
Non avrete risposte, non avrete prove. Vi diranno che la mente è diversa, dimenticando che nessuno
sa cosa sia la mente né come funzioni; dimenticano, questi ciarlatani, che esistono malattie del cervello,
non malattie della mente.
Malattia mentale è un concetto, una frase, una improprietà sintattica e culturale, non una patologia.
Non ci sono prove scientifiche, non ne troverete. E per questo motivo, nei tribunali le perizie si oppongono, a dimostrazione lampante che si tratta solo di opinioni.
E per questo, esiste un numero elevatissimo di medici e psichiatri che negano la scientificità della psichiatria, a dimostrazione lampante che non è che un ammasso di opinioni e pregiudizi.
E per questo, la psichiatria è del tutto incapace di distinguere un "malato" da un "sano": sfido chiunque abbia del coraggio a simulare, e dico simulare, un'unghia di schizofrenia: lo psichiatra non sarà in grado di discernere simulazione da verità.
La psichiatria è un metodo geniale, perché ammantato dal lessico scientifico e lei del tutto improprio, di controllare gli individui, di irregimentare la società. La pischiatria, lungi dall'essere una scienza e anche solo dall'avvicinarsi
all'idea di scienza,
è l'inquisizione dei nostri tempi: difendersi dalle stronzate dello psichiatra è come provare a difendersi da un inquisitore medievale. Non c'è speranza.
E come nel medioevo era lo "Stato" a compromettersi con l'inquisizione, così oggi il nostro Stato, anzi, praticamente tutta la civiltà e la politica contemporanea, si è compromessa con questa incredibile ciarlataneria, con questa metafisica dell'invisibile basata sull'illazione.
Vivere in uno Stato che conferisce valore scientifico alla psichiatria, vivere in uno Stato che dota di potere operativo uno psichiatra, vivere in uno Stato che onora i deliri di questi professionisti del niente e dello psicofarmaco, vivere in uno Stato che addirittura, in barba a tutte le evidenze e a tutte le contraddizioni, usa le ciancie psichiatriche nei tribunali; vivere in uno Stato che si serve della psichiatria per etichettare le menti e le coscienze significa vivere in uno Stato che, in definitiva, è esattamente identico ad ogni Teocrazia inquisitoria,
a quei paesi cioè dove concetti vuoti e legati al tempo
e alla cultura (quindi mobili, temporanei, non scientifici) diventano criteri scientifici ed infallibili per stigmatizzare l'infinito che ogni uomo è.
Non ci sono malattie mentali. E se ci fossero, occorrerebbe mostrare prove inconfutabili. Ma queste, in psichiatria, non esistono.
La pericolosità per sé e per gli altri non è una malattia: è l'uomo.
Le oscillazioni violente di umore e di fiducia non sono una malattia: sono l'uomo.
Uccidersi, destituire la vita di ogni valore e di ogni scopo non è una malattia: è l'uomo. Anzi, è la più grande saggezza cui l'uomo può arrivare.
Per chi minaccia la nostra inculumità c'è già il carcere. Inventare una patologia non ha senso.
Chi accetta una società tanto scriteriata da credere alle fandonie della psichiatria accetta in fondo la più sottile ed inscalfibile delle culture discriminatorie, quella che marchia di ignominia l'individuo unico, il soggetto che non si riduce alla mediocrità della statistica, il soggetto che scardina la consuetudine della massa, la piattezza della media.
La psichiatria fa della media una scienza, della mediocrità la normalità, dell'appiattimento un criterio di equilibrio e di sanità.
La psichiatria non serve ad altro che a ricondurre senza ragione il singolo nell'alveo del consueto, dell'abitudinario, del comune.
La normalità a cui gli psichiatri vogliono ricondurci devastandoci di psicofarmaci e di scosse elettriche NON È ALTRO che la media statistica delle condotte.
Loro non curano malattie, che non ci sono; loro curano atteggiamenti, atti; ma perché un atto ha bisogno di cura? Se non si può stabilire l'anormalità scientifica di un'azione, perché curarla? Curarla da cosa, se non c'è malattia?
Da nulla. Voi dovete prendere psicofarmaci, dovete farlo perché dovete comportarvi come questi idioti dotati di laurea e stipendio presumono ci si debba comportare.
In certi stati, dire che Dio non esiste è esser pazzi. E si viene rinchiusi, o uccisi.
Bene, con tutte le differenze culturali, la nostra psichiatria usa criteri identici, vuoti, aleatori, provvisori, legati alle circostanze e alla fortuna.
Non essendo una scienza, neanche per scherzo, la psichiatria concede un margine di fortuna: che tu sia o meno rinchiuso in un reparto psichiatrico, che tu dunque sia o meno sano e normale, dipende dallo psichiatra che incontri, dalla scuola di pensiero cui quello psichiatra appartiene.
Per ogni negromante in camice bianco che dispone il tuo ricovero coatto e che certifica la tua malattia c'è un Giorgo Antonucci o un Thomas Szasz che dispone e certifica l'esatto opposto.
Dimostrazione lampante,
insieme alle infinite altre, che la psichiatria è un'opinione istituzionalizzata,
un misero e pericolosissimo
gioco di prestigio, una balordaggine senza precedenti.
Balordaggine cui uno Stato privo di senno e accortezza ha fornito il più subdolo e pericoloso dei poteri.
http://catastrofeverticale.blogspot.com/2007/07/69-lesperimento-di-rosenham.html
L'esperimento di Rosenham: http://www.ecn.org/filiarmonici/antonucci-38.html