
La psichiatra rende senza futuro le persone che psichiatrizza. In loro resta l'anelito spezzato sul nascere. Sta agli psichiatrizzati CREARSI UN FUTURO. Per farlo, occorre riprendersi la propria persona, LA PROPRIA VITA. Senza futuro si è se si è psichiatrizzati. Ma la realtà può essere cambiata: si può uscire dalla condizione di psichiatrizzato/a - Natale Adornetto nataleadornetto@yahoo.it
28 novembre 2009
21 novembre 2009
Nata il 4 novembre 1993

NATA IL 4 NOVEMBRE 1993
Sei nata il 4 di novembre,
ma tua madre e tuo padre
ti amavano da sempre.
Tu, dopo aver imparato
a pronunciare mamma
e papà, le prime parole
che a loro dicesti,
furono “Mamma, papà,
io so' Carmela. So' Carmelina,
la vostra bella piccolina,
la vostra amata fantolina”.
Ma non c'era bisogno
di dirlo a tuo padre
e a tua madre.
Per loro, sei sempre stata
una persona, e sempre
lo sarai, e sempre ti ameranno.
Tu, forse non li hai
mai sentiti, ma i cuori
di tutte le persone che
ti amavano e che ancora
ti amano, cantavano con
gioia “Tu sei Carmela!”.
Poi, dopo che la tua
vita, nel settembre del 2007,
si è definitivamente spezzata,
dopo che tu, tenero, vivido
e delicato petalo, non
ci sei più, dopo che tu, non
ancora quattordicenne,
hai spento la tua luce,
solo un cupo silenzio
li sottende e li attanaglia,
e quel canto di gioia
si è strozzato nello stesso
istante in cui non hai
potuto più parlare,
nell'istante in cui non hai
più potuto a tutti gridare
"Io so' Carmela!!!”.
Sì, Carmela, tu sei Carmela.
E a non volerlo né capire
e né sentire, non sono state
solo le bestie del branco.
Dopo queste, ce ne son state
altre di bestie, e forse
anche peggiori delle prime.
E ogni cuore che ti ama,
attende, attende una qualche
giustizia, attende che venga
riconosciuto da chi di dovere
che tu sei Carmela,
e non una da triturare
con gli psicofarmaci
dopo lo stupro subìto.
E solo quando verrà
questo giorno, ogni cuore
che attende dirà di nuovo
in modo pieno e a
gran voce che
tu sei Carmela,
anche se non potrà
più esserci alcuna gioia
nei loro affranti cuori.
E quel giorno, tutti
in cuor loro sentiranno
la tua voce alta
che dal cielo con
serenità proclamerà
"Io so' Carmela”.
Dedicata a Carmela Cirella, nata il 4 novembre 1993 e morta il 15 settembre del 2007 precipitando dal 7° piano di un palazzo dopo aver subìto le violenze dello stupro di branco e quelle di coloro che l'hanno diagnosticata disturbata, che l'hanno rinchiusa e che l'hanno imbottita di psicofarmaci. Natale Adornetto
(N.B. La poesia è copyleft, ma la proprietà letteraria è riservata, rimane mia. Ognuna/o può fare uso della poesia, ma tutte le persone che lo fanno, sono cortesemente invitate a citare di volta in volta il mio nome e cognome, e il link del post ove è possibile).
Sito dell'Associazione IoSòCarmela, fondata dai genitori di Carmela
Video - Servizio sulla protesta fatta di recente dal padre di Carmela:
Blog, siti e articoli concernenti la storia di Carmela:
Movimento femminista proletario rivoluzionario
StuzzicaMente (Cliccare per vedere una foto ingrandita di Carmela)
Un articolo di Doriana Goracci ove l'autrice parla anche di Carmela
Video - 4 novembre 2009 - Buon compleanno piccola...:
18 novembre 2009
Lettera ai direttori dei manicomi

Questo articolo è finalizzato a far comprendere cos’è il manicomio e a far capire che i manicomi esistono tuttora. Occorre innanzitutto fare una distinzione “fittizia” fra manicomi e manicomi.
Con manicomio, si intende comunemente la struttura muraria/carceraria ove venivano imprigionate a morte le persone etichettate come pazze. Questo manicomio lo chiamiamo vecchio manicomio. (Chi è interessato a certe tematiche, troverà interessante la lettura on-line del libro “L’umanità inutile”, di Andrea Scartabellati, che tratta della questione follia fra la fine dell’800 e l’inizio del 900).
La legge 180 del 1978, successivamente integrata nella legge 833 dello stesso anno (articoli 33, 34, 35 e 64; vedere anche qui, ove vi sono informazioni pertinenti), sanciva la chiusura dei vecchi manicomi. Non potevano essere costruiti nuovi manicomi, non potevano rinchiudere nuovi “pazzi” nei manicomi, e le persone che vi si trovavano carcerate, dovevano, entro un limite massimo di 2 anni, essere tutte liberate. Insomma, entro il 1980, tutte le persone libere e manicomi chiusi. Tanti quotidiani, quando entrò in vigore la legge 180, proclamarono a gran voce la notizia e campeggiava a caratteri cubitali la scritta “Tutti liberi!”.
Tutti liberi? Tranne poche eccezioni, poche persone sono uscite vive dai manicomi. Con la scusa che non si sapeva ove collocare i matti, le dimissioni furono prolungate all’infinito. Non è necessario qui fare un resoconto dettagliato e neanche tanto approfondito. Basta accennare che fino al 1994 c’erano vecchi manicomi aperti e funzionanti. “Presso le edizioni “Sensibili alle foglie”; Piazza Santa Maria Liberatrice 34, 00153 Roma, tel. 065757997, Roberto Cestari ha pubblicato il volume “L’inganno psichiatrico”; 1994, pp. 224, L. 25.000. È il resoconto di 11 visite blitz in altrettanti manicomi italiani, effettuate dal febbraio 1993 al gennaio 1994. Ciò che l’Autore ricorda di più è «la puzza. Un odore pesante, disgustoso e appiccicaticcio di escrementi, tanto penetrante da rimanere a lungo addosso, sulla pelle e sugli abiti». Prosegue l’Autore: «Alcuni di quelli che partecipavano alla visita (giornalisti, parlamentari, ecc.) hanno avuto conati di vomito e sono dovuti uscire un po’ all’aria aperta per riprendersi». Ma, aggiunge Cestari, «sebbene degradante, la sporcizia è infatti il minore dei mali. Ciò è così facile da comprendere che basta chiedersi: dovendo scegliere, preferiremmo vivere in un luogo sporco, oppure in uno pulito dove però dobbiamo subire trattamenti psichiatrici (elettroshock, psicofarmaci, eventuale contenzione fisica, ecc.)?». Riportiamo la prima parte del capitolo “Manicomi, lager e psichiatria” ; raccomandando a tutti i lettori di leggere il libro e di valutare le terribili sofferenze di migliaia di persone (26 mila sono ancora attualmente ricoverati)“. Ho una volta letto che nel 2000 vi era un manicomio, un vecchio manicomio ancora aperto. 1978-1998: 20 anni. 20 anni e ancora i vecchi manicomi erano operativi. E guardate in che modo lo erano in questo documento conclusivo (del luglio 1997) dell’indagine conoscitiva della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati: “[...] Molte persone hanno vissuto fino a pochi giorni fa dentro gli ospedali psichiatrici, in condizioni per lo più spaventose, con un’organizzazione sanitaria quasi sempre orientata alla semplice custodia e quasi mai alla riabilitazione ed al reinserimento. Dalle stesse visite effettuate negli ex o.p., dislocati nel nostro Paese, si è potuto constatare la drammatica condizione dei malati ancora ricoverati. Le persone non ricevono cure adeguate: si fa solo un uso ripetuto (ed in molti casi smodato) di psicofarmaci. Non c’è un’assistenza personalizzata: i degenti si alzano la mattina presto, spesso non hanno indumenti propri, ma indossano casacche anonime e scarpe di misura diversa dalla propria. La giornata scorre senza attività organizzate, senza alcuna iniziativa alla socializzazione e scorre via in ambienti del tutto privi di qualsiasi stimolo, visivo, uditivo, tattile, eccetera. Quando è stata trovata una struttura più pulita, o almeno meno fatiscente, si è potuta comunque riscontrare una logica, un’impostazione, sempre molto “istituzionalizzante”, tutta tesa a separare i degenti dalla “normalità” e a farli vivere una giornata vuota, senza senso, che scorre nell’incuria più totale e di frequente nella sporcizia [...].
Quindi i vecchi manicomi non sono stati chiusi, e come si può leggere dalla risposta data dal Sottosegretario di Stato alla salute ad un’interrogazione fatta da dei Parlamentari (una bella interrogazione finita “nel nulla”; e per avere una risposta, hanno dovuto aspettare quasi un anno e fare ben 14 solleciti): “Dei risultati del processo di superamento degli ex ospedali psichiatrici è stata fornita la debita informazione al Parlamento con relazioni semestrali; l’ultima relazione risale al 31 dicembre 2005, data in cui la quasi totalità delle regioni aveva dichiarato l’avvenuta chiusura degli ex“. Nel 2005, e quasi tutte le Regioni, quindi non tutte, quindi nel 2005 vi erano ancora vecchi manicomi funzionanti.
La legge 180, oltre a prevedere la mai attuata dimissione delle persone recluse e la chiusura dei vecchi manicomi, prevedeva pure la creazione di strutture sul territorio. Non mi riferisco soltanto ai Dipartimenti di Salute Mentale (DSM), agli SPDC (Servizi psichiatrici di diagnosi e cura; cioè, i reparti di psichiatria all’interno degli ospedali), ai Centri di Igiene Mentale (CIM), ecc., ma anche a quelle strutture come case-famiglia, centri diurni, ecc., insomma tutte quelle che cadono sotto il nome di strutture residenziali psichiatriche, strutture riabilitative psichiatriche, comunità psichiatriche, ecc., e di cui fanno parte tante case di cura e ville. Chiamo tutto ciò che sta sotto l’imperio della psichiatria, con la semplice locuzione di strutture psichiatriche. Queste strutture psichiatriche sono in tutto e per tutto uguali ai vecchi manicomi. Chiamiamo dunque queste strutture psichiatriche nuovi manicomi. (Nel discorso globale, vanno inclusi nei nuovi manicomi anche i luoghi ove non vi è degenza). I nuovi manicomi hanno sostituito in parte i vecchi manicomi e in parte si sono a quelli aggiunti. Nella sostanza, i nuovi manicomi sono sempre manicomi. Con la promulgazione della legge 180, qualcosa la si doveva fare, almeno come facciata, per l’apparenza. Ferma restante la realtà prima descritta, alcuni vecchi manicomi facevano delle “dimissioni”, e alcuni vecchi manicomi sono stati anche completamente chiusi. Ma il punto è che non serve cambiare la locazione dei “pazzi” e chiamare la nuova struttura con nome diverso. Se si prendono i “malati di mente” dal manicomio X della città di Y e li si trasloca nella struttura “Villa Nella” della stessa città, non è cambiato proprio niente. Le persone sono rimaste sempre rinchiuse e, principalmente, sono state trattate allo stesso modo di prima. Se qualcuno dubita di certe cose, gli basta informarsi nei giusti modi. Tantissime di queste strutture psichiatriche, questi nuovi manicomi sono uguali ai vecchi manicomi, con maltrattamenti, incuria, sporcizia e quant’altro ancora. Ora è da circa 4-5 anni che non mi capita di vedere in tv certi servizi, e forse non li ho più visti perché manco li fanno più. Mi riferisco a quei servizi in cui facevano vedere la casa-lager scoperta dalle forze dell’ordine in seguito ad un blitz. Vi ricordate le immagini di quelle vecchiette ridotte in quel modo e delle sevizie e di altro che subivano? Ecco, quello era uno dei tanti nuovi manicomi. E vi sono da aggiungere due cose. Orientativamente e a larghe linee, su 10 blitz con risultati simili su dieci diversi nuovi manicomi, si parlava solo di un nuovo manicomio, tralasciando gli altri 9. E su cento segnalazioni, si fa un blitz, per altro dopo diverse denunce e solleciti e quando la cosa è troppo scoperta ed evidente e non possono fare a meno di farlo. Ho ascoltato testimonianze dirette, ed indignate, di persone che hanno lavorato in queste strutture: sporcizia, brodini, nessuna assistenza, manco un’aspirina per la febbre, materassi come inesistenti, lenzuola sporche e maleodoranti all’inverosimile, ecc. E i responsabili delle strutture con Porsche e Ferrari e sempre in viaggio. Per farsi un’idea in generale, si legga qui: [...] 363 persone con disabilità, vittime da anni di discriminazioni del tutto indegne di un Paese civile [...]. Sulla stessa vicenda, da una pagina molto più completa sulla faccenda, estraggo questo brano da una lettera di Assunta Signorelli al direttore di Repubblica: “Le notizie riportate sono notizie vecchie e macinate. Già nel 2006, il Forum Salute Mentale Nazionale, come da sempre fa in riferimento ai nuovi contenitori che hanno sostituito i manicomi, aveva denunciato le condizioni delle persone ricoverate e lavoratrici dell’IPG XXIII di Serra D’Aiello (Cosenza), ma allora la cosa non suscitò interesse: il destino delle persone “senza” (diritti, lavoro, casa, affetti, documenti e così via) non è notizia “in sé”, lo diventa solo quando sostiene interessi e convenienze di chi “senza” non è dal momento che ha tutto, potere politico, mediatico ed economico“. Non si creda inoltre che la coazione sia soltanto quella che si subisce col TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) e quelle da che questa coazione derivano (ad esempio, minacciano le persone di fargli il TSO se non assumono gli psicofarmaci, quindi le forzano e le obbligano a prenderli per evitarsi il TSO) e che le persone non possano da allora (dal 1978) essere coattivamente rinchiuse a tempo indeterminato come avveniva nei vecchi manicomi. Nella casa-famiglia le persone “ospiti” vengono controllate, gestite, tutte le decisioni vengono per loro prese dagli operatori, da questi gli viene organizzata la vita, viene dagli operatori deciso quando possono uscire e a che ora devono rientrare, ecc., e i “residenti” vengono rimpinzati di psicofarmaci. Vorrei che qualcuno mi spiegasse la differenza fra un vecchio manicomio e questo nuovo manicomio. Ora, dalla casa-famiglia, una persona, volendo, se ne potrebbe andare (se non lo fa, è perché non ha dove andare e perché non saprebbe come fare; del resto, è proprio per questo che si va a fossilizzare in quell’ospizio/cimitero). Può darsi che dalle case-famiglia non facciano andar via le persone, però è certo che da altre strutture non possono andarsene. Vengono recluse in questi nuovi manicomi a seguito della loro “malattia mentale”, e possono andarsene solo se vengono dimessi dai sanitari del nuovo manicomio. La visita è periodica, ogni tot di mesi, e se la persona viene ancora giudicata “malata di mente” e bisognosa di cure ed assistenza, la reclusione viene rinnovata. E siccome la “perizia” viene fatta dai medici del nuovo manicomio, che hanno tutti gli interessi ad avere sempre il pienone in modo che al nuovo manicomio arrivi la quota massima di denaro, l’esito della visita è scontato. Una volta un medico “ingenuo” fece una dimissione. Il giorno dopo venne licenziato. Insomma, cinquemila euro al mese mica li doveva buttare via così. Questa del medico e dei soldi, e tante altre cose interessanti, ce la raccontò, dati alla mano, uno psicologo durante un incontro sulla “assistenza” psichiatrica. E per ciò che ho su esposto che tante persone, me compreso, affermano, sulla base della conoscenza dei dati di fatto, che i manicomi non sono mai stati chiusi e che nuovi manicomi hanno sostituito i vecchi. E affermano ciò senza bisogno di metterci quello di cui ora parlerò. Basta e avanza quanto detto per l’affermazione. Una delle cose che disse Giorgio Antonucci durante una conferenza tenuta a Padova nel 2002 fu questa: “Volevo riprendere il discorso sui manicomi. Nel senso che si sente dire dappertutto che i manicomi non ci sono più. Questo non e’ vero. Innanzi tutto sono stati messi in discussione solo in Italia e quel film fa vedere cosa succede negli Stati Uniti. Poi non e’ vero che non ci sono più i manicomi. Hanno detto che nei vecchi manicomi non andava più ricoverato nessuno, cosa che poi invece e’ accaduta e hanno cominciato a prendere le persone con la forza e portarle da altre parti. Pero’ cambia il posto non cambia il metodo e il sistema per cui non e’ cambiato nulla dal punto di vista pratico”.
Vecchio manicomio e nuovo manicomio quindi. A questi va aggiunto l’OPG (Ospedale Psichiatrico Giudiziario). L’OPG ha sostituito, come nome, il manicomio criminale. Quindi, che tutti, piuttosto che dire che l’OPG ha sostituito il manicomio criminale, dovrebbero dire che al manicomio criminale hanno cambiato la denominazione. Il manicomio criminale di una volta, che chiamiamo vecchio manicomio criminale, nella sostanza e nei metodi è rimasto tale e quale. Conseguentemente, l’OPG lo chiamiamo nuovo manicomio criminale, in modo da rimanere aderenti alla realtà e capire di che si sta parlando e trattando. OPG, è la denominazione comune dal 1978, ma rende poco l’idea di quello che è. Per altro, a differenza dei vecchi manicomi, a cui, oltre al nome, hanno cambiato la sede, ai vecchi manicomi criminali hanno cambiato solo il nome. Si è come minimo “ingenui” se si crede che cambiando il nome (ad esempio, da Guantanamo a Calzettopiede) cambino i metodi del personale e le condizioni dei detenuti. L’OPG, il nuovo manicomio criminale, coniuga in sé la grande bruttura del carcere alla ancor più grande bruttura dello scannamento psichiatrico. Gli OPG, che ora chiamo così perché è con questo nome che li si conoscono e perché ho detto cosa intendo con questo acronimo, richiedono un discorso lungo, che qui non posso certo fare. Chi vuole approfondire, può farlo qua: 1) Un lager italiano: quei matti da slegare. 2) Forum OPG/carcere del Forum Salute Mentale. 3) Ospedale psichiatrico giudiziario: aspetti normativi e sociologici – Il caso di Montelupo Fiorentino.
Esiste poi quello che viene definito manicomio diffuso sul territorio. In questa definizione vi rientrano più cose, fra le quali vi sta pure qualcosina da me elucidata. Cosa significa manicomio diffuso sul territorio? Nei vecchi manicomi, le persone rinchiuse stavano lì, sotto controllo, c’erano i muri che li circondavano. Il manicomio era cioè quello specifico spazio fisico ove queste erano imprigionate. I “nuovi acquisti” della psichiatria, per imprigionarli, non c’è stato bisogno delle mura dei vecchi manicomi. Da allora ad oggi, la funzione di prigionia, di controllo e quant’altro viene effettuata con gli psicofarmaci. Essendo gli psicofarmaci una vera e propria camicia di forza psichica, bastano questi per tenere le persone imprigionate e impossibilitate a muoversi e a fare alcunché. Poco conta che la persona non stia in casa-famiglia, in altra struttura psichiatria, che non sia degente. Anche se ciò che fa, è andare al DSM per farsi prescrivere i farmaci e null’altro, sarà sempre in prigione. Che sia “libera”, che possa andare fisicamente ove gli pare, poco conta. È sempre in gabbia, controllata, gestita. Gli psicofarmaci bloccano tutto, assopiscono e intorpidiscono la mente. Una persona, che se ne fa della non costrizione fisica dei muri dei vecchi manicomi quando è imprigionata mentalmente? Che razza di libertà potrà mai essere questa? Manicomio diffuso sul territorio perché per tenere le persone chiuse in manicomio non si è più resa necessaria la struttura muraria. Lo psichiatrizzato è “lì”, sotto il loro controllo, a completa disposizione degli psichiatri e di tutte le altre persone che si accapigliano per gestirlo e renderlo come e più di un bambino timoroso, dipendente ed ubbidiente. Sulla funzione degli psicofarmaci, persino alcuni psichiatri hanno detto che se non ci fossero stati, non avrebbero “chiuso” i manicomi. L’hanno fatto perché gli psicofarmaci hanno sostituito le mura. Manicomio diffuso sul territorio perché il manicomio si è allargato, passando dallo spazio A del manicomio, allo spazio B del DSM, allo spazio C della casa-famiglia, allo spazio D del CIM, allo spazio E, F, G, H, ecc., di tutte le altre strutture psichiatriche, di tutti i nuovi manicomi, invadendo anche lo spazio fisico di vita delle persone psichiatrizzate. Manicomio diffuso sul territorio perché dal vecchio manicomio, gli psichiatri hanno allargato il loro bacino di utenza, e non solo nel senso dello spazio fisico. L’hanno allargato anche come controllo su un più grande numero di persone, e ciò in due sensi. Sia nei confronti di persone su cui hanno messo addosso le loro grinfie e sia nei confronti di persone che, in buona o mala fede, si prestano al gioco di non far scappare gli psichiatrizzati dalle grinfie degli psichiatri. Si sono allargati su tutto e tutti, fino all’inverosimile, come in questo caso, del quale ho avuto notizia in questo forum. Una donna affetta da Sla, rifiuta di fare la tracheotomia. I medici si rivolgono alla polizia, e la procura dispone una perizia psichiatrica per vedere se la donna è incapace di intendere e di volere. Nel complesso, il medico si avvale dello psichiatra, e lo psichiatra, se dichiara la donna incapace, autorizza il medico a fare l’operazione. Guardate che bel giro per fare, sostenendosi l’un l’altro, violenza alla volontà della donna e violenza al suo corpo.
Un altro manicomio, è la realtà manicomiale in cui vive la persona oggetto delle attenzioni psichiatriche, manicomio che chiamiamo manicomio indotto e che oltre a comprendere alcune delle situazioni esposte prima – controllo, gestione, impossibilità decisionale e organizzativa della propria vita, ecc. -, comprende tutte quelle cose che cadono sotto la denominazione di stigma. Lo stigma è quel pregiudizio a causa del quale si riversano sulla persona considerata malata di mente tutta una serie di giudizi squalificanti, sminuenti ed infamanti. La persona colpita da diagnosi psichiatrica, viene emarginata, evitata, considerata come incapace, come priva di pensieri e sentimenti, come un rottame e un relitto, come una cosa da niente, come uno straccio da piedi, come inconcludente, ecc., ecc., ecc., ecc., ecc. Insomma, come un povero malato di mente. E tutto ciò a prescindere da come la persona in effetti è. Una persona potrebbe essere la persona migliore di questo mondo ed avere le migliori capacità di questo mondo, ma sempre come malata di mente verrà considerata e trattata. Sfido chiunque a vivere anche una sola settimana in questa situazione manicomiale da altri creata, in questo manicomio indotto, senza che ne subisca conseguenze. Io dico che prima della fine dei 7 giorni, se gli vien fatta una foto, la scambiano per una delle persone rinchiuse nei vecchi e nei nuovi manicomi. Sì, perché anche nei nuovi, lo voglio ridire, le persone vengono ridotte come nei vecchi. La differenza sta che dei nuovi manicomi non ci sono foto.
Infine, per descrivere un altro manicomio, il manicomio come criterio, utilizzo delle parole di Giorgio Antonucci: “Il ruolo della psichiatria è il controllo sociale. Lo psichiatra ha dalla sua parte la legge (la legge 180 non è diversa, da questo punto di vista, da tutte le altre) per cui può intervenire, prendere il paziente con la forza, portarlo in clinica e fargli quello che vuole lui. Questo è il manicomio. E’ inutile che i basagliani o altri dicano che il manicomio c’era una volta. Il manicomio non è un edificio, il manicomio è un criterio. Il criterio è questo: che un medico possa, sulla base di un giudizio sul pensiero di una persona, prenderla con la forza, portarla da qualche parte e imporle dei trattamenti. Questo è il manicomio. Non ci sarà più il manicomio quando ognuno potrà andare dal medico quando vuole, se vuole, e fare su consiglio del medico quello che vuole”.
Tutto quello che ho illustrato e i “diversi” tipi di manicomio – vecchio manicomio, nuovo manicomio, nuovo manicomio criminale, manicomio diffuso sul territorio, manicomio indotto, manicomio come criterio – sono ciò che costituiscono l’unico grande manicomio. Questo è ciò che c’è, questa è la realtà, questo è il manicomio italiano.
Ed è inutile che in tanti si precipitino a dire che il malato di mente è così e così a causa della sua malattia mentale. Non è così. Ma facciamo una concessione. Ammettiamo che il “malato di mente” stia male di suo. E non gli basta ciò? Non gli basta questa pesante e grave ipoteca sulla sua persona? Gli si devono scaricare addosso tutte le altre ipoteche di cui sopra? È così che lo si vuole aiutare? Che la finiscano in tanti di dire che loro e gli psicofarmaci aiutano i “pazzi”: “Va sottolineato il netto effetto negativo dei ‘farmaci’ antipsicotici (neurolettici), sia per per la nostra salute fisica (perdita di agilità fisica, riflessi rallentati, talvolta ansia incontenibile che spinge a muoversi, spesso sbavare in continuazione e intrecciarsi della lingua, spesso ingrassamento esagerato, riduzione della sessualità, danni al feto se gestante, danni probabili al fegato ai reni alla tiroide .., aumento di rischio di diabete, rischio di morte se infarto anche lieve, ..), che per la nostra salute mentale (molto ridotta sicurezza di sé, ridotta capacità di decidere e di volere, depressione, idee suicide). Specialmente se somministrazione per periodi medi (più di poche settimane = assuefazione) e lunghi (parecchi anni = danni permanenti) [...] Chiediamo alla società e allo Stato che ci siano ridati i nostri diritti umani civili, ora di fatto pesantemente calpestati. In particolare il diritto ad un corpo integro, e ad una nostra integra capacità di intendere e di volere, l’uno e l’altra pesantemente danneggiati dalle eterne “cure” farmacologiche messe in atto, mediante menzogne, menzogne, ricatti, minacce, dalla attuale psichiatria, pubblica e privata”. Così come è inutile che in tanti, sciorinando, come tanti psichiatri, arroganza e boria, tirino fuori i loro programmini ed i loro progettini. La realtà è che tutto ciò che è stato finora messo in atto con(tro) le persone presunte malate di mente, non ha mai dato un solo minimo risultato. Ed è penoso vedere che tanti operatori, sedicenti professionisti, continuino a perseverare incessantemente nei loro grossolani errori. Insomma, se una cosa non funziona, non funziona, quindi, che si cambi registro, no? Ed è penoso vedere che tanti si affannano ad arrampicarsi sugli specchi insaponati nella convinzione che stanno per trovare la pietra filosofale, la chiave di volta, che ci vuole poco, che basta dare qualche piccolo ritocco e vien fuori il capolavoro. Credono che basti un qualche intruglio alchimico per tramutare le loro disgustose pappine in prelibatezze gustose e raffinate. E “poco conta” che i colpiti in pieno si indignino, si arrabbino, che abbiano ulteriori rigurgiti e sbuffi di tracotanza ed inesistente superiorità, che facciano a gara negli slanci di ostentata indifferenza. Perché non è che certuni fanno certe cose e poi non gli si può puntare l’indice contro. Certuni massacrano con gli psicofarmaci ed altro le persone, e a questi certuni non gli si può dire ciò che fanno? Non so, forse io sarò pesante, ma, nel caso, è una questione di commisurazione. Se io sono pesante con queste mie parole, come vanno definiti e cosa va detto a coloro che commettono atrocità?
Nei prossimi giorni, esattamente il 19 novembre, dopo tanti tentativi e tanti DDL, la famigerata riforma psichiatrica auspicata da Carlo Ciccioli ed altri parlamentari, approda alla Commissione Affari Sociali della Camera. In questa pagina le considerazioni di Alessio Coppola. In quest’altra quelle di Luigi Benevelli. Dopo tutto quello che gli psichiatri hanno combinato e continuano a combinare, si fanno avanti e continuano a proporre cose in cui è evidente che le già gravissime condizioni degli psichiatrizzati peggioreranno di molto e che uno degli scopi, il principale, è far proliferare ulteriormente le strutture psichiatriche private per far sì che chi le gestisce si riempia le tasche di soldi. Non per niente Ciccioli chiede 3 miliardi di euro in più: soldi che si spartiranno case farmaceutiche con l’aumento delle somministrazioni di psicofarmaci, coloro che gestiscono le strutture e coloro che concedono le autorizzazioni. Dopo tutto quello che hanno perpetrato, ancora si dà loro credito e gli si tributano sorrisi, applausi, riconoscimenti, competenza, prestigio e altro ancora. Ancora gli si lascia mano libera e carta bianca: “Non esiste categoria di esseri umani che abbia collezionato più ragioni e subito più torti delle vittime volontarie (e involontarie) della psichiatria. Non esiste disciplina che abbia perseverato nei propri errori e difeso i suoi orrori come l’(incon)scienza psichiatrica. Eppure siamo ancora qui, aldilà di ogni logica, buon senso o umanità, a discutere se dare credito e ragione ai primi, oppure lasciare che gli psichiatri continuino ad usare (e abusare) di loro”. (Giuseppe Bucalo). E non serve pensare “La psichiatria? Non mi riguarda”.
Considerando tutto quello che ho detto, e anche tutto quello che ci sarebbe da aggiungere, le parole indirizzate da Antonin Artaud ai direttori dei manicomi acquisiscono un significato più pieno ed hanno un valore attuale. Attuale nel senso che siccome i manicomi esistono ancora e v’è chi li dirige, non è necessario dire che quello che scrisse Artaud per i direttori dei manicomi, lo si può dire oggi per gli psichiatri. I manicomi persistono e perseverano e i direttori dei manicomi sono gli psichiatri. Quindi, “Lettera ai direttori dei manicomi” senza cambiare un solo termine. Lettera ai direttori dei manicomi di cui ancora una volta mi faccio firmatario e promotore. Invito tutte le persone a dare massima diffusione a questo documento e a sottoscrivere ed inviare ai diretti interessati e a chi di dovere la Lettera ai direttori dei manicomi.
Natale Adornetto – Liberiamoci_dalla_Psichiatria