29 gennaio 2010

Il trattamento securitario della follia

http://www.matteomugnani.com/immaginifollia/a1.jpg

Come premessa all'articolo, non voglio mancare di dire che leggendolo, ho risentito tutti gli strepitii - tanti, TROPPI - fatti in Italia. Su cosa, da chi e in quale direzione, lo capirete facilmente leggendo.

Che le misure di sicurezza vengano prese contro quelle migliaia e migliaia di criminali, aguzzini e carnefici che, ognuno nel suo specifico campo d'azione e in numero diversificato, picchiano e/o massacrano e/o seviziano e/o violentano e/o torturano, sommandole tutte, centinaia di migliaia di persone procurandone, a volte, anche la morte.
Natale Adornetto
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La Francia maltratta i malati mentali

Il trattamento securitario della follia

La castrazione fisica per un violentatore? Perché no, ha risposto la ministra degli interni Michèle Alliot-Marie, in un dibattito parlamentare. Questa concezione arcaica del diritto (occhio per occhio, dente per dente) si collega, in un altro dominio, a quella della psichiatria, riportata, riforma dopo riforma, parecchi decenni indietro. I cambiamenti intrapresi da Nicolas Sarkozy rendono il malato mentale un individuo pericoloso da cui la società deve proteggersi, e non un essere umano da curare.

di Patrick Coupechoux*

Il 2 dicembre 2008 potrebbe essere una data storica per la psichiatria francese. Non perché quel giorno, per la prima volta, un presidente della Repubblica in carica si è recato in un ospedale psichiatrico, quello d'Antony, nella regione parigina, ma per il tenore del discorso di Nicolas Sarkozy. Dalla Liberazione, probabilmente il più alto personaggio dello stato non aveva mai stigmatizzato a tal punto la malattia mentale. Per lui non ci sono dubbi: i pazzi sono prima di tutto pericolosi. Per convincersene, basta ascoltarlo. Per esempio: «Il vostro lavoro comporta grandi soddisfazioni (...). Ma c'è anche l'aggressività [la sottolineatura è nostra], la violenza, le frequenti riammissioni di tutti quei pazienti per i quali vi chiedete se questo sia il luogo giusto [sic].» Ma anche: «La speranza, talvolta tenue, di un ritorno alla vita normale (...), non può vincere in ogni circostanza sulla protezione dei nostri concittadini». O ancora: «Capisco perfettamente che il malato è una persona con tutta la sua dignità. (...) I malati in prigione sono uno scandalo. Ma è uno scandalo anche che persone pericolose siano per la strada». Va ricordato, per gustare pienamente il sapore di tali affermazioni, che tutti gli esperti oggi sono d'accordo nel dire che in Francia il 30% dei senza fissa dimora (sans-domicile fixe, Sdf) sono psicotici, cioè autentici malati mentali abbandonati che muoiono sui marciapiedi delle nostre città. Il presidente precisa ulteriormente il suo pensiero: «Bisognerà far evolvere una parte dell'ospedale psichiatrico per tener conto di questa trilogia: la prigione, la strada, l'ospedale, e trovare il buon equilibrio e il buon compromesso». È dunque chiaro: bisogna banalizzare l'orrore - dei matti in strada o in prigione - e considerare che la malattia mentale, oggi, rappresenta prima di tutto un problema di sicurezza. Dunque i matti, dopo i pedofili e i terroristi, vengono lasciati alla vendetta di una popolazione spaventata. Bisogna ricordare alcuni dati? Tanto per cominciare, se si confrontano le statistiche, i matti commettono meno crimini della popolazione generale (1). Poi, quando un crimine o un delitto accadono, spesso la causa è un'interruzione della terapia. La psichiatria non ha quindi bisogno di guardie, ma di dottori competenti. Infine, i malati mentali sono vittime dell'indifferenza, della stigmatizzazione, della violenza, dell'abbandono e hanno una speranza di vita più corta delle persone «normali». Sarkozy ha la capacità di trasformare le vittime in colpevoli designati... Il suo discorso d'altronde è stato pronunciato pochi giorni dopo l'omicidio di un giovane per mano di uno schizofrenico a Grenoble.
Da buon comunicatore, il presidente cavalca l'emozione per far accettare la sua politica. La visita ad Antony, infatti, è stata per lui l'occasione di presentare una serie di misure. Ha dunque annunciato la disposizione di un piano sicurezza per gli ospedali psichiatrici ai quali lo stato destinerà 30 milioni di euro. «Si tratterà - spiega - di controllare meglio le entrate e le uscite degli edifici e di prevenire le fughe».
Dispositivi di geolocalizzazione saranno applicati ai pazienti ospedalizzati senza il loro consenso, allo scopo di azionare automaticamente un allarme in caso di fuga. Unità chiuse, equipaggiate di camere di sorveglianza, saranno istallate «in ogni edificio che lo necessita»; verranno anche predisposte duecento camere d'isolamento. Lo stato, infine, investirà 40 milioni di euro per la creazione di quattro unità per malati difficili (Umd), cioè aree chiuse, che si aggiungono ai cinque già esistenti oggi. Il presidente ha anche annunciato la prossima presentazione di un progetto di legge sul ricovero coatto. Tra una cosa e l'altra, cita un dato falso: i ricoveri d'ufficio rappresenterebbero il 13% delle ospedalizzazioni; in effetti, si tratta di ricoveri senza consenso del paziente, la maggior parte delle volte di trattamenti sanitari obbligatori (Tso, su richiesta di terzi, in genere della famiglia).
I ricoveri coatti, decisi dalla prefettura quando l'ordine pubblico è minacciato, (e non è esattamente la stessa cosa), rappresentano il 2% dei ricoveri, secondo una circolare dell'aprile 2008 del ministero della salute; senza dubbio, troppo poco per Sarkozy. Lui chiede espressamente che in questa legge compaia l'obbligo della cura. Tale misura tocca una libertà fondamentale: immaginiamoci squadre di infermieri, accompagnate dalle forze dell'ordine, che vanno a fare un'iniezione a un malato recalcitrante... La cura suppone la fiducia del paziente; altrimenti, come fa notare lo psichiatra Guy Baillon, tutto spinge costui «a ritenere che la società che lo circonda gli è ostile (2)». Sarkozy confessa di conoscere il principio: nessuno può essere curato senza il suo consenso; «ma è necessario - precisa - che questo consenso sia lucido». Poiché i matti - cittadini di serie B - non lo sono, il principio va a farsi benedire... Le uscite dei pazienti saranno ora inquadrate e sottoposte a tre pareri: quello dello psichiatra e del capo infermiere che seguono il malato, e quello di uno psichiatra esterno. Ma saranno lì solo per dare un'opinione: il prefetto in persona prenderà la decisione.
Perché? Perché lui è il «rappresentante dello stato», risponde Sarkozy.
È la maniera più efficace per dire che, d'ora in poi, gli aspetti securitari saranno gli unici presi in considerazione. Perciò, gli psichiatri sono considerati solo esperti a cui domandare un'opinione che non si è obbligati a seguire. I decisori sono, nel settore pubblico, il prefetto, e, nell'ospedale, il direttore-manager, che diventerà il «vero padrone», colui che «prende le decisioni». Inutile ricordare che questi «manager» non sanno nulla della malattia mentale. Sono lì per gestire, cioè razionalizzare i costi e imporre assurdi sistemi di valutazione, far rispettare l'ordine e garantire la sicurezza.
Infine, Sarkozy ritorna a un'idea che aveva già espresso quando era ministro degli interni (3): creare un registro nazionale dei pazienti ospedalizzati d'ufficio. Questo discorso ha suscitato una levata di scudi tra i medici. In poche settimane, una petizione intitolata «La notte securitaria» è stata firmata da oltre ventimila di loro; il 7 febbraio 2009, a Montreuil, nella periferia parigina, circa duemila persone hanno partecipato a un'assemblea. Mai successo prima. Le affermazioni di Antony non sono tuttavia giunte come un fulmine a ciel sereno: esse sono solo l'accelerazione di un processo in atto da venticinque anni. Per capirlo meglio, bisogna soffermarsi su quanto è successo in Francia dopo la Liberazione. All'interno della Resistenza è nato il movimento «desalieniste», contro i manicomi in cui le persone venivano rinchiuse, talvolta per tutta la vita; un movimento che ha riaffermato con forza un'idea già espressa ai tempi della Rivoluzione francese da Philippe Pinel, il fondatore della psichiatria francese: quella dell'umanità della follia (4). In altri termini, se i pazzi sono degli esseri umani, bisogna permettere loro di vivere tra gli uomini quali essi sono, affermando anche il loro diritto alla follia.
Ma non basta, perciò, abbattere i muri del manicomio: la follia fa paura, e i pazzi possono essere abbandonati, come si vede oggi; bisogna organizzare questo ritorno «alla città». I fautori della psicoterapia istituzionale e del settore (5) - i principali attori di questa rivoluzione - hanno dunque inventato una nuova psichiatria, con una ridefinizione del ruolo di psichiatra, non più «personaggio medico (6)», ma «animatore di punta (7)» di un'équipe incaricata di costruire la relazione tra i pazienti e la società. «Utilizzeremo il potenziale di cura delle persone» diceva Lucien Bonnafé, uno degli psichiatri della Liberazione (8). Essi ridefinirono lo statuto del terapeuta: tutti possono essere tali, anche gli altri pazienti. Ciò presuppone la fine della centralità dell'ospedale, e soprattutto la continuità delle cure; in altri termini, l'équipe deve occuparsi del paziente in permanenza, cioè costruire una relazione con lui e mantenerla, dentro e fuori l'ospedale, per tutta la sua vita. E tutto questo deve essere organizzato su un'area geografica: «Così come c'è una scuola pubblica in ogni quartiere - diceva Jean Ayme - si dispone un'equipe medico-sociale per ogni settore» (9). Bisogna dirlo con forza: questa psichiatria, fondata sulla presa in carico del soggetto, funziona e ne dà prova tutti i giorni, anche se va continuamente ascoltata e reinventata. La «crisi» attuale deriva dalle difficoltà poste dall'esterno alla sua sopravvivenza. È alla sua abolizione che Sarkozy, come i suoi predecessori, vuole arrivare.
Innanzitutto perché, nello spirito del neoliberismo dominante, la follia è qualcosa da neutralizzare - questo è il senso delle misure proposte - e gestire al costo più basso possibile: in questa prospettiva, le spese in psichiatria sono spese inutili fatte per persone inutili.
Da ciò deriva la furia delle valutazioni (10), delle certificazioni di ogni genere, le tariffe a prestazione sempre più imposte al personale medico. E in secondo luogo perché il sistema ha altre priorità, in particolare quella di far fronte al fenomeno di massa della sofferenza psichica. Affinché lo psichiatra accetti di occuparsi della madre di famiglia depressa o del dipendente con impulsi suicidi, si è dovuto rinunciare alla follia, oggi negata, e passare dalla «psichiatria alla salute mentale». Lo psicotico è ora sullo stesso piano del nevrotico ordinario. Infine, assistiamo al trionfo della ragione fredda e calcolatrice; non la ragione dei filosofi, ma quella dei contabili e dei tecnocrati.
Il matto non è più un soggetto unico con il quale bisogna allacciare una vera relazione, ma un cervello malato da «scansionare», un patrimonio genetico da decrittare, una successione di disturbi del comportamento e una serie di sintomi da sradicare per rientrare al più presto nella norma. Questa visione scientista, che si esprime in particolare nella biopsichiatria dominante, permette oggi l'esclusione. Per quale motivo, in effetti, spendere denaro per queste persone, se ciò è considerato una pura perdita? La scienza s'incaricherà un giorno di risolvere il problema; nell'attesa, ci sono le medicine che anestetizzano - per la gioia dell'industria farmaceutica - e le terapie comportamentali che raddrizzano... La follia, quindi, non ha più un posto nel nostro mondo, nonostante essa ci mostri che la vita non si riassume in cifre e curve, ci insegni che le relazioni tra gli uomini non possono essere unicamente contrattuali.
Essa si oppone, per forza di cose, a una concezione dell'individuo considerato, a scelta, come un «uomo economico» o un «uomo di mercato», consumatore e produttore, capace di adattarsi a un ambiente instabile, impegnato non in una relazione umana, ma in «transazioni», fin nella sua vita più intima. «Senza il riconoscimento del valore umano della follia - sosteneva François Tosquelles - è l'uomo stesso che scompare» (11).

note:
* Giornalista, autore diUn monde de fous. Comment notre societé maltraite ses malades mentaux, Seuil, Parigi, 2006, e di La Déprime des opprimés.
Enquête sur la souffrance psychique en France, Seuil, Parigi, 2009.

(1) Secondo Jean-Louis Senon, docente di criminologia, solo dal 2 al 5% degli autori d'omicidi e dall'1 al 4% degli autori di atti di violenza sessuale sono affetti da disturbi mentali. I malati mentali sono diciassette volte più spesso vittime di crimini e delitti che il resto della popolazione (audizione, il 16 gennaio 2008, davanti la commissione del senato incaricata di studiare il progetto di legge relativo alle detenzione di sicurezza).
(2) Lettera aperta del movimento La notte sicuritaria: www.collectifpsychiatrie.fr
(3) Leggere «Francia, anche la follia non è più innocente », Le monde diplomatique/il manifesto, luglio 2006.
(4) Per Pinel sussisteva in ogni pazzo una parte di ragione, da cui discendeva la possibilità, indirizzandosi a essa, di curarlo.
(5) Le due correnti «désaliénistes» sono nate durante la Resistenza.
La prima, animata da François Tosquelles, insiste sul fatto che bisogna «curare l'istituzione» per curare il paziente; la seconda, animata da Lucien Bonnafé, immagina un'organizzazione di psichiatria per quartiere o per «settore».
(6) Cfr. Michel Foucault, Storia della follia nell'età classica, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1998.
(7) Lucien Bonnafé, «Le personnage du psychiatre», nel Désaliéner? Folie(s) et société(s), Presses universitaires du Mirail, Toulouse, 1991.
(8) Recherches, n° 17, 1975.
(9) Jean Ayme, Chroniques de la psychiatrie publique, Eres; Toulose, 1995.
(10) «Un sorriso (non il sorriso delle assistenti di volo), è molto importante in psichiatria - dice Jean Oury, il fondatore della clinica di La Borde, a Cour-Cheverny - ma si può valutare un sorriso?».
(11) Le vécu de la fin du mond dans la folie, Editions de l'Arefppi, Nantes, 1986. (Traduzione di A. D'A.)

27 gennaio 2010

Vicenda Mastrogiovanni: Commento di Giuseppe Galzerano dopo l'ordinanza del GIP


Giuseppe Galzerano, un caro amico di Francesco Mastrogiovanni, è stato intervistato dopo l'ordinanza di interdizione a carico di 8 infermieri e 6 medici emessa dal GIP.
Le parole di Galzerano sono chiarificatrici, come quando dice, ad esempio, che se è stata adottata una misura cautelare di questa portata, maturata dopo 5 mesi - e quindi attentamente valutata e ponderata - significa che è stato fatto qualcosa di veramente grave e pesante nei confronti di Francesco Mastrogiovanni. Più avanti dice che quello che è successo A Franco, poteva succedere a chiunque, e ciò è verissimo.
Facciamo in modo che ciò non si verifichi più, cosicché si possa rendere giustizia a Franco, a tutte le altre persone morte in psichiatria e a tutte quelle che sono state danneggiate dagli interventi psichiatrici, a tutte le persone rimaste senza futuro, e anche alle poche persone sopravvissute alla psichiatria, a quelle che sono riuscite a riavere un futuro e a quelle che lottano duramente e con le unghie e coi denti per Riavere un Futuro.
Natale Adornetto - 7 TSO subiti, e tutte le volte legato al letto e torturato in modo straziante dalla contenzione e dagli psicofarmaci.




Striscia la notizia, Antonucci, l'elettroshock e il ritalin

Due video di servizi andati in onda su Striscia la Notizia.

Antonucci e l'elettroshock.

http://2.bp.blogspot.com/_HVM8n1Kdo88/ShjyiPnjPfI/AAAAAAAAB78/XUdkLMGaQt8/s400/clip_image002.jpg

Papini e il ritalin.

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Un micidiale bombardamento

Chiuso il reparto di psichiatria ove è morto Francesco Mastrogiovanni


Per mancanza di personale - 6 medici e 8 infermieri sono stati interdetti dalla professione per 2 mesi - è stata disposta la chiusura del reparto di psichiatria del San Luca di Vallo della Lucania.

Per leggere la notizia pubblicata da Sud Sostenibile, cliccare qui.

Per leggerla da Il Mattino, fare clic qua.

Leggi su Cronache Salerno.

Oggi c'è stata una conferenza stampa relativa alla disposizione di interdizione dalla professione per 6 medici e 8 infermieri per la tragica morte di Francesco Mastrogiovanni. Di seguito, troverete il video inerente di Sud Sostenibile.
Altre iniziative importanti sono previste da parte dei familiari di Francesco Mastrogiovanni e del Comitato verità e giustizia per Francesco Mastrogiovanni (Franco), il Maestro più alto del mondo. Man mano verranno date notizie sulle date delle iniziative e su ciò che il Comitato intende portare avanti.
Un grazie a Vincenzo Serra, cognato di Franco, per la segnalazione del video sulla conferenza stampa. È da questo che sono giunto alle altre notizie.
Natale Adornetto, membro del Comitato verità e giustizia per Francesco Mastrogiovanni




26 gennaio 2010

Paziente si uccide nel reparto di psichiatria

Paziente si uccide nel reparto di psichiatria

UN PAZIENTE del reparto di Psichiatria del Galliera ieri nel primo pomeriggio si è suicidato impiccandosi con le stringhe delle scarpe al tubo della doccia. L' uomo, 49 anni, di Modena, si era fatto ricoverare volontariamente tre giorni fa. «Non c' era nulla che potesse far pensare a questo gesto - spiega Luigi Ferrannini, direttore della salute mentale dell' Asl - . Il paziente era reattivo e stavamo studiando il suo caso. Nella la sua storia clinica non risultano altri ricoveri». L' ospedale ha informato l' autorità giudiziaria e il magistrato di turno ha disposto la restituzione della salma alla famiglia, decidendo che non era necessario l' esame autoptico. La tragedia si è consumato poco dopo le due, «al termine del giro dei medici», aggiunge il primario. L' uomo precedentemente aveva chiesto il ricovero all' ospedale di Sestri, ma per mancanza di posti era stato "dirottato" sul Galliera. Da tre giorni, quindi, era in psichiatria, struttura gestita dall' Asl 3. Appena è rimasto solo si è chiuso in bagno e si è tolto la vita. A scoprire quel che era accaduto è stata un' infermiera. «I medici hanno chiamato subito un rianimatore - continua Luigi Ferrannini - , ma purtroppo ormai era troppo tardi». La direzione sanitaria ha avvertito i carabinieri. Sul posto sono intervenuti i militari della stazione di Carignano, che hanno condotto tutti gli accertamenti del caso escludendo qualsiasi responsabilità. È stata informata la magistratura, che dopo poche ore ha disposto la rimozione della salma e ha dato il nulla osta per i funerali. Una tragedia che si poteva evitare? «I pazienti sono sotto il controllo del personale, ma all'interno della struttura sono liberi di muoversi. Ripeto, non c' era nulla che potesse far pensare a un gesto simile», conclude il primario.

Da Repubblica.it

22 gennaio 2010

Caso Francesco Mastrogiovanni: il GIP accoglie le richieste del PM


Il maestro Francesco Mastrogiovanni


"IL GIP - DOTT. MARRONE - DEL TRIBUNALE DI VALLO DELLA LUCANIA, HA ACCOLTO LA RICHIESTA DI MISURA CAUTELARE DEL PM - DOTT. ROTONDO. E' STATA DISPOSTA L'INTERDIZIONE DALLA PROFESSIONE SANITARIA DI QUASI TUTTI GLI INDAGATI PER LA MORTE DI FRANCESCO MASTROGIOVANNI (6 MEDICI - COMPRESO IL PRIMARIO DI GENIO - E 8 INFERMIERI). PERTANTO, ANCHE PER IL GIP - DOTT. MARRONE - I FATTI VERIFICATISI E CHE HANNO CAUSATO LA MORTE DI FRANCESCO SONO DI UNA GRAVITÀ TALE DA GIUSTIFICARE LA MISURA CAUTELARE DISPOSTA. E ADESSO SI FACCIA AL PIÙ PRESO IL PROCESSO AFFINCHÉ FRANCESCO OTTENGA DEFINITIVAMENTE GIUSTIZIA!!!! VINCENZO SERRA (COGNATO DI FRANCESCO E COMPONENTE COMITATO)".

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Finalmente una buona notizia, che fa ben sperare:

Morte Mastrogiovanni, interdetti 6 medici e 8 infermieri a Vallo della Lucania.
A parte segnalare che di questa notizia si trova traccia solo in pochi siti e blog (tra cui quello dell'AIPSI, il che significa che i colleghi dell'oste sarebbero pronti a giurare che il suo vino era buono...), preciso che si tratta, per il momento, di ordinanza di misura cautelare interdittiva per 2 mesi, quindi ancora nulla di definitivo.
Ciò nondimeno, se si pensa dentro a quale botte di ferro si trova il personale sanitario in merito alle tante responsabilità, questo pare un iniziale passo in avanti nell'accertamento della verità.
Leggiamo anche che tra le accuse c'è quella del sequestro di persona, il che, oltre alla contenzione arbitraria, lascia sperare che ci siano i presupposti per estendere gli atti accusatori e le responsabilità anche a chi ha emesso ed eseguito il TSO.
In ogni caso, per il Comitato Verità e Giustizia per Franco è una prima, piccola vittoria. Da NON prendere come un "contentino".

Aggiorno con altri link:
Muore in reparto psichiatria - Interdetti medici e infermieri.

Morte di Mastrogiovanni Francesco - Notificate 14 ordinanze d'interdizione dalla professione medica e di infermiere.

E ancora: diversi componenti del comitato "verità e giustizia per Franco", come l'ex presidente del Parco Giuseppe Tarallo, parlano di un sequestro di persona, riferendosi alle modalità di esecuzione del Tso, al modo con cui Mastrogiovanni fu braccato, sedato e portato in ospedale.

Ed ora, andiamo avanti.

N.B. Post di una persona facente parte del Comitato per Francesco
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Il sito riguardante Francesco Mastrogiovanni è Giustizia per Franco
Ci tengo a dire che io, Natale Adornetto, faccio parte del Comitato verità e giustizia per Francesco Mastrogiovanni (Franco).

Sotto riporto da un sito una notizia del mese scorso riguardante Francesco Mastrogiovanni, il Maestro più alto del mondo, come lo chiamavano i suoi alunni.
Che ciò che è accaduto a Franco, non si ripeta mai più. Che ciò che si vede nelle foto, non accada più a nessuno.

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Polsi e caviglie di Francesco Mastrogiovanni

Prendo quest’articolo da “Il Mattino” di oggi.

La verità sulla morte di Francesco Mastrogiovanni, maestro di una scuola di un comune del cilento, morto dopo un TSO e quasi 4 giorni di agonia su un letto di contenzione, sembra venire fuori. I segni sul suo corpo sono chiari.

Polsi e caviglie sfregiati. Segni di ferite profonde anche quattro centimetri. La testimonianza di un calvario. Lo strazio prima della fine. È quel che resta di Francesco Mastrogiovanni, maestro elementare di Castelnuovo Cilento, 58 anni, morto il 4 agosto all’ospedale San Luca di Vallo della Lucania.
Dopo tre giorni e mezzo di ricovero. In trattamento sanitario obbligatorio. Ottanta ore legato mani e piedi ad un letto di contenzione. Senza cibo: lo alimentavano con soluzioni fisiologiche. Senza nessuno che raccogliesse la sua disperata voglia di libertà. Lui ha tentato di strapparsi quelle funi che lo inchiodavano al letto della follia. Così si è procurato le lesioni. Prima di morire per un edema polmonare acuto. Le immagini del corpo segnato del ”maestro più alto del mondo” – così lo chiamavano gli alunni cilentani in omaggio al suo metro e novanta di statura – sono le foto scattate al momento dell’autopsia. Un album dell’orrore a corredo della consulenza medico-legale chiesta dalla Procura di Vallo. Che indaga sulla fine di Mastrogiovanni. Omicidio colposo, l’ipotesi di reato. Diciannove persone, sette medici e dodici infermieri, i destinatari dell’avviso di conclusione indagini firmato dal pm Francesco Rotondo. Sotto inchiesta l’intero reparto di psichiatria del San Luca, guidato da Michele Di Genio, sospeso a ottobre dall’incarico per volere del commissario dell’ex Asl Salerno 3. Il dubbio dei magistrati è se Mastrogiovanni sia stato trattato in ospedale come medicina – oltre che pietà – impone. «Il trattamento di contenzione è stato rispettoso dei protocolli», dicono i sanitari interrogati in settimana in Procura. «I segni marcati rinvenuti sul corpo non si spiegano con una logica medico-curativa», ribatte la famiglia attraverso i suoi legali. Per ora ci sono le foto dello scempio. Testimoni di una morte dolente. Dopo una vita tribolata. Border line. Segnata dall’accusa di un delitto politico. Negli anni settanta Francesco Mastrogiovanni, l’anarchico, fu processato per l’omicidio di Carlo Falvella, il giovane fascista ucciso a Salerno nel ’72. Venne assolto. Poi, nel ’99, un nuovo processo per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Condannato a tre anni, poi assolto in appello e pure risarcito per ingiusta detenzione. Storie che restano impresse nell’animo e nel carattere di Mastrogiovanni. Un carattere difficile. Irregolare. Eccentrico. Ma «gentile, premuroso soprattutto verso i bambini», come raccontano gli amici della sua nuova vita, quella da maestro in un borgo cilentano. Amici impegnati, oggi, a chiedere «verità per Francesco», come urlano i tatsebao issati dinanzi al Tribunale di Vallo nel giorno dei primi interrogatori dei medici indagati. Gli amici vogliono verità sul tunnel in cui Mastrogiovanni è finito. I giorni del ricovero. E prima, il trattamento sanitario obbligatorio disposto dal comune di Pollica perchè il maestro avrebbe «dato in escandescenze»

di Carla Errico Salerno

Written by baruda 14 dicembre 2009

18 gennaio 2010

Morire di Stato: Il lato nascosto della Luna


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Un paio di ore fa vado nel blog di Maria Eliantonio, e vi trovo il video sul servizio fatto dal TG3 sulla manifestazione nazionale svoltasi a Livorno il 16 gennaio contro il morire di Stato. Vedo scorrere le immagini... sento le parole delle madri...
Tanti pensieri tornano a galla, e tanti ricordi. E anche se io non sono mai stato in carcere e sono vivo, sono stato rinchiuso in psichiatria e stavo per morire mentre ero legato nel letto rimpinzato di psicofarmaci, e per mesi e mesi - ucciso nell'anima e stroncato nel fisico - "non ci sono stato più".
E ricordo bene lo strazio vissuto da mia madre, che però ancora "mi aveva".
Penso quindi di poter dire che so a larghe linee cosa provano quelle madri e tutte le madri che si son viste strappate cruentemente un figlio.
E mi sono sovvenute le parole di Pier Paolo Pasolini, che di certo non immaginava minimamente che sarebbe stata una delle morti atroci di cui parlava a porre fine alla sua esistenza.



E penso alle Reti Invisibili. E a quello che ho scritto in questo commento.
E volevo fare un'analisi su ciò e su altre cose, per provare a dare una qualche chiave di lettura alle persone che anche di recente si pongono determinate domande, e parlare anche del fatto che sanno benissimo che gli spazi stretti diventano per chiunque in brevissimo tempo fonte - oltre che di grande aggressività distruttiva ed omicida - di oppressione e di soffocamento psichico insostenibile ed insopportabile, e che i fatti dicono che piuttosto che creare le condizioni - un po' di spazio in più, giusti controlli e giusti freni, e punibilità per chi sbaglia - per evitare specifiche situazioni, si fa di tutto per aggravarle ed esasperarle.
E stavo per iniziare a fare la stesura, ma vedo il post col video contenente il servizio sulle madri a Livorno, e vado un po' in crisi, perdo la concentrazione, e poi penso che in questo momento sia opportuno scrivere altro, nella speranza che questo post non nuoccia alle madri.
E mi torna in mente il lato nascosto della Luna, Luna che alla Terra mostra sempre la stessa faccia, e che se si vuole vedere tutto, occorre andare dall'altra parte, andare oltre a ciò che la Luna sempre mostra, andare sul retro, e documentare, filmare, registrare, descrivere, narrare, raccontare, pubblicare, dibattere, esporre e
disvelare cosa c'è nella parte nascosta ed oscura.


http://unfruscio.fotoblog.it/photos/medium_disperazione.jpg

Verrà un giorno
in cui il tuo respiro si placherà
come le onde che si infrangono sulla riva
e non sarai più altro
che polvere di mare.

Quando il tempo rallenterà
la sua corsa affannosa
e non avrai più fretta di vivere
forse si placherà anche
il respiro del mondo,
e tutto il male che ti sovrasta
sarà anch'esso nient'altro
che polvere di sogno nello spazio fra le stelle,
e la tua anima
sarà portata dalla corrente
come la schiuma sulle onde del mare
che luccica al chiarore della luna.

E quell'ultimo respiro
si confonderà col ritmo dell'universo
e tu aspetterai sereno
un dolce vento
che ti porti
a danzare fra le stelle


P.S. Dopo aver scritto questo post, ho dato un'occhiata anche in altri blog. In quello di Ornella Gatti, madre di Niki, oltre al video, c'è un bell'articolo e le foto della manifestazione. Nel blog di Ida Frapporti, madre di Stefano, ci sono dei post con dei video (uno; due) e un post con le foto della manifestazione.

08 gennaio 2010

Siamo psichiatrizzati, ergo "pericolosi" & Il processo

Ripropongo, in forma riveduta e corretta (remaster), un mio scritto dell'1 novembre 2008. Il tema e i contenuti trattati sono sempre attuali, e, alla luce di alcuni recenti fatti, in questo periodo sono ancor più attuali. All'articolo abbino poi un mio messaggio scritto ieri su "Il processo" di Franz Kafka. Ciò perché Il processo è una dinamica feroce che sempre si scatena, viene scagliata e piomba implacabile, torva e piena di furore sulle persone psichiatrizzate, specie quando succedono determinate vicende. La solidarietà da parte di persone non psichiatrizzate, è una grandissima cosa e l'apprezzo enormemente. Però, a volte, anche queste persone, che uno si tiene ben strette, "non colgono appieno nel segno". Una cosa è sapere di una determinata situazione e altra cosa sono le persone che loro malgrado la situazione la vivono sulla loro pelle. Per quanta empatia ci possa essere, a volte non vi è la comprensione di alcuni punti fondamentali. Il punto è che è veramente grave e pesante per le persone psichiatrizzate ciò che si è messo in moto di recente. Mi riferisco a tutto ciò che è stato imbastito e strumentalizzato sui fatti di cronaca di Massimo Tartaglia e di Susanna Maiolo, a tutto l'ambaradan che è venuto fuori, non ultime le dichiarazioni di Mara Carfagna sull'essere favorevole alla revisione della legge 180/833. Le persone schedate come "disturbate", "squilibrate", si cerca di farle passare come persone che da un momento all'altro possono compiere azioni dissennate, violente e pericolose. La soluzione allora qual è? Che vengano tutte rinchiuse di nuovo; la soluzione è semplice, a portata di mano, attuabile. Sì, così una volta rinchiuse tutte le persone psichiatrizzate, finalmente si risolveranno tutti i gesti e le azioni inconsulte, violente e pericolose, la pace e la calma regneranno nella società poiché, rinchiusi i "malati di mente" - causa di ogni cosa -, non vi saranno più violenze e omicidi, così come se scacciamo stranieri e straniere, finalmente cessa lo spaccio di droga e la prostituzione - queste 2 novità assolute che mai c'erano state prima che loro arrivassero. Il problema sta tutto qui, va eliminata la causa del male, va estirpata la radice. Per cui, basta rinchiudere i "pazzi" per far sì che non ci siano più aggressioni, che non ci sia più chi sbatte qualcosa in faccia ad un altro, che non ci siano più liti familiari e condominiali, ecc., ecc. E infatti, quando tutti gli "squilibrati" erano chiusi nei manicomi, in giro non c'erano violenze, liti, aggressioni e omicidi. Ciò è ricominciato dopo il 1994, dopo la chiusura dei manicomi (sì, perché fino al 1994 i manicomi erano funzionanti, e fino al 2005 non erano stati ancora smaltiti del tutto). Prima di lasciarvi al remaster e al Processo, voglio puntare l'indice su alcune cose. Pensate a tutte quelle brave persone che seviziano bambini e anziani nelle strutture, a tutte quelle brave persone che attuano il mobbing, a tutte quelle brave persone che picchiano i figli, ecc. L'elenco potrebbe continuare di molto, e di certo le brave persone suddette non sono né le uniche né le peggiori. Quante di queste sono state psichiatrizzate e quante saranno psichiatrizzate? Il numero è vicinissimo allo zero. Chi sevizia, si può dire che non viene mai psichiatrizzato. E gli psichiatrizzati, le sevizie e le torture mentali le subiscono in numero molto maggiore e molto più crudele del "resto del mondo". Il commettere sevizie mentali e fisiche e la sopraffazione sono lo scopo primario dello psichiatrizzare le persone. Ciò è una spinta molto più forte dei soldi e del controllo/gestione delle persone. E il tutto non solo viene commesso impunemente, ma alle persone che perpetrano ciò, viene conferito prestigio, stima e pieno titolo e credito di "terapeuti". Vi dico questa. Quando una persona subisce un pestaggio duro, senza però rotture di ossa, quanto tempo ha bisogno per riprendersi dalle pesanti botte subite nel corpo e nelle ossa? Un mese, due mesi, tre mesi? Non so, e ciò che sto dicendo serve soltanto a dare un qualche metro di misura. Quando ho subito il 1° TSO, dopo 6 mesi avevo tutte le ossa del corpo ancora indolenzite. E questo dopo 6 mesi. All'inizio era un totale e grandissimo frastuono di dolore, e per più mesi non sono riuscito ad alzarmi dal letto la mattina. Respiravo e basta, perché non potevo farne a meno, e tutti i movimenti provocati dalla respirazione erano un dolore ancor più lancinante e stordente (si pensi ad uno spillo conficcato e ad uno spillo conficcato e in movimento). Gli psicofarmaci causano anche ciò, e a dosi massicce la loro azione è come e peggio di un pestaggio. E questo adesso, con la legge attuale. Tutti i DDL di modifica della 180, sono peggiorativi rispetto alla già grave situazione attuale, ed è il succo di questi che si vuol far approvare.

Ma io non ci sto.
Natale Adornetto
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Siamo psichiatrizzati, ergo "pericolosi"

È da molto tempo che penso a delle specifiche cose, e le parole di Giorgio Antonucci che ho sentito in questo video mi portano a fare delle considerazioni. Antonucci parla del fatto che quando un "malato di mente" commette un omicidio, la notizia viene propagandata a tamburo battente. Ciò per corroborare la grande bugia sulla pericolosità dei "malati mentali".
Questa cosa non mi è mai piaciuta, non va per niente.
Vogliono far credere che gli psichiatrizzati sono "pazzi pericolosi". Ovviamente, essendo i creduloni in abbondanza, il giochino funziona e tutti abboccano, se la bevono.
È facilmente verificabile che le persone pericolose presenti fra quelle psichiatrizzate, sono in percentuale pari alle persone non psichiatrizzate.
Detto ciò, faccio alcune delucidanti considerazioni.
Facciamo luce sul "brillante" modo di ragionare degli psichiatri, e di altre persone, e su quello che dicono.
Se fosse vero, come loro affermano e propagandano, che gli psichiatrizzati sono pericolosi, che solo loro sono pericolosi, che sono più pericolosi dei non psichiatrizzati, che in percentuale sono molti di più, quando uno psichiatrizzato commette un omicidio, dove sta la notizia, cosa c'è di così tanto eclatante, perché tutta quell'enfasi?
Cioè, se un "malato di mente è un pazzo pericoloso che compie omicidi" (che corrisponde al dire, né più né meno, che "le streghe fanno il malocchio, diamogli la caccia"), quando ciò succede, cosa c'è di strano, cosa c'è di particolare?
"Normale amministrazione", "normale routine": si sa, sono "pericolosi malati di mente".
Se così fosse, dovrebbe essere esattamente al contrario, e cioè fa notizia, dovrebbe far notizia, quando un non psichiatrizzato, quando un "sano di mente" commette un omicidio.
Questo dovrebbe essere eclatante. Il "malato mentale è pericoloso", e quindi si sa cosa può combinare, ma il "sano di mente", come mai ha ucciso?
Se così fosse, questa è la domanda, eventualmente, che ci si dovrebbe porre.
Sono certo di essere stato chiaro e che avete compreso, ma voglio fare degli esempi.
Dire "Un drogato si è bucato, un drogato si è bucato, un drogato si è bucato", o "Un alcolizzato si è ubriacato, un alcolizzato si è ubriacato, un alcolizzato si è ubriacato", non serve dirlo, lo si sa. Farebbe, diciamo, notizia e scalpore se persone che non si sono mai drogate o ubriacate, si drogassero o si ubriacassero. Allora, perché di questi ultimi non si dice nulla e poi puntualmente si parla del drogato che si è bucato?
Perché tutti gli omicidi commessi dagli psichiatrizzati vengono sempre sbandierati e reclamizzati e degli omicidi dei non psichiatrizzati ne parlano raramente?
La risposta, oltre ad arrivarci da soli, l'ho già detta.
Il fatto, lo ripeto, è che vogliono far credere che gli psichiatrizzati sono pericolosi e che compiono violenze in modo imprevedibile, inspiegabile e immotivato.
Ne fanno dei mostri, creano lo spauracchio nella popolazione, creano la leggenda metropolitana, creano il luogo comune, creano la falsa credenza, creano esseri umani da emarginare, escludere e rinchiudere, creano la discriminazione e il razzismo nei loro confronti, fanno nascere nei loro confronti lo svilimento, il deprezzamento, la non considerazione, l'irriguardosità, lo sminuimento, lo sdegno, l'irrisione, il compatimento, l'astio, l'aggressività.
Creano lo stigma MICIDIALE.
Tutto ciò è obbrobrioso.
So che non saranno di certo queste mie parole (parole per giunta dette da "un malato di mente"; un "malato mentale", uno con "turbe psichiche", uno con "alterati processi di pensiero", non è mica in grado di impostare discorsi, infatti, voi che mi leggete, lo capite che sono uno che non "ragiona bene") a far cessare o smussare anche di un minimo le strombazzature giornalistiche e gli stigmi.
So già cosa accadrà.
Gran parte del lavoro lo farà, ancora una volta, lo stigma. Poi, il pensare che il mio è un giudizio di parte. Infine, la cosa più "bella", è il silenzio assoluto.
Questa del silenzio è la strategia adottata da chi sa come stanno le cose.
Silenzio, perché si vuole ostentare e far pesare la voluta e calcolata non considerazione a chi parla e per far vedere agli altri che chi sta parlando non è degno di considerazione e risposte, per far vedere che è come se stesse parlando uno di poco conto che dice cose di nessun conto.
Conosco bene le reazioni dei burattinai, dei burattini e di coloro che a questi danno credito.

Ma io non ci sto.
Natale Adornetto
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Il processo - Franz Kafka

Essendo "Il processo" di Kafka sempre attuale e praticato in ogni tempo, luogo e circostanza, penso sia d'uopo ricordarne l'esistenza.

"Storia surreale di un impiegato di nome Josef K. che viene accusato, arrestato e processato per motivi misteriosi".
"K scopre così di essere oggetto di un oscuro processo, pensa ad un errore e decide di intervenire subito per risolvere lo spiacevole malinteso. Il protagonista cerca di combattere la macchina processuale, cervellotica e irrazionale, con la logica".
"Il signor K. si trova contro un muro di gomma che rifiuta la logica e pretende di dettare i tempi e la metodologia dello svolgimento del processo. Durante il processo K. non riesce a scoprire il proprio capo di imputazione".
"Il signor K. muore in conseguenza di una condanna inflittagli da un tribunale che non ha mai voluto informarlo delle accuse a suo carico e che non gli ha mai consentito di attuare una vera difesa per il suo presunto crimine, qualunque esso sia stato"
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"Da questa incomprensibilità e inaccessibilità della legge derivano i molteplici temi presenti nel romanzo: la solitudine dell'uomo; l'impossibilità di stabilire un rapporto di adesione col mondo che lo circonda e di trovare nella sua giornaliera trama di gesti e di vicende un senso plausibile; l'impossibilità di realizzarsi in una dimensione di autenticità; la consapevolezza della sua condizione di escluso, di « straniero »; il senso di essere oggetto di una determinazione di cui ignora i fini e in ultimo la sua alienazione. Tutto questo però non è rappresentato da Kafka come una situazione di cui non resti altro che prendere atto: il suo atteggiamento cioè NON È QUELLO DELLA RASSEGNAZIONE O DEL VITTIMISMO. Basta pensare al protagonista di questo romanzo che fino all'ultimo non desiste dal suo scopo".

"Kafka considera l'uomo sempre colpevole perché è condannato da una giustizia misteriosa, amministrata da una burocrazia sordida e meschina".

Ma io non ci sto.
Natale Adornetto

http://www.desambrois.it/desaweb/madeindesa/ospiti/follia.jpg

02 gennaio 2010

Blog "Telefono Viola Roma & Riavere un Futuro - Sezione esterna"

Qualche giorno fa ho creato una seziona esterna per il blog del Telefono Viola Roma e per questo mio blog. Ho pensato che fosse ottima cosa un blog che, tramite link, segnalasse testi, comunicati, articoli, documenti, ecc., scritti da persone, Collettivi, ecc., nei loro blog, siti e forum. Ciò per dare la più ampia possibilità a chi visita il blog, di trovare di tutto - in modo da potersi adeguatamente informare su ogni cosa concernente la critica alla psichiatria e a tutto ciò che intorno a quest'ultima gravita. Ho fatto e sto continuando a fare questo lavoro di ricerca e di segnalazione per evitare che un determinato Sapere rimanga, diciamo, parcellizzato, sparso qua e là. Al blog si può accedere anche dal presente blog e da quello del TVR, ove in ognuno c'è una finestra con la voce "Home page e indice della sezione esterna". Di seguito, titolo, descrizione e presentazione tratte dal blog in oggetto.

Natale Adornetto

Telefono Viola Roma & Riavere un Futuro # Sezione esterna

Sezione esterna unica e unificata dei blog "Telefono Viola Roma 91" e "Psichiatrizzati=Senza Futuro # Non più psichiatrizzati=Riavere un Futuro". I 2 blog, con modalità diverse ma con tantissime affinità, portano avanti dei discorsi e dei concetti Culturali di emancipazione e di liberazione dalla psichiatria. Dei percorsi, quindi, di crescita, autonomia, maturazione e indipendenza delle persone.

Questo blog è la "seconda pagina" dei blog Psichiatrizzati=Senza Futuro # Non più psichiatrizzati=Riavere un Futuro e Telefono Viola Roma 91. È parte integrante dei blog principali. Il presente blog e quello del Telefono Viola Roma 91 costituiscono un unico blog. Stesso discorso per questo blog e quello relativo agli psichiatrizzati. Nei blog TVR 91 e Riavere un Futuro vi sono documenti, comunicati e articoli rispettivamente di Alessio Coppola (fondatore del Telefono Viola e Presidente del Telefono Viola Roma) e del TVR nel primo e di Natale Adornetto nell'altro. Qui invece vi sono tutti i riferimenti esterni, con link contenenti gli url che rimandano alle pagine originali. L'aver fatto questo blog come "pagina" che segnala tanti scritti e documenti importanti, è per far sì che chi lo visita ed è interessato agli argomenti, trovi qui tante indicazioni e tanto materiale. Tante volte mi è stato richiesto se ero a conoscenza di pagine ove trattavano di questo, di quello e di quell'altro ancora. Penso dunque che un blog che sia una raccolta di riferimenti e di indicazioni sia utile e andava fatto. Auspico che questa "pagina utile" e questo elenco sia di giovamento ad un grandissimo numero di persone. Segnalatela e rivisitatela.

http://www.cepolina.com/fotogratis/f/altro.0cielo/uccelli.corsa.animali.bg.jpg

http://www.lastampa.it/multimedia/lazampa/21386_album/03uccelli.jpg

01 gennaio 2010

"Weltanschauung" psichiatrica...

"Se noi parliamo con Dio, stiamo pregando. Se Dio parla con noi, siamo schizofrenici". Thomas Szasz

Thomas Szasz è uno psichiatra critico dei fondamenti morali e scientifici della psichiatria, e con le parole su riportate descriventi la realtà, ha voluto far intendere e sottolineare il modo piuttosto eccentrico, sconclusionato, confusionario, diseguale, distorto, discriminatorio e cialtronesco su cui la psichiatria basa le sue accettate e inappellabili sentenze sulla malattia mentale e su chi è da questa affetto.

La Weltanschauung è una definizione tedesca che esprime un concetto fondamentale nella filosofia e nell'epistemologia (e io aggiungerei, nell'etica) per il quale non c'è un corrispondente termine italiano e che può essere tradotta, in modo riduttivo, come Visione (o Immagine o Concezione) del Mondo. Ho usato il termine Weltanschauung in modo fortemente sarcastico. Una concezione del mondo, per poter esser tale, deve avere almeno un qualche requisito minimo. La visione "stiamo pregando" versus "siamo schizofrenici", è anche fin troppo scadente, becera e farlocca ed è quanto di più lontano ci possa essere da ciò che può assurgere all'essere considerata una visione del mondo. Figurarsi all'essere una Weltanschauung.
O forse questa psichiatrica è veramente una Weltanschauung... non mi risulta che la psichiatria ne possieda una diversa e migliore... più in là di ciò non sanno andare psichiatri e psichiatre...
O forse sì. Mi sovviene quando lessi "Qual è la differenza fra Dio e uno psichiatra? Dio non crede di essere uno psichiatra...".


P.S. In altro post, farò delle considerazioni su ciò che di implicito vi è in quella "Weltanschauung" della psichiatria, e, a differenza di questo post, nell'altro verranno trattati argomenti parecchio seri, importanti e pesanti.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/a/ae/Mad_scientist.svg/641px-